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USA: Dogfish Head e Boston Brewing si fondono

Dogfish Head e Boston Brewing si fondono. A inizio maggio negli USA ha avuto luogo la più grande operazione tra due birrifici craft mai avvenuta: Dogfish Head dell’istrionico Sam Calagione ha annunciato la fusione Boston Beer, uno dei più grandi birrifici craft statunitensi, produttore di Sam Adams. Come ha ammesso Calagione l’operazione ha avuto tempi brevissimi, è stata ideata a febbraio tra lui e Jim Koch (icona del movimento craft e fondatore di Samuel Adams) poi decisa e realizzata in meno di tre mesi. La fusione non comprometterà lo stato di birrificio Craft dei due marchi e porterà a Calagione e signora azioni di Boston Brewing per circa 300 milioni di dollari, oltre ad un posto nel consiglio di amministrazione.


Ovviamente una operazione di questa portata risulta ricca di spunti e di nuovi scenari. Da un lato le produzioni dei due birrifici possono essere complementari: decisamente sperimentali quelle di Dogfish Head, soprattutto quelle di qualche anno fa (60/90/120 minutes IPA, fermentazioni in botte eccetera), più tradizionali quelle di Boston Beer, con Samuel Adams come birra di bandiera ed una penetrazione del mercato altissima a scapito, forse, della percezione del marchio presso il pubblico. Se questi fattori si combineranno in maniera positiva permetteranno all’azienda di competere sul mercato con attori decisamente più grandi anche in virtù della forza vendita costruita negli anni da Boston Beer.


D’altra parte però la bilancia a livello di potere pende tutta dalla parte di Koch e soci. Da notare infatti che a livello commerciale dopo gli anni d’oro Dogfish Head risultava essere in lieve difficoltà nel mantenere il passo con le nuove tendenze, tanto da vendere il 15% delle proprie azioni ad un fondo di investimento nel 2015 (il fondo uscirà dopo la fusione) – fermo restando che il volume di vendita resta altissimo, il birrificio è al 10 posto tra i produttori craft, sembrerebbe non sufficiente forse per mantenere gli investimenti fatti nel 2015. Boston Beer, d’altro canto, non è solo il secondo produttore craft americano di birra con oltre 2.5 milioni di ettolitri annui, ma è un’azienda che ha fatturato nel 2019 quasi un miliardo di dollari e che vede nella produzione di bevande non alcoliche il suo business con maggior margine di guadagno -addirittura al bilancia produttiva dell’azienda tra birra e altri prodotti era vicinissima al quel 50% che, se superato, l’avrebbe vista esclusa dalla definizione di craft brewery.


Insomma si tratta di due aziende con due posizioni molto diverse e due modi di intendere il business molto distanti. Non resta che vedere se e come riusciranno a convivere: Calagione si darà alle Hard Seltz? Esploreranno il mercato delle bibite cannabis infused? Dove verranno prodotte le birre più di largo consumo di Dogfish Head? Queste sono solo alcune delle domande a cui il tempo darà risposta. Per qualche commentatore smaliziato è possibile che Calagione abbia realizzato la più grande exit strategy della storia della birra artigianale, come sostenuto da Dan Becker (The Full Pint): realizzando la fusione ha tolto in un colpo solo lui e il birrificio dai guai finanziari restando libero di uscire dalla nuova società mentre Boston Beer ha riguadagnato un po’ smalto nella propria offerta brassicola e dunque posizionamento sul mercato.