Holly Haze del birrificio Ritual Lab

Dalle infaticabili officine creative e produttive di Ritual Lab (Formello, Roma) un’etichetta che arricchisce il catalogo delle referenze luppolocentriche firmate dal marchio laziale, declinando il tema secondo il canone (assai apprezzato in questo scorcio finale degli anni Dieci) delle New England Ipa.

La ricetta – imperniata attorno a un double dry hopping di marca Usa, a base di Citra più Equanot – trova il proprio elemento identificante (quella hazyness dichiarata nello stesso nome d’arte) in un color paglierino, discretamente carico e giudiziosamente velato (l’impasto secco prevede un congruo impiego di avena in fiocchi), cui fa da complemento una proporzionata rifinitura di schiuma bianca. Da disciplinare anche il naso: con in bella vista frutta esotica (c’è l’uva spina a tirare la volata) e fiori (biancospino), ma anche con un significativo ruolo gregario di agrumature (pompelmo) ed erbaceità. La bocca, poi, a sua volta è quella che ti aspetti: corpo medio-leggero, attacco morbido e progressione amaricante mai urlata, probabilmente anche grazie a un effetto compensazione cui contribuiscono i 6,5 gradi alcolici. 

Holly Haze del birrificio Ritual Lab

Nazione: Italia
Fermentazione: alta
Stile: New England Ipa
Colore: paglierino
Gradi alcolici: 6.5% vol.
Bicchiere: pinta
Servizio: 8-10 °C