Dagli USA arriva un lievito “spaziale”!

L’esperimento, di cui il birrificio parla riferendosi ad esso come a un autentico “programma spaziale” (il Ninkasi Space Program), è seguito dal tecnico di laboratorio Dana Garves, nel ruolo di referente scientifico dell’operazione; l’obiettivo è di sottoporre le colture “imbarcate” sul razzo alle sollecitazioni di cui si è detto, per poi recuperarle e impiegarle nel brassaggio. Effetti attesi sul prodotto finale? Non uno o alcuni in particolare. In questa iniziativa, sono le parole della stessa Garves, tutto sarà oggetto di scoperta e di verifica: dalla stessa capacità di fermentare, da parte dei lieviti post-missione, a quelle che saranno le conseguenze in termini di caratterizzazione organolettica. In prospettiva, peraltro, l’intenzione sembra quella di arrivare, forse, un giorno, a una birra interamente realizzata nello spazio.



