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De Struise Brouwers: viaggio verso il birrificio che non c’è (ancora)

Quando si legge un’etichetta di una birra belga bisogna sempre fare molta attenzione: è purtroppo facile imbattersi in “bières d’etiquette”, in cui il nome del produttore può venire omesso o, addirittura, essere palesemente falso. Ricordo, molti anni fa, la folle ricerca della Vieille des Estinnes, una birra prodotta dalla Brasserie Wanderpepen, birrificio del tutto inesistente (o, forse, esistito decenni prima) che si fa produrre le birre, come ho poi scoperto, dalla famosa Brasserie Dupont. A tal proposito impressionante il lavoro di Peter Crombecq, che nel suo “Bierjaarboek 1995-1996” censisce qualcosa come 1547 diverse etichette (non birre) in Belgio. Fenomeno, quello delle “bières d’etiquette”, che si sta affermando anche in Italia. Note sono le birre di Zago, ma ne stanno nascendo molte altre: St. Thomas, Osci, Martesana, Agreste, Podere Pereto, Bière du Moulin…

In qualche caso, purtroppo, non è nemmeno citato il produttore sull’etichetta, mentre per fortuna in molti altri l’indicazione dell’impianto di produzione è ben presente: quello che è sempre difficile capire è se si tratta semplicemente di una birra commissionata ad un altro birrificio, oppure se l’impianto viene soltanto affittato e c’è un intervento diretto nella produzione: se il nome sull’etichetta è quello di un commerciale o di un birraio, tanto per chiarire.

Gli Struise Brouwers, nati nel 2001, appartengono al secondo caso. Sono dei veri e propri birrai, anche se non hanno ancora un birrificio proprio. Me ne aveva parlato entusiasticamente Kuaska, facendomi anche assaggiare qualcosa, e in effetti le loro birre sono diventate in pochissimo tempo un vero e proprio must per tutti gli appassionati: sono arrivate in Italia grazie alla passione e alla tenacia di Gianni Tacchini, al recente “Villaggio della Birra” di Buonconvento (un po’ imboscate, come è giusto che sia per prodotti così particolari) e a Roma, a Trastevere, sia al “Ma che siete venuti a fa’” che al nuovo “Bir & Fud”, in entrambi i casi con lo zampino di Manuele Colonna e Leonardo Di Vincenzo. Su ratebeer.com (per quello che vale, se posso evito un mio commento) la Pannepot ha un punteggio di 4,23/5, la Aardmonnik di 4,1/5: siamo sui livelli, tanto per fare un esempio, della Rochefort 8, che si ferma a 4,13/5. E allora la curiosità era tanta e mi son dovuto sacrificare: ho preso appuntamento e ho puntato la macchina verso le Fiandre Occidentali.

La sede degli Struise Brouwers si chiama “De Noordhoek Vacantiehoeve” ed è all’indirizzo Noordhoek 13, Lo-Reninge, a pochissimi chilometri da Westvleteren, in una delle zone più interessanti (birrariamente parlando) del Belgio. Ci si arriva percorrendo minuscole stradine che portano davvero in mezzo al nulla. Il cartello che indica l’inizio della strada sterrata sembra non arrivare mai, ma il posto esiste davvero: si tratta di un allevamento di struzzi (struise, in fiammingo), con alcune camere per il pernottamento e un birrificio sperimentale. L’allevamento era l’attività principale, ma a seguito delle vicende legate all’influenza aviaria è notevolmente calato. Ci sono quattro mini-alloggi davvero curati, con cucinino indipendente e con un café riservato, predisposto con un impianto di birra alla spina a due vie… Il posto è tranquillissimo, in mezzo al verde, non c’è nessun rumore e le camere sono molto richieste. Se ci volete passare il Capodanno dovete aspettare il 2009!

Ma è la birra, ovviamente, ad essere al centro del progetto dei quattro birrai di Struise: Urbain (l’unico impegnato a tempo pieno), Carlo, Peter e Phil. Per ora producono a Vleteren, nell’impianto da 30 hl di Deca Service, birrificio che oltre alle proprie birre (Antiek Blond, Antiek Bruin, Vleteren Alt, …) e a quelle Struise, ospita anche la produzione della Huisbrouwerij Sint Canarus e di parte della De Ranke. In futuro è prevista la costruzione di un proprio birrificio, con annesso café, anche se il primo passo sarà quello di installare dei fermentatori/maturatori e continuare a produrre il mosto a Vleteren. Al momento c’è invece un piccolo impianto di produzione sperimentale, nel quale si fanno le prove e le cuvèe più particolari come, ad esempio, la Black Albert: il tutto è momentaneamene ospitato sotto un tendone militare, un’apparecchiatura “artigianale” nel senso più radicale del termine…

Dopo la “visita” siamo saliti al piano superiore per assaggiare qualcosina con Urbain e Carlo: tutto buonissimo! Le birre più “ordinarie” (Witte, Blonde, Rosse) sono molto facili, semplici, ma hanno un meraviglioso tocco “fiammingo”, una leggera acidità dovuta anche alla fermentazione in vasca aperta. Oltre al carattere del lievito, che pur derivando da quello di Caulier (dove gli Struise hanno prodotto birra fino al 2005) ha ormai acquisito peculiarità proprie, ed è coltivato e riutilizzato per quasi tutte le birre.

Impossibile descriverne ognuna perchè sono moltissime: Aardmonnik, Aardnon, Black Albert, Dangerous blonde, kloeke blonde, Struise Mikkeller, New Years Blond, Pannepot, Pannepøt, Pannepot Reserva Oak Aged, Struise Rosse, Tsjeeses, Struise witte, Struiselensis. Personalmente, dovessi citarne una sola, direi Aardmonnik, una Oud Bruin prodotta secondo la tradizione delle Fiandre Occidentali, miscelando il 70% di birra fresca al 30% di birra maturata 18 mesi in botte. Anche se più alcolica (8 gradi in volume) e più scura del canone, offre una complessità incredibile, con toni legnosi elegantissimi, un’acidità perfetta e un finale da urlo. Una birra da innamoramento immediato. Custodirò gelosamente le due bottiglie che mi sono portato a casa…

di Luca Giaccone