Lavinia del birrificio La Diana

Per la propria Italian Grape Ale, il birrificio senese La Diana non ha, in ordine al vitigno (o ai vitigni) locali da scegliere come partner, se non l’imbarazzo della scelta. Scelta che la fattispecie vede cadere su uno dei più nobili figli di Bacco abitanti in Toscana: il Sangiovese Grosso, ovvero l’anima e il Dna del Brunello di Montalcino, fornito, in forma di mosto appena pigiato (e lasciato a contatto con le bucce secondo la tecnica propria delle vinificazioni in rosso), da parte dell’azienda agricola L’Aietta (appunto in Montalcino). La sua sua entrata in scena avviene in corrispondenza delle battute finali (10 minuti) della bollitura, onde conseguire tre obiettivi: abbattere tannini (in piccola parte) e carica batterica eventuale; caramellizzare una quota della frazione zuccherina, al fine di estrarre corpo e dolcezza.

A monte abbiamo una miscela secca di tutto malto Pale più una spruzzata di Cara Monaco; e una luppolatura, in solo amaro, affidata monovarietalmente alle mai indiscrete virtù dell’East Kent Golding. Verso valle si prosegue con una fermentazione paziente (un mese), seguita da una maturazione supplementare di 2 settimane a 1 °C (per consentire il totale deposito delle fecce e dei sali insolubili), nonché da un’elevazione di 12 mesi in barrique di rovere francese a media tostatura (provenienti da pregressi cicli enologici, come ambiente di affinamento di vini del Chianti Classico), periodo durante il quale si eseguono la conversione malolattica, le ricolmature dei fusti (a scanso di derive acetiche) e il batonnage per tenere in agitazione i lieviti inclini a depositarsi sul fondo della botte. Finita qui? Macché: una metà della partita di produzione si ferma all’invecchiamento di un anno (ed è la frazione, del lotto 2017, di cui vi raccontiamo nella circostanza); l’altro 50% raddoppia e raggiunge i 24 mesi. Ma veniamo al risultato.

Colore dorato carico, riflessi ambrati, aspetto delicatamente velato, schiuma avorio discreta in abbondanza e tenace in persistenza (giacché piuttosto fine); aromi ampi e caldi: frutta secca (nocciole) e sotto spirito (fichi disidratati, ciliegie), con un etilico giusto un pelo esuberante, panificato dolce a media cottura, mela al forno, spezie (liquirizia, un che di noce moscata), miele, tabacco, legno (corteccia), cioccolato al latte. Da qui si passa all’esperienza liquida: sorso corsaiolo (in barba ai 10.5 gradi e al loro calore pulsante), grazie alla corporatura medio-leggera, alla bollicina vivace, alla funzione equilibrante della dorsale acida (vigorosa) e dei tannini. Bella e pericolosa, la nostra Lavinia.

Lavinia del birrificio La Diana

Nazione: Italia
Fermentazione: alta
Stile: Italian Grape Ale
Colore: dorato
Gradi alcolici: 10.5% vol.
Bicchiere: Calice a chiudere
Servizio: 11-12 °C