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Biella Beer Tour: a spasso nella provincia piemontese tra birra e natura

Guglielmo Marconi scrisse: nell’estate del 1894 dall’alta montagna d’Oropa contemplando il Biellese pensai che l’uomo potesse trovare nello spazio nuove energie, nuove risorse e nuovi mezzi di comunicazione. Marconi, poco dopo, realizzò il telegrafo senza fili dando così il via alle comunicazioni come le conosciamo oggi, attraverso le onde radio. Un’illuminazione incredibile, venuta semplicemente contemplando il biellese, può essere una ragione per farci un salto, ma ci sono tanti altri motivi per venire a scoprire queste terre. Ad esempio io ci torno spesso visto che dal 2008 è partita l’epopea della birra artigianale anche in questo fazzoletto di terra, con l’apertura del birrificio Jeb, sulla strada che collega Trivero alla panoramica Zegna. Anche se, a voler essere più precisi, nel 2001 era già attiva la Fabbrica della Birra al Cuore, in quel di Crevacuore, un brew pub della primissima ora che però non ce l’ha fatta ed è tristemente chiuso da tempo. Parlare del biellese significa inevitabilmente parlare di birra e della storia italiana, perché qui dal 1846 ha sede Menabrea, uno dei primi birrifici italiani, ancora guidato, nonostante l’acquisizione da parte di Forst, dalla famiglia Thedy, discendente diretta dei Menabrea.

I presupposti storici e contemporanei per un giro della provincia biellese attraverso i luoghi della birra ci sono tutti. Un itinerario che, senza escursioni in alta montagna, in un paio di giorni si può percorrere comodamente, anche in bicicletta, aggiungendo anche qualche passeggiata sui suggestivi sentieri alpini. Il percorso che vi propongo inizia da sud ovest – si può arrivare dalla strada che da Ivrea collega il Canavese con il Biellese – a Graglia, comune della Comunità Montana Valle d’Elvo. La valle si sviluppa dal Monte Mars (2600 m) lungo il corso del torrente Elvo, in un suggestivo paesaggio delle Alpi Pennine. Qui è d’obbligo una visita a Josif Vezzoli anima del birrificio Birra Elvo. Josif si è trasferito qui al seguito di Cristina, sua moglie, per coronare il loro sogno: diventare “stanziali”, tornare nelle terre di origine (di lei) e aprire un microbirrificio. Vi daranno il benvenuto nel regno delle basse fermentazioni, con birre di chiara ispirazione teutonica, dove l’acqua locale, di una semplicità assoluta, è l’ingrediente principale e il birraio la sa esaltare con grande maestria. Aperto nel 2013, il birrificio ha avuto un’ascesa molto rapida, con premi e riconoscimenti nazionali e internazionali e, tra l’altro, il nostro è anche Birraio dell’Anno in carica. Un assaggio basta per avere conferma di birre di grande spessore tecnico, costanza qualitativa, rispetto della tradizione pur con mano personale e caratterizzante. Il primo ingrandimento è già andato in porto e il piccolo capannone, in legno, vede già un suo gemello lì accanto. Circondato da un verde prato e da un bosco da cui si intravede il sottostante lago dell’Ingagna, è affascinante tutto l’anno, anche quando tutto è ricoperto di neve. Due chiacchiere con Josif sulla sua filosofia produttiva e sulla zona circostante valgono il viaggio, accompagnate ovviamente a una Schwarz e una Pils, le mie preferite. Poco lontano, ai piedi del Mombarone (2371 m), si trova, sin dagli albori del XVII secolo, il santuario di Graglia, dedicato alla Madonna Nera, in posizione panoramica e con la possibilità di pernottare: la ricettività è rivolta tanto ai pellegrini quanto ai turisti più laici. Poco lontano dal santuario si trova lo stabilimento dell’Acqua Lauretana, che imbottiglia dopo che l’acqua diventa leggerissima grazie al viaggio sotto terra dal Monte Rosa attraverso rocce dalla conformazione granitica. Proseguendo su questa strada, per chi ama le escursioni in montagna, si trovano parecchi sentieri in zona, con camminate più o meno impegnative (in alcuni casi ci sono passaggi scoperti in pietraie: informatevi bene ed equipaggiatevi di conseguenza). I rifugi raggiungibili in modo abbastanza comodo, sono Pianetti (un’ora abbondante di camminata su strada molto comoda), Cavanna (poco più di un’ora e mezza di camminata facile), Mombarone (poco meno di 3 ore partendo però da Settimo Vittone – Fraz. Trovinasse) e Coda (almeno 3 ore di camminata agile). La zona è ricca di alpeggi che sfruttano i pascoli in alta quota, da dove arriva il latte per gli ottimi formaggi local.

Tornando invece sulla strada principale e proseguendo verso est si scende a Biella, il capoluogo di questa provincia piemontese, con poco meno di 45.000 abitanti. Le sue origini riportano alle popolazioni liguri e celtiche, ma il nome Biella appare per la prima volta in un documento ufficiale dell’826 d.C. La parte più antica, Biella Piano è stata completamente rimodernata nei secoli più recenti, Biella Piazzo, la parte più alta della città, presenta invece ancora la sua struttura medievale. La città, non particolarmente estesa, si può girare tranquillamente a piedi, osservando l’elegante struttura dei palazzi. Fino a poco tempo fa era possibile raggiungere il Piazzo, la parte più alta, con la suggestiva funicolare, costruita nel 1885, che attualmente è in ristrutturazione e dovrebbe riaprire entro l’anno. In Corso del Piazzo 19 si trova una delle mie mete preferite, il palazzo La Marmora, dimora storica della famiglia, di cui si possono visitare le sale interne, il giardino d’inverno e la vista sulla città che si gode dal giardino, uno spaccato di come ha vissuto una delle famiglie, si pensi ai generali Alessandro e soprattutto Alfonso, che tanto ha intrecciato il proprio destino con quello dell’Italia Risorgimentale. Da non perdere il Duomo, dedicato a Santo Stefano, costruito in più fasi a partire da una piccola chiesa nell’XI secolo di cui restano alcuni capitelli. L’aspetto attuale, gotico, risale alla fine del ‘700. Ad angolo tra piazza del Duomo e via Seminari (ingresso al n. 4) si trova il Museo Fila (ingrasso gratuito, ma su prenotazione) per un tuffo nella storia di questo prestigioso marchio, legato soprattutto all’abbigliamento sportivo. Proseguendo, proprio alle spalle del Duomo, si trova la chiesa della Santissima Trinità, risalente alla prima metà del XVII secolo, con i suoi decori barocchi. Poco più in là troviamo il Beer Shop di Birra Elvo, dove fare una sosta con qualche tagliere ad accompagnare le birre, servite alla spina, o acquistando qualche souvenir in bottiglia. Spostandosi verso nord, in un dedalo di stradine in salite che meritano di essere percorse, si raggiunge Menabrea e il suo museo (aperto solo nel weekend) con alcuni dei macchinari originari del 1846. Da qui, in direzione Chiavazza, ci si sposta con 10 minuti di auto al monastero di San Gerolamo, che risale agli albori del XVI secolo ottimo esempio di architettura rinascimentale, a croce latina. Il complesso, ben conservato, al suo interno svela un coro ligneo e svariate pitture della scuola lombarda. Poco più a sud si trova invece Candelo. Qui, lasciata la macchina, ci si può addentrare nel Ricetto, l’antico borgo Medioevale, ancora autentico e ben conservato: una rarità architettonica impiegata, tra i secoli XIII e XIV, dai contadini per nascondere i loro raccolti in modo che fossero al sicuro da eventuali saccheggi. Oggi è tenuto vivo con attività ed eventi, e passeggiarci riporta indietro nel tempo di secoli. Se vi avanza tempo si può visitare l’Ecomuseo della Vitivinicoltura di Candelo, in piazza Castello, che permette di visitare l’interno di una costruzione del borgo medievale, con ricostruzioni dell’attività vinicola dell’epoca. 

Tornati ai giorni nostri e in possesso dell’automobile, si prosegue ancora a est verso Trivero, la prossima tappa, allungando però di soli 10 minuti si trova Lessona, territorio di due vini DOC storici, quasi scomparsi e oggi riscoperti, il Lessona e il Bramaterra (se siete amanti del genere potete fare visita alla storica cantina della Tenuta Sella, fondata nel 1671 dall’omonima famiglia). Riprendendo il percorso la prima tappa è il Santuario di Nostra Signora della Brughiera, la cui facciata è rivolta alla vallata. Si tratta di un complesso mariano, aperto solo tra primavera e primo autunno, diviso in due corpi, il più antico fu edificato nel XVI secolo sui resti di una chiesetta del XIV. Molte delle storie locali si intrecciano con antiche storie o leggende, qui per esempio pare che si rifugiasse Fra’ Dolcino, il predicatore millenarista vissuto tra il XIII e il XIV secolo, poi condannato e arso vivo per eresia dalla inquisizione. Riprendendo la strada verso il centro di Trivero, si passa accanto all’area dove un tempo produceva il Lanificio Zegna e dove oggi si trova l’archivio storico dell’azienda, che percorre la storia di quattro generazioni di imprenditori. Poco distante, a 5 minuti di auto, si trova la nuova sede del birrificio Beer In, nato a Portula, nel 2011 dalla passione di Gianni Mazza – il postino di Portula, collezionista e appassionato di birra -, in un minuscolo locale dove tutto era dimensionato, tanto da sembrare un birrificio in scala. Oggi Beer In ha un impianto vero con spazio a disposizione e persone che ci lavorano a tempo pieno, come Davide Canazza, che guida sicuro la produzione, cresciuta di qualità, costanza e quantità negli ultimi anni. Una gamma eclettica, con nomi che per lo più si rifanno al mondo animale, con riferimenti stilistici tedeschi, belgi e, soprattutto in tempi recenti, nord americani. Davide, così come i suoi soci, ama il proprio territorio e lo conosce profondamente: fatevelo raccontare bevendo una birra con lui, magari un’affumicata Rata Vuloira o una delle tre IPA (inglese, americana o oceanica) della linea più recente. Merita una visita anche l’ex filatura Zignone, che oggi è la “Fabbrica della ruota” – così chiamata per la presenza di una grande ruota, parte dei macchinari d’epoca, visibile all’esterno della struttura – un edificio di archeologia industriale, con macchinari d’epoca, ancora funzionanti, e un vivace centro culturale dove è possibile, su prenotazione, abbinare alla parte storica e tecnica una degustazione di prodotti tipici del biellese. Risalendo la strada di Trivero, in direzione Bielmonte, si passa attraverso la spettacolare Conca dei Rododendri colorata da oltre 500.000 conifere e centinaia di azalee, dalie, ortensie ma soprattutto rododendri. A questo punto siete praticamente arrivati al Jeb, un piccolo brew pub, aperto nel 2008 da Chiara Bau, una delle prime birraie d’Italia. Lo spazio è piccolo ma non angusto e tutto è su misura. Le birre sono molto personali e rispecchiano, più che gli stili di partenza, il gusto personale di Chiara che, nonostante la piccola cantina, riesce a dare sfogo alla sua creatività realizzando spesso birre nuove, in alcuni casi ben legate al territorio attraverso la scelta di ingredienti locali. Il pub è accogliente e molto curato, così come la scelta delle materie prime ed è ottimo tanto per una merenda quanto per una cena, ovviamente accompagnate dalle birre della casa.

Salendo ancora si raggiunge Bielmonte, località sciistica con una vista mozzafiato sulla Pianura Padana, da Torino a Milano. Si può pernottare all’hotel Bucaneve, approfittare del suo centro wellness e del ristorante, e da qui organizzare le varie escursioni. In alternativa si può raggiungere, sempre in auto, Bocchetto Sessera dove si trova l’omonima locanda, con ristorante e camere. Un’ottima soluzione per soggiornare immersi nella natura e in splendidi panorami, magari pianificando passeggiate in queste valli, lungo i sentieri di Fra’ Dolcino, o verso i siti archeominerari dell’Argenterae dell’Alpe Rondolere con un’escursione piuttosto facile di meno di 3 ore, oppure azzardando escursioni di difficoltà maggiore verso la cima dell’Asnass o verso la cima del Bonom (entrambe richiedono all’incirca 4 ore tra andata e ritorno). Decisamente complicata e per escursionisti esperti e attrezzati è invece la salita alla Cima d’Ometto, un po’ più agevole dal versante della Valsesia. Se invece preferite il relax e un buon pasto l’Agriturismo Alpe Moncerchio può essere il vostro posto, raggiungibile con una passeggiata di circa un’ora dal Bocchetto, è anche dotato di camere da letto e offre vari servizi anche didattici. Se il tempo è tiranno, e dunque dobbiamo proseguire a ovest verso la Valle Cervo, fino a Rosazza e poi scendere verso sud verso l’Ospizio San Giovanni, attraverso una suggestiva strada che porta alla Riserva Naturale del Sacro Monte di Oropa (1200 m) e al santuario della Madonna Nera. Il comprensorio è monumentale, articolato su tre piazzali, partendo dalla Basilica Antica, dove tuttora dimora la Madonna Nera, fino alla Basilica Nuova. L’imponente scalinata sul fronte principale fu progettata dall’architetto Juvarra (1678 – 1736), il celebre architetto di Casa Savoia, cui si devono tra l’altro la Basilica di Superga, il completamento della Reggia di Venaria e la palazzina di caccia di Stupinigi. Per contemplare ancora meglio i dintorni, e provare ad avvicinarvi ancora di più al panorama potete salire verso il Monte Mucrone e il lago omonimo. Qui, ancora bambino, come Marconi, ebbi un’illuminazione mangiando per la prima volta la polenta concia (polenta preparata con tome locali, Maccagno e Oropa di solito, con generosa aggiunta di burro d’alpeggio per amalgamare bene il tutto) al Rifugio Savoia, tra l’altro comodamente raggiungibile con la funivia che parte proprio da Oropa. Poco più sotto si trova il rifugio Rosazza. In entrambi i posti si possono mangiare piatti semplici, basati sui prodotti locali, e pernottare (si consiglia la prenotazione) e si rivelano una comoda base di partenza per le escursioni in alta quota, anche di notevole difficoltà: si va dalle passeggiate verso il Mucrone (2335 m), il Tovo (2230), al Camino (2394 m) e volendo fino al Monte Mars (2600 m) la passeggiata più lunga che vi riporta qui in circa 6 ore. Ci sono anche ferrate e arrampicate da provare per i più sportivi e organizzati, mentre d’inverno si può praticare sci d’alpinismo. Dato sfogo alla necessità di sport o alla propria spiritualità, si raggiunge la Riserva Naturale del Parco della Burcina, che si estende sul Bric Burcina, una collina con un’estensione di 57 ettari di rara bellezza, dono della famiglia Piacenza che in buona parte ha seguito direttamente il disegno dei sentieri e il percorso botanico di questa area. Il panorama cambia molto a secondo delle stagioni, in primavera e tarda primavera è il mio momento preferito per passeggiarci e raggiungere Il Cascinotto, un ristorante ricavato in una casa contadina ottocentesca: la nuova gestione promette molto bene con piatti ricercati e curati e spesso accompagnati da birre artigianali locali. Al momento non offrono più le camere per la notte, in compenso sono disponibili due posti tenda. In alternativa, per i più raffinati (e disposti a spendere maggiormente), ci si può spostare a Pollone, al ristorante Faggio, con cucina ricercata e di alto livello.

Il viaggio si conclude a Pralungo, al birrificio Un Terzo, nato nel 2009 a Candelo e trasferitosi di recente in uno spazio artigianale più congeniale alle necessità di Enrico Terzo, birraio e fondatore, e che ha permesso l’apertura di una tap room per accogliere i clienti e fare assaggiare birre di ispirazione inglese e belga in primis, con qualche rara concessione agli Stati Uniti. La gamma comprende un’interessante IGA, la Sciatò Margot. I nomi delle birre per lo più giocano sulla storia del più famoso Enrico III, re di Francia, e sui nomi dei suoi familiari. Un tagliere di salumi e di formaggi locali, accompagnato ad esempio da una Mater, belgian strong ale di 8° alc., sono un piacevole preludio ad un finale in crescendo affidato all’imperial stout King Enry.