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Beer news: collaboration beers e nuove birre italiane

lui peggio di meRaffica di nuove birre sullo scaffale di provenienza nazionale. Partiamo dalle collaborazioni tra birrai, sempre più in voga nella nostra penisola. Ormai non nuovi a cimentarsi in cotte a quattro mani Simone Del Cortivo di Birrone e Gino Perrissutti di Foglie d’Erba, tornano a produrre insieme dopo Se bevemo fora la baracca (qui la nostra scheda), con un altra creazione che tende come la precedente a mettere in luce la scorrevolezza delle birre del veneto Birrone e la mano “luppolata”, ma sempre elegante, del friulano Foglie d’Erba. Lui è peggio di me (5%) è il risultato: un’American Wheat Pale Ale con profumi agrumati e tropicali e il finale secco e vivace.

Altra collaboration beer da segnalare è quella nata dall’incontro tra Francesco Mancini (Birrificio del Forte) e Laurent Agache (Breaserie de Cazeau). Insieme hanno preparato, per l’ultima edizione del Villaggio della Birra, una Saison, lanciata appunto come Saison del Villaggio. La ricetta – 6.5% la gradazione – include fiori di sambuco in whirlpool e una luppolatura a base di Perle (in amaro), Hallertau Blanc e Styrian Golding (in aroma). Floreale e fruttata, rivela al sorseggio un temperamento tendenzialmente bitter venato da leggere tostature, curiose per lo stile.

grobus

Sempre a doppia firma anche la Grobus, che riporta i nomi del tedesco Andreas Gaenstaller e Claudio Cerullo, birraio del birrificio Amiata. Come già annunciato da Cronache di birra si tratta di uno stile dimenticato chiamato Cottbusser (dalla città di Cottbus), una tipologia tedesca ormai scomparsa ad alta fermentazione caratterizzata da avena, miele e melassa.

Restando in Toscana, diamo conto di altre due debuttanti. Una è la stagionale Session Ipa varata dal laboratorio livornese del Piccolo Birrificio Clandestino, la ventilata e rinfrescante Summer Cland (già rinominata dallo zoccolo duro della clientela locale come Clandestiva): originale tanto nella scelta dei luppoli (gli statunitensi no glamour Bravo e Palisade), quanto nel loro impiego (solo late e dry hopping), per un prodotto light (3.8% l’alcol in volume) e lontano dagli tsunami amaricanti che pure sono così cari a tanta fetta di mercato.

jardekoSempre in Toscana a Montepulciano (Siena), per l’esattezza a casa Olmaia, l’esordiente si chiama Jardeko: espressione che in Esperanto significa decade e che allude, anche in questo caso, al Villaggio della Birra, giunto nel 2015 appunto ai due lustri di vita. E pure Moreno Ercolani si cimenta con una Saison, affidando però il tocco personalizzante all’impiego di sale allo zenzero: ne risulta una bevuta fresca, non sapida alla bocca, aromaticamente agrumata e piacevole.

Infine, ci spostiamo a sud (ma poco), verso latitudini sour (ma sempre poco), per dare conto della batch #1 di quella che dovrà essere appunto una serie dedicata a esperimenti acidi. Teatro delle operazioni l’impianto di MC77, a Serrapetrona (Macerata), dove il tandem Matteo Pomposini-Cecilia Scisciani ha confezionato una sorta di Lactic Saison. Il mosto viene trattato – prima della bollitura – con aggiunta di una coltura di batteri lattici, prima di essere fermentata con lievito French Saison (grande attenuatore, che porta l’alcol a quota 6.7) e infine condizionata con sciroppo di visciole (ciliegie selvatiche) ottenuto lasciando i frutti macerare al sole per un mese e mezzo insieme allo zucchero. All’anagrafe? Lapalissianamente Visciole al sole; all’assaggio? Colore ambrato-rosato; aromi ficcanti, vinosi e vagamente Prosecco, con toni di frutti rossi e leggero mandorlato; bocca giusto un minimo segnata da pacate striature asprigne, da yogurt; retronasale molto ampio e durevole.