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Smartphone e pinte: le app della birra

Poco ci manca che ci propongano un’applicazione in grado, la birra, di berla per noi, dandocene le informazioni su aspetto, aroma e gusto, per finire dicendoci pure se ci sia piaciuta o meno. Provocazioni a parte, tablet e smartphone sono sempre più strumenti di utilità pratica in funzione 24 ore su 24; ed è quindi logico che un fenomeno di massa come la birra stessa non possa non essere fra i campi d’interesse da parte delle compagnie produttrici appunto di programmi operativi: in una sillaba, le app. Di dedicate al variegato mondo della pinta, anzi, ne esistono in grande quantità: ciascuna – com’è nella loro natura – mirata a una diversa funzione e a una diversa esigenza da parte del tecno-utente. Tra le ultime entrate in scena, c’è – brevettata in Corea del Sud – quella battezzata Letsee Beer, la cui specificità consiste (semplicemente puntando la fotocamera del telefono in direzione dell’etichetta) nel saper riconoscere il prodotto che si ha di fronte, cercando poi immagini simili in rete e rivelandosi capace di identificare la stessa forma di bottiglia o lattina. Ogni indagine, peraltro va a incrementare il database creato dagli stessi fruitori, accrescendo via via l’efficacia del sistema. Accolta con soddisfacente favore da parte della comunità cellulare questa sorta di versione brassicola del famosissimo Shazam (il segugio multimediale di brani musicali e testi), va peraltro a infoltire una schiera di applicazioni come abbiamo detto già piuttosto numerosa. Questi, fra nomi classici e non, alcuni dei titoli maggiormente in voga in circolazione.

Sul fronte dell’homebrewing 2.0, abbiamo l’applicativo da scaricare sul proprio smartphone per guidare Brewbot, apparecchio di piccole dimensioni per il brassaggio casalingo. C’è poi il filone anagrafico, riguardante cioè (anche) la creazione di utili database informativi: dall’estensione del noto sito Microbirrifici, storicamente dedicato all’artigianale tricolore, al modernamente archivistico BeerBeez; dal generalista Wikia: Beer, creato appunto da Wikia assemblando le pagine prodotte dai suoi stessi users, a quella sorta di schedario per singole etichette (con tanto di consigli per l’abbinamento) che è A tutta birra.

Altro capitolo, quello delle recensioni da condividere nel circuito dei web passionisti: dai più istituzionali Ratebeer e Beeradvocate al più sbarazzino Untappd, vissuto come social network delle schiume. In tema di assistenza all’assaggio analitico, il lapalissiano Degusta Birra: non proprio un sommelier virtuale, ma una guida orientata in tal senso; mentre, per valutazioni ovviamente più approfondite o comunque ambiziose, non si può non citare l’edizione portatile delle Style Guidelines del Bjcp. Infine alcuni navigatori brassicoli ovvero bussole per orientarsi sul territorio: da BreweryMap, il cui nome stesso ne contiene la missione (fungere da antenna dei birrifici nei paraggi), al più ludico Happy Hours, che segnala, appunto, i locali in cui, in quel momento, si sta celebrando l’happy hour.