Incrocio del birrificio Siemàn

Siamo a Villaga (comune di duemila abitanti o poco meno, nelle campagne attorno a Vicenza) da Siemàn, dove i fratelli Filippini (con Andrea nelle vesti di plenipotenziario in sala cotte) uniscono dal 2017, all’ereditaria attività di vinificatori, quella di produttori di birra. Sempre, però, affidandosi alle virtù dei microorganismi coinquilini in fattoria: quelli residenti sulla superficie degli acini dei loro filari; quelli in generale volteggianti nel microecosistema.

Tra i frutti del loro percorso di sperimentazione c’è questa Incrocio, nome che dichiara esplicitamente l’ingrediente cardine della ricetta: mosto di Incrocio Manzoni, vitigno ottenuto – durante gli anni Trenta del Novecento, da parte dell’eponimo professor Luigi Manzoni (preside della Scuola Enologica di Conegliano, in provincia di Treviso), nel corso di un programma di ibridazione tra cultivar – unendo i geni del Riesling Renano e quelli del Pinot Bianco.

Dal crossover è nata una bacca bianca di gradevole sapidità e di corrispondente mineralità al naso, affiancata a fragranze di fiori di campo e mela matura; ed è lei la protagonista di questa Italian Grape Ale, dalla gestazione studiata: che merita raccontare. Si parte da una miscela secca di malto Pils (al 60%) e frumento crudo (al 40: un’antica varietà locale, naturalmente povera di glutine); si procede, dopo bollitura e luppolatura (dosi omeopatiche in amaro di varietà europee rigorosamente suranné), con la fermentazione, affidata alla madre di lieviti e batteri (un bel po di lattobacilli) di cui si è detto, utilizzati da sempre sul fronte della cantina enologica, e condotta in botte, dove la massa liquida in trasformazione sosta per 12 mesi; a quel punto, sempre in legno, si aggiunge il mosto d’uva, esso stesso (senza trattamento alcuno) conferito a fermentazione avviata (ovviamente sulle proprie bucce), ad apportare ulteriore sostanza sensoriale, nonché supplementare azione microbica e, dunque, metabolica (azione diversa a ogni vendemmia, come diversa ogni anno è la flora indigena messa all’opera).

L’edizione 2018 si presenta, alla mescita, con queste caratteristiche: colore paglierino, aspetto proporzionatamente velato, schiuma bianca di discreta fattura e resistenza; aromi peculiari: un filo di gastrico (rapidamente volatile), più solide basi animali (cavallo) e fenoliche (medicinale), una vigorosa cresta lattico-citrica (yogurt al limone, ricordi di cedro e pompelmo) e un’altrettanto aitante espressione minerale, poi la diffusa tessitura dei petali (artemisia, achillea) e delle polpe fruttate (mela Golden, pera Williams, uva matura), cui fa da gregario un vegetale aromatico da salvia selvatica.

Con tali premesse, si va al sorseggio: facile, pur al cospetto di un’evidente e voluta rusticità (e di una gradazione che sfiora quota 7, avvertibile solo sul petto, in termini di lieve calore), grazie alla corporatura medio-leggera, alla bollicina fine, nonché a una corsa gustativa (morbida in avvio, quindi snella a metà strada e asciutta in chiusura) coesa, capace di armonizzare in sé anche una sottile venatura amaricante e uno scherzo d’astringenza, ambedue avvertibili sul finale di bocca. Bevuta complessa, di grande fascino.

Incrocio del birrificio Siemàn

Nazione: Italia
Fermentazione: alta
Stile: Italian Grape Ale (versione Wild)
Colore: paglierino
Gradi alcolici:  6.8% vol.
Bicchiere: calice a chiudere
Temperatura di servizio: 10-11 °C