Ti sarà inviata una password tramite email.

Hall of Fame. Capitolo XVIII. Rodenbach Grand Cru

Certo, per i puristi della passione birraria, la sorte toccata al nome Rodenbach non è la più eroicamente romantica. Fondato nel 1821 dalla famiglia omonima (tedeschi provenienti dalla Renania a fine Settecento) per mano del patriarca Alexander, che, rimasto cieco a 11 anni non trovò in ciò un impedimento per affermarsi come abile imprenditore e attivista politico, il marchio fiammingo – siamo a Roeselare, Fiandre Occidentali – vive un presente molto meno sturm und drang. Già nel 1998 è passato sotto la proprietà di un produttore industriale, la Palm di Steenhuffel; e in questo 2016, l’acquisizione della stessa Palm da parte del gruppo olandese Bavaria (di Lieshout: un trust da 6 milioni di ettolitri l’anno) ha portato tutto il suo portafoglio nell’orbita di quella che è, a tutti gli effetti, una multinazionale.

rodenbach-copia

Eppure, nonostante questo, a Rodenbach niente e nessuno può sottrarre il merito storico di aver dato il là a uno way of brewing preciso e peculiare: quello al quale Michael Jackson, nella sua Guida Mondiale delle Birre (1977), impose il battesimo con la qualifica di Belgian Red Ales (o Flemish Red Ales o Vlaams Rood o Vlaams Rood Bruin). E malgrado l’acqua passata sotto i ponti sia davvero tanta, ancor oggi le insegne di Roeselare spiccano come termine di riferimento per una genealogia brassicola sulla quale vigilano come si addice a un nume tutelare.

Rodenbach Grand CruEcco perché nella nostra Hall of Fame (sebbene la tipologia di cui parliamo abbia oggi interpretazioni probabilmente più veraci, più rispondenti al profilo delle origini e dunque più apprezzate dalla critica) un posto non poteva mancare, per la capostipite dello Stile Rodenbach, la Grand Cru. Nata come prodotto fermentato e maturato in acciaio (ma con un lievito della casa comprendente in realtà una ventina di microorganismi diversi, lattici in primis), per poi essere interamente affinato in botte fino a 2 anni, oggi è frutto dell’assemblaggio tra una frazione invecchiata (due terzi) e una di birra giovane: mentre il privilegio dell’elevazione in fusto della massa liquida nella sua totalità è appannaggio della millesimata Grand Cru Vintage. E la storia – sebbene sotto astri un po’ più commerciali – continua…