Hall of Fame. Capitolo XXX. Rubicon Winter Wheat Wine

Tra le tipologie birrarie meno diffusamente conosciute, sebbene sulla scena già da un paio di decenni buoni, i Wheatwines – derivazione al frumento dei Barleywine – potrebbero allargare nel 2017 la cerchia dei propri aficionados, avvalendosi della crescente tendenza, da parte del mercato, a incuriosirsi verso le specialità più particolari e di nicchia. Ed è anche per questo che abbiamo ritenuto plausibile eleggere nella nostra Hall of Fame l’etichetta capostipite di questa genealogia, ad alto tasso di calore alcolico: la Rubicon Winter Wheat Wine.

Partiamo dunque dalle origini. L’epoca dei fatti è il 1987; l’ambientazione quella della Rubicon Company di Sacramento (California), fondata proprio in quell’anno con in organico, da subito, Phil Moeller nelle funzioni di brewmaster. Il quale, qualche stagione prima, da produttore casalingo, avendo messo mano, con un amico, alla cotta di una robusta Winter Warmer, aveva, involontariamente, caricato in eccesso la prevista dose di grano. Di fronte al riconoscimento dell’errore, la decisione fu di lavandinare il tutto; non però prima di averne avuto un assaggio, che in realtà si rivelò sorprendente. Ebbene, Moeller prese nota; e quando si trattò di festeggiare la prima candelina della Rubicon, nel 1988, decise di proporre, come brindisi, una versione rivista di quella ricetta sbagliata: era nata la Winter Wheat Wine, primogenita della propria tipologia e modello, coi suoi 10 gradi alcolici abbondanti, per tutte le sue discendenti.

Quanto al loro disciplinare odierno, attingendo dalle indicazioni delle Styles Guidelines del Bjcp e da altre fonti, lo riassumiamo come segue. In miscela vanno malti d’orzo e di frumento, quest’ultimo fino al 50%, il primo eventualmente in declinazione scura, tanto che il colore oscilla tra i dorato e l’ambrato, anche intenso. Inappropriate le profumazione marcatamente esterificate (il cliché Weizen è off limits), l’arco olfattivo si fonda su solide basi panificato-caramellate oltre che su possibili, dosati, apporti di matrice luppolata, nonché su altrettanto possibili terziarizzazioni da maturazioni in legno. Il corpo è rotondo, reso cremoso dalle proteine del cereale-cardine, eppure dotato di un’equilibrante vibrazione acidula che bilancia la bevuta, rendendola agevole nonostante il vigoroso slancio termico. Contenuto il tenore amaricante (le Ibu stanno fra 30 e 60), energico al contrario il tasso etilico, compreso tra l’8 e il 12%.