Hall of Fame. Capitolo VIII. La Paulaner Salvator Doppelbock
Avendo, nella nostra Hall of Fame, parlato della Einbecker e dello stile Bock, si può a questo punto – anzi, lo si deve – dedicare una puntata specifica alla tipologia che, della Bock stessa, rappresenta l’immediata derivazione. Parliamo chiaramente della Doppelbock (mediamente dai 7 gradi alcolici in su; tradizionalmente bruna ma arricchitasi nel tempo con varianti cromatiche che spaziano dall’oro al caffè); e, con essa, parliamo della capostipite della progenie in questione, la ben nota Paulaner Salvator.


Vera o meno questa narrazione (comunque suggestiva), tornando alle vicende effettivamente accadute, altro elemento non precisamente definito è il momento, o il periodo, in corrispondenza del quale quella produzione quaresimale raggiunse le gradazioni alcoliche oggi proprie delle Doppelbock. Probabilmente il contenuto etilico andò aumentando: fino a quando, essendosi attestata su valori di decisa importanza, ricevette un nome d’arte, quello di Salvator, in quanto degna di essere associata a Nostro Signore Gesù Cristo, salvatore del mondo.
Se tale battesimo risale probabilmente alla fine del Settecento, la sua formalizzazione storiografica è spostata in avanti di una cinquantina d’anni. Per incontrare la prima menzione inoppugnabilmente documentata della Salvator occorre attendere il 1835, quando – a quel punto – di acqua sotto i ponti (e in sala cottura) ne era passata. Sintetizzando: sotto Napoleone (ai primi del XIX secolo) la fraternità paolana di Monaco era stata sciolta e il birrificio chiuso; fortunatamente, già nel 1806, la struttura era stata affittata a Franz Xaver Zacherl, che l’avrebbe acquistata definitivamente nel 1813. Sotto la sua proprietà il marchio Paulaner crebbe ulteriormente in prestigio e diffusione: tanto, purtroppo, da suscitare invidie e da procurargli grane con la giustizia. Nello specifico, denunce per turbativa della quiete pubblica: a motivo – sostenevano i detrattori – della condotta molesta indotta, nei consumatori, proprio da quei boccali di eccessiva gradazione. Ecco, è esattamente nel corso di un’udienza relativa a quel periodo di frequenti convocazioni in tribunale, che uno dei testimoni a favore utilizza per la prima volta, il 10 novembre 1835, l’espressione Zacherl Salvator.
Uscito dal tunnel degli attacchi legali nel 1837, quando a garantirgli il permesso di somministrare (in quest’epoca ancora solo stagionalmente: cioè durante la Quaresima) era stata un’ordinanza di concessione emessa dallo stesso re Ludovico I di Baviera, Zacherl proseguì al timone della propria impresa fino alla sua morte, nel 1846: a continuarne l’opera furono, dopo di allora, i suoi eredi e successori, i fratelli Schmederer, ai quali spetta il merito di aver messo a posto l’ultimo tassello di questo racconto. Il nome Salvator, assurto a enorme popolarità, stava diventando una designazione genericamente tipologica: e nello scorcio finale dell’Ottocento erano in molti i birrai che vendevano la propria Lager ammiraglia firmandola con il loro cognome seguito da tale qualifica. I titolari della Paulaner, vedendo da vicino il rischio di uno scippo, passarono alla controffensiva e nel 1894 (grazie a quanto stabilito dalle nuove norme in materia di brevetti e di tutela del diritto d’autore) poterono registrare quello della Salvator come marchio di fabbrica, costringendo i concorrenti a ripiegare sulle… assonanze. Da lì in poi, sono stati in molti i produttori che, per la loro Doppelbock, hanno scelto un nome commerciale caratterizzato dal suffisso –ator, inaugurando una consuetudine che dura ancor’oggi.



