Ti sarà inviata una password tramite email.

Venlo, l’enclave olandese delle tedesche Altbier

Venlo, nei Paesi Bassi, è un comune di 100mila abitanti, poco meno, situato in prossimità del confine meridionale con la Germania, per la precisione siamo nella provincia del Limburgo; e oltre la frontiera (a una manciata di chilometri) c’è il land del Nord Reno-Vestfalia, con il profilo di Düsseldorf che di chilometri (in direzione sud-est) ne dista una cinquantina in linea d’aria e una sessantina su strada. La specifica non è casuale né di poco conto, perché da queste parti è esistito, e per certi versi possiamo dire tuttora esista, una sorta di distaccamento olandese di produzione di Altbier, tipologia che, com’è noto, dell’appena menzionata città tedesca rappresenta una vera e propria bandiera liquida.

A Venlo – centro urbano antico (la fondazione fu ad opera dei Romani) e affascinante (ricco il patrimonio artistico) – i riferimenti documentali attestanti l’utilizzo del termine Altbier (che a Düsseldorf sarebbe stato adottato ufficialmente nel 1838, grazie alla Brauerei Schumacher; ma che già in precedenza era in uso per designare lo stile locale) iniziano a comparire come minimo dal 1753; e sono almeno quattro i marchi che si cimentano nella produzione di questo genere brassicolo, caratterizzato (anche qui) dall’impiego di lieviti ad alta fatti lavorare a bassa temperatura, nonché da una lunga maturazione a freddo (aspetti che limitano fortemente la formazione di esteri e altri sottoprodotti fermentativi di natura aromaticamente attiva. Tratti di peculiare interpretazione sono tuttavia, nella versione olandese, sia un indirizzo anche acidificante della fase di affinamento (in legno, ovviamente), il che avvicinava il profilo sensoriale risultante a quello di una Flemish Red o di una Oud Bruin; sia l’impiego di frutta in aggiunta diretta, specialmente fichi e uvetta. Nel corso dell’Ottocento, poi, un altro elemento viene a distinguere le Altbier ortodosse dalla loro versione di Venlo: l’utilizzo non di solo malto scuro (il Monaco in particolare), ma anche di una percentuale non irrilevante di chiaro (nello specifico il Pils), a determinare un colore ambrato più chiaro e un correlato temperamento gustolfattivo meno tostato. 

La vicenda delle Altbier in Olanda segue uno svolgimento dettato da variabili imprenditoriali, politiche e (purtroppo) belliche. Nel 1900 uno dei quattro birrifici nei quali si confezionava questa tipologia (La Belle Alliance, il cui sito si trovava in Lomstraat e il cui marchio, tra i due conflitti mondiali, sarebbe rimasto l’unico attivo, su piazza, lungo il fronte orzi e luppoli) viene acquistato da Leopold Wolters; gli eredi, in particolare il figlio Edmond (che per un certo periodo avrebbe lavorato alla Diebels di Issum, essa stessa compagnia renana del circondario Alt) cercheranno di proseguirne l’opera, compatibilmente però con gli sconquassi provocati dalle guerre del 1914-18 e del 1939-45: già nel corso della prima lo stabilimento sarebbe stato fermato; poi, nel 1944, un bombardamento lo avrebbe quasi totalmente distrutto, costringendo la famiglia proprietaria a venderne quanto ne restava alla Drie Hoefijzers di Breda.

Il rilancio della dicitura Venloosch Alt avviene nel 1983, per mano di due operatori del settore somministrazione, Jan van Groenendaal e John Keulartz, soci e contitolari di una catena di locali facenti capo al capofila Den gouden tijger (La tigre d’oro) ubicato proprio in Lomstraat; legata peraltro al gruppo birrario De Leeuw di Valkenburg (operante solo a bassa fermentazione), l’iniziativa vedrà il brassaggio della Altbier costretto a spostarsi da un impianto all’altro, in cerca di stabilità. Traguardo che sarà raggiunto con il passaggio, a fine anni Novanta, dell’intero pacchetto Gouden Tijger alla Lindeboom Brouwerij di Neer, azienda dotata di attrezzature per lavorare ad alta fermentazione e animata da una seria volontà di valorizzazione di questa specifica tipicità. Così ecco la Lindeboom Venloosch Alt moderna e contemporanea: inizialmente in una variante più belga (ispirata da una ricetta di Freddy Delvaux, dell’Università di Lovanio) aromatizzata con coriandolo e bucce di limone; poi, dal 2017, con l’arrivo del nuovo brewmaster, Jan-Willem Den Hartog, tornata a un profilo ortodosso da Altbier renana.