Hall of Fame. Capitolo V. La Thrale’s Imperial Stout

Per la precisione il suo nome era Thrale’s Entire (anzi Intire, secondo la grafia alternativa del tempo): aveva insomma scelto l’appellativo tipologico con cui le Porter stesse avevano debuttato (un mezzo secolo prima); un appellativo che ancora affiancava quello destinato alla fine a diventare il nickname definitivo. Comunque sia, quel che conta era la muscolatura del prodotto, opportunamente carrozzato per qualsiasi spedizione; tanto attraverso i rigori delle rotte baltiche, quanto sotto la minaccia delle torride calure proprie delle latitudini lungo le quali si doveva transitare per raggiungere i contingenti di Sua Maestà impegnati nelle imprese coloniali in Sierra Leone e in Bengala. Perché questo, appunto, era il raggio d’azione della Thrale’s Intire. E a tale proposito, proprio alla luce di tale difformità nelle destinazioni commerciali, alcuni cultori della storia birraria arrivano a mettere in dubbio che la genesi della Imperial Stout sia necessariamente quella riferita dalla ricostruzione tradizionale; ovvero legata alla necessità di abbassare il punto di congelamento del liquido, a fronte del rischio collegato alle polari temperature dei tragitti verso i porti di sbarco zaristi sulle coste delle attuali repubbliche di Lettonia, Estonia e Lituania.

Certa è la storia successiva della birra e del marchio, entrambi rilevati nel 1781 da Barclay & Perkins: il cui brand – dopo aver formalizzato l’adozione, per quella ricetta (o comunque per la sua ulteriore evoluzione), della definizione di Imperial Russian Stout – venne a fondersi, due secoli dopo (era il 1955) con i dirimpettai della Courage: e sotto tali insegne l’erede di quella Irs primigenia ha continuato a essere prodotta fino al 1993.



