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Choc e Tiswin, le birre estinte dei nativi americani

Come per tanti altri aspetti della loro vita, i nativi americani, anche in riferimento alla birra, avrebbero potuto tranquillamente fare a meno dell’arrivo degli inattesi – e ben presto destinati a rivelarsi invadenti – inquilini europei, sbarcati sulle coste oltre l’Atlantico a seguito delle scoperte geografiche da parte degli esploratori iniziate con lo scorcio finale del XV secolo. Nel senso che svariate erano le trIbù indiane a conoscere già (praticandola assiduamente, ciascuna con proprie ricette) la tecnica della trasformazione in bevanda alcolica di mosti derivanti da cereali. Certo niente da immaginare come minimamente paragonabile a quella che è la nozione attuale, ma, sia chiaro, neanche da questa parte dell’oceano si era poi tanto vicini ai profili sensoriali che oggi consideriamo normali.

indiani

In particolare, un convegno organizzato in Virginia dalla Fondazione Colonial Williamsburg (che si occupa di storia degli Stati Uniti, risvolti brassicoli compresi) ha posto l’attenzione su due prodotti dalla spiccata peculiarità: il Tiswin, sorseggiato dagli Apache e la Choc Beer, così etichettata proprio dal nume dai suoi consumatori, i Choctaw.

Partiamo da quest’ultima, la Choc Beer. La nazione pellerossa di cui parliamo (che nel corso della rivoluzione sostenne la lotta per l’indipendenza proclamata dalle Tredici Colonie) trova le proprie origini a Sud, in una vasta area corrispondente in parte ai confini di cinque Stati: Oklahoma, California, Mississippi, Louisiana, Texas, Alabama. E ha mantenuto viva la tradizione di questa sua autoctona tipologia con grande rigoglio fino a tutto il XX secolo, acquistandole i favori anche di parte della popolazione bianca, in specie di quella corrispondente agli immigrati impiegati come lavoratori delle miniere (curioso parallelo con la Grisette belga), con particolare riferimento – pare – proprio agli italiani! Non solo: superate le problematiche del proibizionismo, la consuetudine di prepararne in modalità homebrewing è arrivata sostanzialmente fino ai giorni nostri: come minimo fino al 1971, anno di datazione di una nota attestante questa lista di ingredienti: orzo, luppolo, zucchero e lievito (la spina dorsale), con in più riso, mele, pesche e, volendo, uva passa. La versione storica (secondo fonti documentali del 1894) parla di un’alchimia di orzo, luppolo, tabacco e di una bacca aromatica (nonché frastornante), il fishberry (Cocculus Indicus), nota anche come Indian Berry.

geronimo

E veniamo alla seconda Redskins Beer, il Tiswin. Proprio dei costumi alimentari degli Apache, radicati nel Sudovest degli Usa, riflette la composizione di una miscela che prevede un uso copioso di mais. Questo cereale è infatti la base dell’archeo-birra di cui parliamo: i chicchi di granturco, fermentati spontaneamente in vasi di coccio, davano luogo a una bevanda di basso gradi alcolico e dalla considerevole spigolosità. La difficoltà di riprodurre il processo sembra sia stata una delle molle a spingere Geronimo e i suoi a tentare di lasciare la riserva nella quale erano stati insediati, in Arizona, per tornare nelle terre natali, nel Nuovo Messico, ingaggiando una lunga (e purtroppo sfortunata) lotta armata contro l’esercito statunitense.