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Stili da riscoprire. Stati Uniti: le Porter pre-proibizionismo

Così com’è esistita, negli Usa, una lager pre-proibizionistica che, uccisa proprio dagli effetti della messa al bando degli alcolici negli anni dal 1920 al 1933, è stata resuscitata dal desiderio di riscoperta dei protagonisti del movimento artigianale, allo stesso modo gli annali della pinta documentano l’esistenza, prima dell’entrata in vigore del Vostead Act e del XVIII Emendamento, di una Porter con caratteristiche (di ricetta e di sensorialità) assolutamenti peculiari e distintive.

La miscela secca, ad esempio, ammetteva orzo distico ed esastico, con ovvie percentuali (fino a un quinto del totale) di malti scuri (Black, Chocolate e Brown), nonché un’ampia varietà di ingredienti e fermentabili alternativi: ad esempio mais, liquirizia, melassa nonché il colorante porterine (sciroppo di granturco caramellato). Quanto al protocollo di luppolatura, accento prevedibilmente posto sulle varietà storiche (Cluster) o tradizionali (Willamette, ad esempio), specialmente in amaro. 

Un paio di esempi reperibili sono quello della Stegmaier Porter, recante la targa della Lion Brewery di Wilkes-Barre, Pennsylvania; e quello della Trackdown Porter della Idle Vine (Pflugerville, Texas): entrambe da 5,5 gradi e quindi pienamente entro i limiti di un disciplinare alcolico i cui valori vanno da 4,5 a 6.