Düsseldorf: beer tour alla ricerca delle migliori Altbier
Spostandosi lungo il Reno si raggiunge Düsseldorf, storica rivale di Colonia. Se la sponda sud appartiene alle chiare Kölsch, qui ad imperare sono la Altbier, uno stile ibrido (un lievito da alta con un protocollo da lager) dal profilo maltato e ramato. Ecco il racconto di una città vivace, tra architetture moderne, comunità vivaci e storiche mescite dove il tempo sembra essersi fermato.

Düsseldorf è la capitale del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, pur avendo poco più della metà degli abitanti della vicina (e rivale) Colonia. È famosa per l’impressionante riqualificazione della Rheinuferpromenade, il lungo fiume che fino al 1990 era una trafficatissima strada a doppia carreggiata per senso di marcia. Il 15 marzo del 1990 l’avvio dei lavori è stato festeggiato con una grande festa nella piazza principale con circa 2.000 litri di birra gratis. Un progetto terminato il 15 dicembre 1993, dopo soli tre anni e mezzo (e perfettamente nei termini pianificati), con una spesa di 550 milioni di marchi. La strada è stata interrata con un tunnel lungo due chilometri dove oggi transitano 55 mila veicoli al giorno; in superficie invece è stata creata un’enorme area pedonale, un vero gioiello di tranquillità e gioia di vivere.
La città è inoltre sede della più grande comunità giapponese della Germania, la terza in Europa dopo Londra e Parigi. A Düsseldorf operano circa 400 aziende giapponesi e circa 8.400 cittadini del Sol Levante vivono in città. Questo ha ovviamente (vista la scarsa propensione all’integrazione da parte dei sudditi dell’Imperatore Naruhito) creato una ricca Little Tokyo — tra la stazione ferroviaria e il centro storico — con un sacco di ristoranti dove trovare autentico cibo nipponico: una bella alternativa quando ci si stufa del cibo tradizionale teutonico.

La tradizione delle Altbier
Noi siamo però qui principalmente per la birra e ci dirigiamo nelle graziose vie del centro storico (Altstadt), dove si concentrano i locali di mescita dei birrifici cittadini, depositari della tradizione delle Altbier. Il termine tedesco alt si può tradurre con “vecchio” e fa riferimento al tipo di fermentazione (alta) tradizionale, rispetto alle più moderne (e diffuse in tutta la Germania) Lager.
Lo stile in realtà non è così antico, risale al XIX secolo; all’inizio del XX secolo si contavano più di cento birrifici in città, poi le due guerre mondiali hanno decimato i produttori, pur non intaccando affatto la tradizione delle Alt e l’attaccamento dei cittadini verso questo affascinante stile. Qui i bicchieri sono leggermente meno slanciati (più bassi e più larghi) di quelli di Colonia, e appena più capienti (25 cl, contro i 20 delle Kölsch). Il colore diventa più scuro e l’equilibrio si sposta sui malti, pur avendo livelli di luppolatura tutt’altro che timidi.
Le Gaststätten di Düsseldorf sono luoghi molto tradizionali, arredati con il gusto e con il calore tipico tedesco: arredi in legno, luci calde e grande cura nei dettagli. Sono ambienti dove ci si sente immediatamente accolti, frequentati da un pubblico estremamente trasversale: dai pensionati assorti nei loro pensieri fino a giovani coppie, gruppi di amici e colleghi di lavoro.

Le birre da provare a Düsseldorf
Per scoprire lo stile non si può non partire da Schumacher, il più antico della città. Il birrificio ha aperto i battenti in pieno centro nel 1838. Il successo fu tale che dopo pochi anni, nel 1871, fu necessario il trasferimento in Oststraße, dalle parti della stazione ferroviaria. La sede originaria però rimane, è chiamata Im Goldenen Kessel (“al calderone d’oro”) e ovviamente il pentolone fa bella mostra di sé sulla facciata del locale — una tradizione comune per tanti paesi europei dove si era soliti apporre un’insegna “parlante” comprensibile anche dagli analfabeti. Il locale in centro ha grande fascino, ma preferisco la grande Stube annessa all’attuale birrificio. La Alt della casa ha un bellissimo color ramato, limpido, con una schiuma compatta e splendida. Il naso è maltato, con belle note di biscotto e caramella d’orzo; bocca slanciata, fresca, facile, con un amaro terroso e lungo. Sembra più leggera di quello che è, con un finale dove emerge una inaspettata nota di arancia amara, quasi chinotto. Una birra luminosa, che ricordo con grande gioia. Per dovere di cronaca ho assaggiato anche la 1838er, con dry hopping di Cascade e Galaxy (3 euro, contro i 2,90 della classica): appena più profumata al naso (dove comunque vincono i malti), in bocca l’ho trovata inutilmente dolce, con i luppoli poco integrati che creano un fastidioso effetto tè alla pesca, terroso e fruttato. Meglio rimanere sui classici.
Come quella di Schlüssel, ancora più scura: un bel rame carico, quasi marrone. Naso maltato da Brown Ale, con un filo di diacetile e conseguente nota di crème caramel (tutto sommato non spiacevole). Bocca più morbida e tonda, con un bel corpo; del resto gira sui malti, è più piena e grassa, decisamente meno scattante, con un finale imperniato sulle tostature, crema gianduia e frutta secca. L’ho trovata meno divertente.
Quasi all’opposto la Füchschen. Il colore è simile, forse appena più spento; la schiuma bella, compatta e pannosa. Il naso è nocciolato, poco ampio e monodirezionale sulla frutta secca; la bocca al contrario è molto magra, al limite del watery, e corta.
Decisamente interessante invece Kürzer, nuovo innesto nel panorama delle Alt. Nella loro homepage si legge: “coltivare la tradizione in chiave contemporanea”. Il piccolo birrificio nel cuore dell’Altstadt è stato aperto nel 2010. L’annesso locale di mescita rinuncia al classico arredo tradizionale per optare per un’atmosfera molto più contemporanea e minimalista. La Alt viene spillata da un finto fusto in vetro collegato direttamente ad un tank: la birra viene richiamata dal banco con una pompa, a garanzia di avere un bicchiere sempre fresco con il liquido che staziona il meno possibile a contatto con l’aria. Sarà pure un locale moderno, ma anche qui tutti bevono la Alt. Nel 2023, con un investimento di 2 milioni di euro, Kürzer ha aperto una seconda sede nel periferico quartiere di Flingern. Qui il birrificio ha l’aspetto di una taproom americana, con il modernissimo impianto che troneggia su semplici tavoli e all’immancabile (e molto hipster) tavolo da ping-pong. Non producono solo Alt, ma anche Helles, Rotbier, Pale Ale e Belgisch Blonde. La birra più amata anche qui resta la tradizionale Alt, che si presenta di un bell’ambrato carico con riflessi vinosi e bella schiuma beige molto fine. Bellissima apertura maltata: carruba e fichi secchi. Bocca ampia, golosa di malti scuri, corpo centrato, amaro finale sottile ed elegante. Servita a temperatura più alta e molto scarica di gas, quasi inglese nel sorso. Mi è piaciuta molto, elegante e appagante.
Sempre sul filone modernista segnalo anche Hitchcoq, un ristorante specializzato in Nashville-Style Hot Chicken (fate attenzione a come è scritto). Oltre ad una interessante selezione di vini e di birre ospiti (tra cui Verdant, Stone, Fierce Beer, Northern Monk, Põhjala, Lervig) si può bere la Altfred, servita in atipici bicchieri da 30 cl: velata, meno brillante anche nel tono; naso molto ricco sui malti, un pelo più tostati delle sorelle; bocca corrispondente, scorre poco, ma è profonda e appagante. Un altro modo di intendere lo stile, che mi ha convinto meno pur essendo molto gastronomica e adatta al locale.
Lascio per ultimo l’imperdibile Uerige, certamente il più noto e turistico birrificio cittadino. La Alt di casa è splendida, appena più scura della Schumacher, con un bel naso di nocciola, frutta secca e castagna essiccata. La bocca invece è asciutta, secca, dritta. Amaro un pelo rude (molto tedesco), ma finale ordinato con ottimo equilibrio malto-luppolo. Ricca e complessa, un vero piacere. Da Uerige ho fatto diverse soste, sia per bere che per uno spuntino (ottime le Zwei Soleier, due uova sode in salamoia, e il formaggio Mainzer marinato), ma l’ultima è stata quella che mi rimarrà indelebilmente nei ricordi.

Avevo l’aereo alle 12:30, l’aeroporto è ottimamente collegato con la città — appena 12 minuti di treno — e il locale apre alle 10:00: c’era il tempo per qualche ultima Alt. Entro alle 10 spaccate e mi siedo nella grande sala principale, quella che affaccia su Rheinstraße (dove d’estate viene allestito un enorme dehors). Il locale è deserto, salvo un via vai di camerieri intenti ancora a sistemare le ultime cose per l’apertura. Per qualche minuto nessuno mi nota, poi un Köbes si accorge della mia presenza, mi confonde probabilmente per uno del posto e mi chiede, ovviamente in tedesco, se ne voglio “una”. Annuisco — senza parlare — e subito arriva una bella Alt. Me la gusto in silenzio, poi faccio un cenno e ne porta un’altra.
Verso la fine del secondo bicchiere arrivano due tour organizzati: una sessantina di americani e canadesi che riempiono letteralmente tutta la sala. Le guide annunciano che ci sarà una birra per tutti. Il Köbes mi guarda e sembra preoccupato: deve servire tutta la sala e ha paura di lasciarmi troppo tempo con il bicchiere vuoto. Mi porta una birra ancor prima che finisca la precedente, accompagnata da quello che mi è sembrato un accenno di sorriso. Le successive (mi sono fermato a sei, per limiti di tempo) sono arrivate senza chiederle, e mi hanno reso felice e fiducioso. Ho lasciato Uerige pensando che forse non siamo così perduti, che forse c’è ancora un futuro per l’umanità.



