C’era una volta in quel di Monza un piccolo e affascinante birrificio all’interno di un antico monastero di frati Barnabiti, allestito in una piccola parte dell’ala più antica risalente al basso medioevo. Le radici storiche dei devoti a San Paolo riportano agli albori dell’odierna tradizione birraria, quando i monaci e le badesse si preoccupavano di produrre birre per il proprio sostentamento, per il commercio e per i pellegrini. Non sappiamo bene se in quel convento si producesse birra, probabilmente no, ma sappiamo per certo che nel 2008 Pietro Fontana, educatore nel centro del convento e homebrewer per hobby, convinse i frati a lanciarsi in questa attività. Nacque così il Piccolo Opificio Brassicolo Carrobiolo Fermentum, per tutti Carrobiolo, che in perfetta sintonia con il concetto monastico proponeva alle origini tre sole referenze distinguibili per il differente colore delle etichette: la gialla, la rossa e la bianca.Nel piccolo laboratorio la produzione massima si attestava sui 250 ettolitri annui, con la complicazione che la cantina dove lasciar riposare le bottiglie era raggiungibile solo attraverso una stretta, ripida e angusta scala. Questo pose la necessità di far crescere il birrificio sfruttando la splendida cornice di una chiesa non più utilizzata all’interno delle mura del convento. Una volta disegnato il progetto e fatti i preventivi i monaci si mostrarono però sempre più freddi e dubbiosi nei confronti dell’attività.Un vero peccato perché nei piani iniziali era previsto – e fortemente voluto da Pietro – che il birrificio diventasse un elemento integrato nel sistema del convento, un punto di passaggio per i ragazzi, dove imparare un mestiere, rendersi utili e completare il percorso verso l’età adulta e l’indipendenza. Una situazione compromessa che ha giocoforza spinto Pietro a cercare nuove soluzioni e nuovo supporto, trovando sul cammino due nuove soci, Massimo e Diego, ed una via di uscita imboccata nel settembre 2014: l’upgrade dl birrificio si è consacrato, anziché in una chiesa, in un vecchio opificio in Piazza Indipendenza, sempre a Monza, un nuovo arioso spazio corredato di locale di mescita con cucina in cui le creazioni della casa godono del giusto altare, spillate da un affascinante bancone in rame che si protende verso l’ingresso ad accogliere i clienti.Un Brewpub di successo legato alla città e fortemente integrato al suo tessuto sociale, dove la squadra di lavoro persegue ancora gli ideali fondanti: un punto di ritrovo dove gustare una buona birra certo, ma anche un luogo di conoscenza e formazione aperto davvero a tutti. Le birra infine. Le tre copostipite – Pils, Brown Ale e Tripel – sono ancora lì, in forma smagliante, affiancando il lato più “tradizionale” del birrificio a sempre nuove ed eclettiche proposte, vedi la Porcini Imperial Stout con funghi porcini, la Golden Ale al pomodoro, la Red Italian Grape Ale Mo’Scanzati Azzo e ancora la linea BarriC con affinamenti in legno. Una batteria che in consolle produttiva vede impegnato anche Matteo Bonfanti, storico braccio destro di Pietro,. La cucina, che basa la sua offerta su prodotti freschi e piccoli fornitori-artigiani locali per il pane, la carne e i formaggi, è supportata da dieci spine collegate direttamente ai serbatoi refrigerati del birrificio attraverso un birrodotto sotterraneo di 30 metri. .