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E se le West Coast Ipa tornassero di moda?

A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, sentenzia la terza legge della dinamica. Ebbene, quel che vale evidentemente per la fisica, vale (o può valere) anche per le dinamiche che indirizzano le oscillazioni del consenso nel campo dei beni di consumo: quantomeno in quello birrario. Oppure, mettendo a fuoco l’obiettivo su questo settore specifico, si potrebbe ipotizzare come l’incessante, spasmodica a tratti, ricerca della curiosità più fresca e originale, in mancanza di contenuti realmente inediti, si volga al recupero di gusti non diciamo caduti in disgrazia, ma spostatisi nel cono d’ombra di ciò che, via via, domina la scena in quanto nuovo e quindi di moda. Fatto sta che, dopo alcuni anni forse non di egemonia, ma sicuramente di prevalenza, nelle classifiche di gradimento, da parte delle American Ipa in versione hazy (esercito tanto nutrito quanto disomogeneo, includendo le divisioni delle New England, delle Juicy, delle Fruit e delle Milk o Milkshake che dir si voglia), il vento sembrerebbe essersi messo a spirare in altre direzioni. Di quel tanto che basta da far scommettere, tra le tendenze previste per l’anno appena cominciato, su un ritorno di fiamma per le vecchie West Coast: pulite, quando non propriamente limpide, e dalla colorazioni conseguentemente squillanti.

A sostenere questa previsione sono alcune voci sicuramente credibili, non solo per il proprio status personale e professionale, ma anche per il punto di osservazione privilegiato dal quale si trovano a scrutare il panorama e a registrarne le pulsazioni: quello degli stessi Stati Uniti, indiscutibile bacino di gestazione e di attivazione dei movimenti che, per effetto di propagazione, andranno inevitabilmente a interessare e a influenzare, nel giro di qualche tempo, i quadranti brassicoli del resto del mondo. “Ci vorrebbe la palla di vetro — ammette Dennis O’Harrow, head brewer alla Lone Tree Brewing (appunto a Lone Tree) – per indovinare gli sviluppi al bancone: io mi auguro, però, che le West Coast tornino a essere un genere d’avanguardia”. Magari “quest’anno – gli fa eco Jordan Fink, birraio e comproprietario della Woods Boss Brewing (a Denver) – non vedremo un ritorno in massa alle origini; ma il meccanismo è destinato ad avviarsi e a produrre effetti a medio termine. Il che non implica un’eclissi delle hazy, ma una riscoperta di ciò che nelle West Coast la gente amava, come la pulizia visiva e di bevuta”. E, seppure non in termini così netti di adesione alla causa, di “recupero di una piena vividezza del ruolo sensoriale del luppolo”, in (parziale) contrapposizione a ingredienti come lattosio, frutta, lieviti tendenzialmente esterificatori, parla anche Carol Cochran, cofondatrice e contitolare della Horse & Dragon Brewing (Fort Collins): augurandosi fra l’altro che “molti piccoli produttori avviino attività di coltivazione” di filari del tenace rampicante.

Anticipazioni o ipotesi? Intanto un marchio tra i più pregnantemente rappresentativi della fazione occidentalista, ovvero la Green Flash di San Diego, già nel 2019, nel rinnovare la propria grafica, ha imperniato la strategia, tra l’altro, attorno al rilancio della sua West Coast Ipa riportata alla ricetta originale. E in Italia, due marchi vivacemente attenti agli spostamenti in atto sullo scacchiere, come Perugia e MC 77 hanno recentemente firmato due etichette esplicitamente richiamate ai modelli californiani: rispettivamente la Buffalo Circus e (fin nel nome, destinato forse a essere profetico) la West is back.