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In viaggio tra Scozia e Inghilterra lungo il Vallo di Adriano

La nebbia, solo la nebbia. E questa maledetta umidità, che ti entra nelle ossa. Sono fortunati i Patrizi di Bath, con le loro fonti termali e il clima mite del sud. E noi invece siamo qui su questo Vallo quasi infinito a cercare di capirci qualcosa su cosa ci stiamo a fare e a stringere gli occhi per provare a vedere oltre la nebbia. Ma quando arriva la birra? I soldati hanno sete, gli ho scritto settimane fa. Che qui a Vindolanda la sera è lunga e non possiamo sempre stare ad aspettare questi Pitti, questi selvaggi del nord che provano a salire sul nostro muro, che non rispettano Roma. Ce l’avranno pure loro una vita, no!? Perché non è vita stare ogni giorno in piedi su una torre ad attendere la battaglia. A volte penso che il Vallo è ancora lì perché qualcuno ci crede, che siamo noi a tenerlo in piedi, noi guardiani eterni di un non so cosa, noi Romani che a Roma non ci sono mai stati, noi uomini di confine nel cuore e per mestiere. Ma quando arriva questa maledetta birra?!?

Tranquilli amici birrovaghi, non mi sono ancora dato al romanzo storico, ho solo voluto giocare con un fatto di cronaca recente per introdurre il tema di questo viaggio: il confine. Quello tra l’Inghilterra e la Scozia, quello tra la terra e il mare, quello tra gli stili birrari classici di questi luoghi e la loro interpretazione da parte di alcuni birrifici giovani e meno giovani. Il fatto a cui mi sono ispirato per l’incipit risale a giugno del 2017, quando un team di archeologi ha riportato alla luce in un sito nei pressi del ridente abitato di Vindolanda e più precisamente nel  forte romano di Northumberland, uno tra i tanti lungo i 117 km del Vallo di Adriano , 25 tavolette di legno con su scritti numerosi messaggi da parte di soldati e ufficiali romani. Uno di questi conteneva la vibrante lamentela di un tale Masclus,  perché la birra che aveva ordinato per i suoi soldati ancora non era arrivata dalla città. Come vedete, certe abitudini non cambiano mai!

E il nostro viaggio non poteva che cominciare proprio da Vindolanda, nella Contea di Northumberland, una piccola località, vicina al paesino di Bardon Mill, che si trova proprio sulla strada che costeggia il Roman’s Wall, come gli inglesi chiamano il Vallo voluto dall’Imperatore Adriano nel secondo secolo dopo Cristo. Si tratta di una immensa fortificazione che taglia in due l’Inghilterra per 117 km da Wallsend, sul fiume Tyne, alla costa del Solway Firth, dal Mare del Nord al Mare d’Irlanda. I siti di interesse storico (forti, torri, castri e musei) non mancano di certo e un ottimo sistema di informazioni turistiche vi aiuterà a scegliere i migliori. Per quanto ci riguarda, da Bardon Mill la strada obbligata è una sola, la A69 che collega Newcastle Upon Tyne con Carlisle, viaggiando verso occidente. C’è da dire che esiste anche una stradina secondaria (molto secondaria!) che quasi costeggia tutto il Vallo e che vale la pena godersi avendo un paio di giorni in più, la B6318. Qualunque sia la scelta non mancheranno comunque struggenti skyline, borghi romantici come Brampton, Allonby, Hexham, Haltwhistle, Corbridge o il già citato Bardon Mill. Oltre a gradite soste in qualche ameno e fascinoso pub, come il Golden Lion o il The Dyvels Inn a Corbridge. I viaggiatori più allenati potrebbero anche optare per l’Hadrian’s Wall Path, un simpatico sentierino di circa 135 km che costeggia per intero la celebre fortificazione. Lungo il Vallo e nelle sue vicinanze ci sono anche percorsi tematici, come il Roman Ring, il Birdoswald Trail, l’Housesteads Trail e il Corbridge Trail. Ma bando alle ciance, non vorrei facessimo la fine dei poveri soldati romani rimasti a bocca asciutta, e quindi rotta verso la prima tappa birraria del nostro itinerario.

Raggiungiamo Carlisle e superiamola verso nord percorrendo la A75 fino ad Annan, dove ha sede il sovversivo, poi vedremo perché, Birrificio Mad Cap Brewery. La regione è una delle più storicamente vocate della Scozia alla produzione birraria. Pensate che il primo censimento scozzese del 1716 parlava di almeno 91 birrifici attivi tra Dumfries e Galloway, incrementati nel 1845, anno del secondo censimento e in costante aumento e prosperità fino ai primi anni del novecento. Oggi le cose sono cambiate e di produzioni artigianali attive ce ne sono due soltanto, situate a pochi chilometri di distanza ma lontane anni luce in termini di filosofia produttiva. La suddetta Mad Cap Brewery e Sulwath Brewers Ltd. a Castle Douglas. Mad Cap colpisce per il suo approccio al mondo birrario scozzese, decisamente alternativo. Il birrificio apre nel 2009, ma la famiglia Maddison, capitanata dal buon John, bazzica già l’ambiente da oltre vent’anni. Alla fine degli anni ottanta infatti apre un beer shop a North Shields, nell’Inghilterra del nord est e lo chiama “Beers Unique”, tanto per chiarire che qui gli assetati non troveranno Pale, Bitter e Mild, ma forti Strong Ale belghe rigorosamente in bottiglia e altre amenità per i bevitori locali dell’epoca. Ma John e gli altri vogliono di più e quindi scelgono di frequentare un corso universitario, il “Brew Lab” all’Università di Sunderland, cui seguono due anni di lavoro presso il Birrificio Hadrian Brewery a Newcastle – upon – Tyne. Il passo per aprire un produzione propria a quel punto è breve e così nasce Mad Cap, fondato con l’intento preciso di ricercare gusti e stili lontani dalle classiche Real Ale britanniche. La recente passione per le nuove produzioni americane mixata allo storico amore per il Belgio fanno il resto. Nascono così birre al cocco, alla liquirizia, alla mandorla, birre invecchiate in botte, aromatizzare con Rum o Whisky e molto altro. Le gradazioni alcoliche medie sono molto elevate per gli standard locali: 10° alc. per l’Imperial Madness, ottima Imperial Stout, e ancora 10° per la Liquorice Madness, mentre si ferma a 6.9 l’asticella etilica per la Smoked Madness, una brown intensa, ricca e di notevole persistenza. E che dire della Honey Madness, una Pale Ale al miele di Auldgirth, da 9° alc. o della super luppolata Hop’Licius da 7.5°? E potrei continuare. La voglia di differenziarsi è tanta e tale, che dal 2012 i Maddison decidono anche di concentrarsi solo sull’imbottigliamento, chiudendo incredibilmente le porte ai fusti per il mercato dei pub, fatta salva la possibilità di prenotarne qualcuno per feste private.  

La seconda attività, alfiere locale della tradizione che qui, con una certa dose di volontaria e crudele malizia, contrappongo idealmente alla precedente è il birrificio Sulwath Brewers Ltd che si trova a Castle Douglas, sempre lungo la A75 a circa 45 minuti di guida da Annan. Aperta ufficialmente nel febbraio del 1996, questa piccola attività familiare diretta dal 1999 da uno dei titolari, Allen Henderson, è ancora devota, nonostante il passare degli anni, alle Real Ales e all’uso di materie prime locali. Acqua morbida, luppoli coltivati a Hereford, amore viscerale per il Marris Otter e rifiuto di estratti et similia, sono gli ingredienti per ottenere birre molto beverine, rotonde, mai spigolose, nel pieno rispetto della tradizione. Otto le referenze, tra fisse e stagionali. Le mie preferite sono la Criffel Ale, una IPA da 4.6° alc., con tripla luppolatura e un amaro non invasivo e la The Black Galloway, Robust Porter da 4.4° alc. complessa e corroborante, prodotta con orzo affumicato e malto chocolate. Hanno anche una tap room, quindi andateci sereni che spazio per bere ce n’è! Prendiamoci adesso un poco di pausa dalla dura vita del beer hunter e dedichiamo una giornata alla natura, godendoci il Rhinns of Galloway, la bellissima penisola a martello situata all’estremità occidentale della costa del Solway, che si raggiunge con l’ormai immancabile A75 fino alla sua porta più comoda, l’ex ricco porto di Stranraer. Ex perché da quando nel 2011 hanno spostato pochi chilometri più a nord i traghetti che lo collegavano all’Irlanda del Nord, l’economia ha subito un duro colpo, mentre prima la vita era curiosamente frenetica. Ricordo una volta nel 1999, che ci arrivai partendo alle tre di notte, dopo una terrificante traversata da Belfast in catamarano. Era un catamarano grosso eh, ma in effetti il mare lo era di più, con buona pace del mio povero stomaco. Bighellonando per la penisola incontrerete accoglienti porticcioli turistici come Portpatrick (concedetevi una pinta e uno spuntino al The Crown Hotel, non ve ne pentirete), brulle colline, fari trasformati in hotel di lusso, come quello Corsewall Point. Ma la cosa che stupisce di più è la vasta varietà di piante sub tropicali, favorite dal clima influenzato dalla Corrente del Golfo. Consigliatissimo, un angolo di Scozia incantevole e ancora poco turistico.

Lasciamo adesso la penisola e puntiamo a nord, lungo il verdeggiante litorale della regione agricola dell’Ayrshire, bellissima e poco battuta dai turisti. Prendiamo la A77 in direzione del capoluogo, la simpatica cittadina di Ayr, che attira frotte di romantici incantati dai versi di uno dei più celebri Vati di Scozia, Robert Burns, poeta satirico e anticlericale nato nella vicina Alloway il 25 gennaio del 1759. Il tragitto conta circa 80 chilometri, ma le tappe interessanti sono svariate. Prima di tutto il Culzean Castle, arroccato sull’orlo di una ripida scogliera che guarda il Firth of Clyde fino all’Isola di Arran. Il castello è in realtà una bellissima villa settecentesca progettata dal celebre architetto Robert Adam, ma nella stessa località è esistito a lungo un maniero di proprietà del clan Kennedy fin dal XI secolo! Appena qualche chilometro nell’interno merita una deviazione la rovina medievale di Crossraguel Abbey, monastero cluniacense (ce ne sono solo due in tutta la Scozia) fondato nel 1250. Davvero niente male.

Una volta guadagnato il centro di Ayr, torniamo ad immergerci nel mondo birrario, che qui si fonde spesso con la memoria storica e la tradizione. Prendetevela con calma dunque e fate una sosta al numero 230 di Hight Street, dove ha sede un gran bel pub con tanto di tetto di paglia, fondato nel 1749, il Tam o’Shanter; così chiamato in onore dell’omonimo personaggio nato dalla penna di Burns. Alle spine ampia scelta di Real Ale a partire dal locale Ayr Brewing Company. I più sensibili di noi non resisteranno poi al fascino del West Kirk, pub situato all’interno di una chiesa sconsacrata al 58 di Sandgate, dove i balconi in legno sono sorretti da sobri pilastri color pistacchio. Il locale consacrato lo è comunque, ma alla Real Ale artigianale! Manca però il pezzo forte, il già citato birrificio cittadino Ayr Brewing Company, fondato nel 2009 presso il GlenPark Hotel dall’attuale birraio e titolare Anthony Valenti assieme al fratello Paul Rossi. Si tratta del primo birrificio aperto in zona dopo ben ottanta anni dal precedente. In pochi anni questi ragazzi hanno vinto di tutto, premi su premi assegnati (anche dal CAMRA) alle loro birre, che interpretano la tradizione brassicola scozzese, con un occhio alla modernità. Come nel caso della Burning Hull, una Ipa da 5° alc. che regala note di toffee e arancia candita o la Imperial Golden Ale Death & Dr. Hornbook (altro riferimento a Robert Burns) da 7.2°, corposa e beverina al contempo. Da provare anche la HipHopopotamus, una Hoppy Pale Ale dalla bassa gradazione (3.8° alc.) con Dry Hopping di Chinook, che unisce la drinkability tipica della Ale locali all’impronta amara che negli ultimi anni sta riscuotendo anche qui un certo successo. Accanto a queste, il birrificio produce anche una Bitter tradizionale decisamente godibile, varie Pale Ale, una buona Porter e un’altra “etichetta di rottura”: la Complicated Maisie, single hop di Mosaic con note di frutto della passione e mango, equilibrata e intrigante.

Ma è ora di riprendere il cammino che ci aspetta l’ultima spettacolare tappa del nostro viaggio, l’Isola di Arran. La più meridionale delle isole scozzesi, ergo la più raggiungibile. Basta un’ora scarsa di traghetto da Ardrossan, località distante appena una trentina di minuti da Ayr percorrendo la A77 e poi la A78. Il traghetto sbarca nel confortevole porticciolo turistico di Brodick, dove potrete deliziarvi con il golf, con la cucina a base di pesce fresco e con una buona pinta, meglio dopo le 21, al fantastico pub Fiddlers’, in Shore Rd. Per l’alloggio, ricordate di prenotare con un certo anticipo anche fuori stagione, tramite il vostro portale di booking preferito o rivolgendovi all’Ufficio del Turismo. Arran, che conta circa 5.000 residenti, viene chiamata “la Scozia in miniatura”, perché la linea di demarcazione tra le Lowlands e le Highlands la taglia esattamente a metà e non solo in termini toponomastici. Grazie al clima mite, buona parte della popolazione si concentra nella parte meridionale, lasciando la costa atlantica e il nord, praticamente deserte. Il che in effetti per noi è un bene, perché ci permette di scoprire una terra brulla e frastagliata, fatta di falesie drammatiche e brughiere (nonché torbiere) mozzafiato. Non mancano certo antiche dimore malinconiche, come ad esempio Brodick Castle, arroccato su di un argine scosceso nel versante settentrionale della baia omonima e il meno turistico ma assai più scenografico, nonché in rovina, Lochranza Castle, nel profondo nord. Appena fuori dal centro del piccolo paesino che prende il nome dal castello (o viceversa) vi imbatterete facilmente nella giovane Distilleria di Arran, fondata solo nel 1995, ma già affermata con i suoi Single Malt Whisky.  Se siete appassionati di archeologia non dimenticate di prevedere una deviazione di qualche ora (le distanze sono brevi e tutto sommato la viabilità è migliore che in altre località del paese) sulla costa ovest per ammirare il sito megalitico di Machrie Stone Circles. Anche L’Isola di Arran naturalmente ha il suo birrificio artigianale: Isle of Arran Brewery! Nei primi anni novanta del secolo scorso Richard ed Elisabeth Roberts cominciarono a pensare seriamente all’idea di aprire un birrificio proprio e così dal 1994 Richard iniziò a studiare, a prendersi le sue qualifiche professionali e a lavorare in alcuni birrifici della regione per farsi le ossa. Il grande passo avvenne nel mese di febbraio del 2000, quando vide la luce l’Arran Brewery a Cladach, vicino a Brodick. Richard riuscì a trovare un impianto di seconda mano, acquistato dallo storico Brew Pub Tipsy Toad Town House a St. Helier nel Jersey, che stava chiudendo proprio in quel periodo. Nel 2008  poi la svolta, con l’acquisto da parte del MMSI di Glasgow, grazie a cui sono arrivati nuovi investimenti nell’impiantistica, nel controllo qualità e nella comunicazione. Oggi la produzione è affidata alla trentenne Veronica Michaluk, che mantiene dritta la barra della tradizione birraria locale. Le birre sono sempre state per lo più fedeli agli stili che hanno fatto la storia di questo territorio, con qualche sorpresa negli ultimi anni. Via libera dunque, impensabile solo dieci anni orsono, alla Black Ipa “Id” da 6° ABV con note di miele, banana, torrefatto, erbaceo e perfino lievi sentori agrumati. Che dire poi della Sleeping Warrior, un Barley Wine a trama intensa e succosa, che porta echi di prugna disidratata, uvetta, mandorla e caramello. 8.3° alc. caldi e intriganti dedicati al profilo dei monti di Arran, che si dice ricordino un guerriero addormentato. Più rassicurante per gli amanti del classico la Sunset, Golden Ale da 4.4° alc., di un bel colore dorato carico e un naso maltato, pur con rimandi erbacei e limonati. Da non dimenticare una delle etichette portabandiera della casa, la Dark Premium Beer, con i suoi 4.3° alcolici e un bel colore mogano, che preannuncia un naso ricco di miele, caramello, nocciola e note biscottate. Una sicurezza. Come quella di rimanere affascinati dalla bellezza di questa parte di Scozia tra Isole e brughiere. Un fascino discreto, fuori rotta e di confine, dove è giusto fermarsi una sera a parlare, a scrivere e a bere una birra, magari prendendo il senso poetico e non proprio letterale di certi versi del buon Burns:

O tu, mia Musa! Buona vecchia bevanda scozzese! Che tu fili nelle contorte spirali, o, di un ricco marrone, spumi sull’orlo con schiuma gloriosa, ispirami, fino a farmi balbettare e chiudere gli occhi,  a cantare il tuo nome!”