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Svezia beer tour: da Göteborg a Helsingborg

In modalità del tutto opposta alla capitale svedese, che ha un aspetto completamente moderno al di fuori del quartiere storico Gamla Stan, Göteborg – ad eccezione delle zone suburbane – per lo più vi darà un’impressione quasi vintage, immutata nel tempo, quieta e a tratti persino cupa. Con Stoccolma, però, condivide una scena birraria notevole e molto ben sviluppata. Come soluzioni di alloggiamento alcuni ostelli in pieno centro potrebbero avere prezzi alla mano (intesi come 70-80 euro per notte, ricordatevi che siamo in Svezia!), ma un appartamento a una scarsa ventina di minuti a piedi dal cuore della città è una scelta anche migliore per comfort e spazio.

Appena arrivati potete cominciare il tour dall’Ölrepubliken, un ampio locale a portata di scarpa: circa dieci minuti dalla stazione centrale. È un luogo molto popolare per la pausa pranzo, dotato di menù fissi a rotazione: aspettatevi il pienone tra mezzogiorno e l’una, poiché gli svedesi mangiano presto. Le spine sono circa una ventina e si focalizzano sui birrifici della zona (Stigbergets, Bearded Rabbit, Beerbliotek, ecc.) o svedesi e scandinavi in generale, con qualche comparsata americana come Stone e simili. Il posto è accogliente, ma se la concentrazione di gente non va a genio è preferibile trovarsi un tavolino al piano superiore e avere una piacevole vista sul bancone mentre bevete. Poi, dirigendovi a sud verso il centro storico, avete a disposizione nell’ordine: Brewdog Bar, Steampunk Bar e Kungstorget Brygghus. Nel mio giro ho avuto la sfortuna di arrivare a Göteborg domenica in serata, trovando chiusi i primi due: in particolare allo Steampunk Bar, alle 21.40 circa, non ci hanno voluto tassativamente aprire perché la last-call era già passata. Parentesi veloce: la domenica è un po’ maledetta per i turisti – e ancora di più per noi beer-geek. Gli svedesi usano dedicare la giornata alla famiglia e al relax, pertanto troverete la maggior parte dei locali chiusi o con orari risicati: fatta forse eccezione per Stoccolma, di domenica le città di sera vi appariranno deserte. Emblematico che, in pieno centro storico, l’unico essere vivente che ho incrociato nei primi tre minuti di cammino a Göteborg fosse un piccolo topo che si infilava nella crepa di un palazzo. Aperto era solo il Kungstorget Brygghus, francamente non un posto imperdibile. Qualche bottiglia, spine con lager locali annesse, belghe d’ordinanza, alcuni birrifici svedesi non proprio eccelsi come Ocean o Gotlands, un Oud Beersel Framboise che però ho lasciato stare. Per fortuna la domenica capita una sola volta la settimana.

Uscendo di mattina, per una colazione fenomenale scegliete uno dei bar-pasticceria nel quartiere Haga tra viottoli e sampietrini. Girate per il tempo che vi pare lasciandovi ammaliare dal fascino un po’ metal di Göteborg. Per un pranzo veloce ed economicamente sostenibile c’è la Feskekörka (lett.: “la chiesa del pesce”), un mercato ittico in un edificio a forma di chiesa dove potete comprare grosse baguette ai gamberetti o lo stromming (aringa). Dopodiché o pazientate e attendete le 16.00 per l’apertura dei locali, o potreste decidere di visitare un birrificio. Dugges è lontano e ci vorrebbe almeno un’ora, peraltro non vi saprei dire se siano interessati o meno a ricevere il pubblico. Beerbliotek ha una propria taproom nel quartiere Sandarna, un po’ defilato ma o coi mezzi pubblici o in macchina ce la si fa senza problemi. Tenete d’occhio gli orari perché sono ridotti e possono variare durante l’anno: quest’estate li avreste trovati aperti al pubblico solo venerdì e sabato delle settimane dispari. Non sembrano essere molto disponibili anche se venite da lontano: ho chiesto con un certo anticipo una visita, anche veloce, ma mi hanno risposto picche.

Stigbergets si trova invece nell’omonimo quartiere (Stigberget), ben servito da mezzi e facilmente raggiungibile in auto, ma prima di andare vi consiglio di mettervi in contatto con loro e concordare una visita per far sì che non siate d’intralcio: i ragazzi lavorano in modo costante e veloce in uno spazio piccolissimo dove è difficile anche sedersi. Ciononostante troverete gente disponibile e aperta. Uno di loro, Ivan, parla oltretutto un italiano ammirevole avendo studiato in Toscana da piccolo. Sapete già che da Stigbergets sono uscite alcune delle migliori moderne IPA europee degli ultimi due anni: la GBG Beer Week 2016, la Amazing Haze, e la loro West Coast. Il loro creatore, Olle Andersson, appena dopo l’estate ha lasciato il birrificio per aprire il proprio – dal nome O/O (pronuncia: “oh-oh”). In Italia ne abbiamo già sentito parlare (Narangi, Muscles, Pretty Pale Ale), poiché fino ad oggi venivano comunque brassate da Stigbergets. Mentre scrivo, da pochi giorni l’impianto è stato finalmente montato. Si spera che per la fine dell’anno Olle possa cominciare a produrre. Parlare con lui è piacevole poiché non ha segreti e non fa mistero di nulla, persino di come sono nate le sue birre migliori: interessante sapere come né fosse stato folgorato dalle NE IPA sulla via di Damasco, né avesse in mente di creare un trend. Molto più semplicemente, ha sempre avuto un debole per la resa dei lieviti inglesi (come anche i malti) e il suo desiderio di luppolare fortemente le birre ha fatto il resto. Quando si è bravi, tutto ne consegue.

Si sarà fatta una certa, per cui rientrate verso il centro e dirigetevi a pochi passi ad ovest di Haga per raggiungere un altro trittico come si deve in un raggio di nemmeno 200 metri: The Rover, Brewer’s Bar, Bar Kino. Il primo è un pub in pieno stile inglese, più moderno che vecchio e polveroso: troverete dei frigoriferi pieni di ottime bottiglie (specie lambic), e 32 spine per la gran parte svedesi, con lampi di Inghilterra, Belgio (c’era la Rodenbach Alexander) e America. Menzione speciale per la Pilsner Urquell non filtrata. Completa la scena una selezione di bourbon e whiskey. L’atmosfera è ottima, al banco vi risponderanno calorosamente e trasmettendo passione; molti birrai – come Olle – sono soliti passare la serata lì. Brewer’s Bar ha un’impostazione molto più geek: vi troverete Berliner Weisse, IRS, Session IPA, NE IPA, tutte targate Svezia o Scandinavia, per un totale di 14 spine; pure come bottiglie sono belli carichi. Il posto ha poi la particolarità di essere anche pizzeria, con tanto di forno a legna: non l’ho provata, ma la faccia non pareva male osservando i piatti ai tavoli. Infine, il Bar Kino è il beer-bar dove servono le birre di Stigbergets: sei vie di cui tre dedicate al birrificio della città. Contro il caro-prezzi potete contare su di loro: “appena” 60 SEK (sette euro circa) per una 0,4 piena di Amazing Haze e vi sentirete quasi a casa. La figata è che, casomai vi andasse, potete salire le scale accanto all’entrata e trovarvi in quello che è un cinema a tutti gli effetti! Dall’altro lato della strada non dimenticate il Systembolaget, se voleste far scorta per il fine serata in appartamento.

Lascio per ultimo il posto di Göteborg che ritengo imprescindibile per una serie di motivi: il 3 Små Rum. Localizzato nei dintorni dell’università, a ridosso di un isolato pieno zeppo di locali notturni, vi accorgete che questo posto è unico non appena scendete i gradini del seminterrato in cui si trova. L’ambiente è decorato con stile mediorientale, tra tappeti persiani, luci e candele che si rincorrono nelle tre piccole stanze (significato di “3 Små Rum”, appunto) di cui il locale è composto. Una musica jazz ad un volume molto soft fa da sottofondo. Vi troverete 10 spine, buona parte del nano-birrificio situato sul retro, praticamente in cucina: il 3,5 Meter Pubbryggeriet, nome legato alla distanza che separa l’impianto dal bancone. Ho bevuto delle IPA ben fatte, diverse tra loro a seconda di luppoli e frutta (una aveva il mango), e legate da una marca distintiva rotonda e gradevole. Anche la IRS, chiamata Babusjka, era dotata di un carattere gentile ma senza essere troppo sottile nel corpo, tutto sommato di buona complessità. Un’impronta che rispecchia l’attitudine del proprietario e birraio, Reza Ganon, un iraniano pacato e affabile. La sua lentezza nei modi (non vuol dire che vi farà attendere per servirvi, anzi) potrà scoraggiare in principio la comunicazione, ma dopo le prime parole apprezzerete l’aria modesta e sincera, senza darsi arie messianiche, di una persona che è stata pioniere della birra artigianale a Göteborg. L’impressione è che, come Stene dell’Akkurat e forse prima di lui, Reza si stia volontariamente isolando da un mondo birrario diventato un po’ troppo caotico. E la selezione sembra sbiadire in confronto al passato, se cercate vecchie foto dei frigoriferi su internet, ma le buone birre non mancano affatto. C’è particolare attenzione al Belgio, dalle trappiste (che troverete tutte. Chimay gli fa i bicchieri decorati col nome del locale) al lambic, americane sul classico (Ballast Point, Stone, North Coast, ecc.), europee di varia specie (Samuel Smith, De Molen e persino vintage IRS del nostro compianto Revelation Cat). Ho scelto la Bresjnev del birrificio norvegese Kinn, attirato dall’etichetta ritraente una caricatura dello statista russo, una Export Stout di buona luppolatura e dalla tostatura gradevole. Alla spina ho poi bevuto una Unfiltered Sculpin che, al netto di qualche mese, si difendeva ancora abbastanza. L’atmosfera intima e raccolta del 3 Små Rum, le birre 3,5 Meter, il motto Don’t ask for a Blask (nel gergo svedese “blask” è sinonimo tanto di “cazzata” quanto di “birraccia”), la rilassatezza che si respira, tutto vi lascerà un dolce ricordo.

Salutate adesso Göteborg e dirigetevi ancora più a sud in un paio d’ore di macchina: Helsingborg vi aspetta! La città, che affaccia sullo stretto di Øresund e dalla quale si può vedere Helsingør sulla costa danese, è divenuta più nota a noi beer-geek da quando Brewski ha riscosso meritata fama, grazie alle sue birre dove la frutta spesso fa da padrona per ammorbidire il corpo e accentuare l’impatto al gusto (Mango/Passion/Ananas-Feber). Alla fine di agosto mi sono trovato lì giusto in tempo per il Brewskival, una delle manifestazioni più cool e ben organizzate degli ultimi anni nel vecchio continente, consigliatissima, ma una visita durante il resto dell’anno non vi lascerà certo a bocca asciutta. Si tratta di una cittadina piccola rispetto alle altre percorse (fa poco più di 120.000 abitanti), pertanto potrete girarla completamente a piedi. Un’ottima sistemazione è il Cityvandrarhemmet, un ostello a dieci minuti di camminata (stazione e porto anche più vicini) da ogni punto di interesse. Vediamo quali. Oltre a Brewski, situato a sud e raggiungibile senza dover fare una grande scarpinata, i due Bishop Arms locali sembrano avere una selezione più attenta di tanti altri; appena dietro la stazione ne trovate uno che fa praticamente da bar all’Elite Hotel Marina Plaza – uno degli alberghi più chic della città. Per l’altro non dovrete sbattervi tanto: girate all’interno verso il centro, niente che non sia fattibile coi propri piedi. Al solito, scegliete comodamente ciò che preferite, consultando le lineup aggiornate online sulle rispettive pagine web. Durante il Brewskival qualche altro locale – come lo Ya-Ha Club o il Mogwai Bar & Mat – si aggrega al clima festaiolo organizzando party o serate con spine dedicate, ma non posseggono realmente un’offerta craft. Non mancate di godervi un pranzo di pesce difronte al molo, a una manciata di minuti a nord dal Marina Plaza, al Roy’s Mat Bar: vi sazierete mangiando molto bene e senza accendere mutui. Se poi volete fare la figura di quelli che non vanno solo in giro a bere e mangiare, sappiate che il castello (una roccaforte in rovina restaurata) della città, Kärnan, offre una vista stupenda sul cuore della città che sembra sposarsi col mare.

La Svezia birraria non termina ad Helsingborg, anche se il mio viaggio itinerante si è concluso lì. Sappiate che a nemmeno un’oretta di bus/auto si può raggiungere Malmö, città ben messa dove spicca Malmö Brewing Co., dotato di un’impressionante taproom dove campeggiano ben 42 spine e di cui mi hanno parlato solo bene. Da Malmö prendete l’Øresundståg e passate il ponte che collega la Svezia alla Danimarca: in una quarantina di minuti siete a Copenhagen. Io ho percorso i suddetti tratti all’alba, avendo l’aereo di rientro la mattina presto. Se invece voi aveste un po’ di tempo a disposizione… beh, in tal caso servirebbe un’altra guida. Skål!