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Hall of Fame. Capitolo XXXIX. Coney Island Sword Swallower – India Pale Lager

La nostra Hall of Fame birraria, volta a ospitare il ritratto di quei prodotti che con il proprio stesso debutto hanno segnato l’alba di una nuova tipologia, pone stavolta sotto i riflettori l’etichetta maggiormente indiziata (tutti gli elementi d’indagine convergono in tal senso) al fine di individuare il ruolo di capostipite rispetto a uno stile brassicolo moderno, anzi contemporaneo senza dubbio, ma con già un numero di anni alle spalle superiore a quello che, di primo acchito, potrebbe pensarsi. Il genere in questione è quello delle India Pale Lager e la referenza apripista, stando alle nostra ricostruzione, la Sword Swallower (mangiatrice di spade, oggi fuori produzione) uscita in seno alla Coney Island Brewing Company, sorta di gemmazione (dedicata alle ricette non convenzionali) della Shmaltz Brewery (Clifton Park, New York), oggi marchio di proprietà della Boston Beer Company, realtà tra quelle di maggior peso sullo scenario statunitense (recentemente fusa con Dogfish Head). 

L’anno di esordio è il 2007 e la designazione di India Pale Lager scelta con consapevole intenzione dall’ideatore del progetto, quel Jeremy Cowan che è fondatore e proprietario appunto della Schmaltz. Allora – racconta – nessuno fu disposto ad accogliere, figurarsi ad accettare, una categorizzazione come quella… E invece, poco tempo dopo, agli inizi del 2013, si parlava già correntemente di IPL come di una classificazione acquisita, sull’onda di una dinamica di diffusione dell’idea di fondo rivelatasi veloce e alquanto solida negli effetti. Per contro, ancor oggi, quella di India Pale Lager non è ancora una denominazione codificata: né dai sacri testi del Bjcp, né da altri indici di catalogazione internazionali; e sebbene le sue generalità sensoriali siano percepite in modo più o meno condiviso, scavando un po’ sotto tale superficie dell’immaginario collettivo, si deve convenire circa il fatto che il perimetro tipologico di cui parliamo sia circoscritto da un transennamento a maglie alquanto larghe.

Si tratta di una bassa fermentazione, opzione scelta al fine di valorizzare al massimo le virtù odorose del luppolo: ingrediente cardine generosamente impiegato (in varietà statunitensi o nuovomondiste, evitando o limitando le varietà continentali), non solo in aroma (dry hopping incluso: anzi obbligatorio), ma anche in amaro (il range, pur non ufficiale, delle Ibu è 45-70). Ciò detto, però, gli altri parametri sono lasciati in gestione alla discrezionalità del produttore, con margini di manovra assai estesi: in fatto sia di colore (generalmente si va dal paglierino al ramato) sia di scala alcolica (dai 4 alla soglia degli 8).