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Live Beer, la nuova frontiera delle Real Ale per BrewDog

Tra cask (la botticella per la spillatura a pompa) e keg (il fusto pressurizzato), spunta la terza via alle Real Ale. Una strada aperta da Brew Dog, visto che il marchio scozzese ha appena annunciato il brevetto, e il contestuale lancio, della sua prima birra (una Dead Pony Club), confezionata e messa in mescita (in tutti i BD Bar del Regno Unito) mediante il sistema battezzato Live Beer.Photos by: Grant Anderson - www.grantanderson.me

L’obiettivo dichiarato dal birrificio scozzese era quello di evitare gli inconvenienti del cask, come l’ossidazione del contenuto, la rapida decadenza sensoriale, la corta shelf-life specie a basse gradazioni alcoliche, la dipendenza dalle cure di publican (non sempre all’altezza della delicatezza del prodotto). Come? La soluzione elaborata a Ellon è, in sintesi, questa: fermentazione in tino senza pressione sommitale; centrifugazione soffice per eliminare i residui di luppolo; infustamento, rifermentazione e carbonazione in key keg mediante aggiunta di lievito in misura di oltre 2 milioni di cellule per millilitro (in un ambiente immune contatti con l’ossigeno e privi di aggiunte artificiali di CO2); spillatura a 9,5 gradi, da beccuccio con sparkler applicato. In poche parole, secondo il noto esperto birrario Pete Brown, il suggestivo piacere del cask unito alla qualità e alla maggiore tenuta del keg.

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Chissà se con questa mossa Brewdog riuscirà a conquistare le grazie dei tradizionalisti anglosassoni, come il Camra (associazione con la quale il birrificio ha avuto in passato diversi screzi), o invece alimenterà il disappunto dei puristi del cask?