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Birra e solidarietà: il progetto romano Vale la Pena modello in Europa

Prosegue, in Italia, la striscia dei casi un cui birra e solidarietà incrociano le proprie strade: e anche l’Unione Europea sottolinea questa inclinazione civica del nostro movimento brassicolo. In questi giorni sono volati a Bruxelles – nel contesto dell’evento denominato Transition – i rappresentanti del progetto Vale la Pena di Roma, l’impianto gestito da detenuti del carcere di Rebibbia, nell’ambito di un’iniziativa promossa dalla onlus Semi(di)Libertà, operante nelle attività di formazione professionale di reclusi al fine di abbatterne il tasso di recidività. 

semi di libertà

L’esperienza, avviata nella capitale a partire dal 2011, si è consolidata nel tempo (dando luogo, fra l’altro, a collaboration beer con altre realtà microbrassicole della Penisola); e adesso – visto che garantisce lavoro fisso a un coordinatore e un rapporto di collaborazione stabile a nove ospiti del penitenziario – è stata assunta a modello dai vertici comunitari, quale esempi di buona pratica e format esportabile anche in altri scenari del continente.

regina birraLa meritata vetrina conquistata in questa circostanza rende merito collettivamente a tutti gli altri percorsi comparabili intrapresi altrove nel nostro Paese. A Novara, ad esempio, dove una variopinta alleanza tra Casa Alessia (onlus la cui missione è realizzare interventi sociali rivolti ai bisognosi di tutto il mondo, specialmente bambini), N Revolution Bikers (Nrb, una compagnia di harleysti a loro volta impegnati nel sociale) e microbrewery agricola Hordeum ha dato vita all’idea di una birra solidale (la Regina, etichetta già esistente firmata da Hordeum stesso, ma con una grafica diversa e dedicata), il ricavato della cui vendita sarà devoluto a operazioni di beneficenza.

E parallelamente a questi tanti altri sono i sentieri di generosità e di partecipazione civica che vedono la partecipazione di marchi brassicoli nazionali: da Vecchia Orsa (nato in seno a un programma di inclusione lavorativa a favore di persone svantaggiate) ai vari Pausa Cafè e La Piazza, il primo attivo a sua volta nel reinserimento di detenuti e il secondo nell’avviamento professionale di ragazzi usciti dal ciclo scolastico; per finire anche con realtà non artigianali, come quella altoatesina di Forst.