Don Quisciotte del birrificio Liquida

Tra le prime luppolate uscite fuori dal birrificio ferrarese Liquida – capitanato in produzione da quel Luca Tassinati già conquistatore del titolo birraio emergente 2018 allora in forza al birrificio umbro Altotevere – troviamo questa West Coast IPA presentata nel formato in lattina e vestita con grafica molto accattivante.

Una volta abbassata la linguetta si capisce di avere a che fare con un bel bouquet esplosivo. I luppoli sono i classici Mosaic, Columbus e Citra, un tris vincente calato da mani esperte e affiancato da malti pale e pils, oltre l’immancabile avena; il tutto affidato alla fermentazione del lievito American Ale. Naso bello ficcante dicevamo quello della Don Quisciotte che si distingue però tra le tante interpretazioni per pulizia e freschezza. Come se non si fosse cercato di alzare il volume e basta con il rischio di rumori di sottofondo (leggasi sensazioni sgradevoli vegetali, eccessi resinosi e simili), ma piuttosto inseguito un effetto esplosivo privo di estremismi e sensazioni monocordi. In effetti dal bicchiere risalgono frutta tropicale – zest di pompelmo, papaia, ananas – e una sensazione diffusa di fiori bianchi, a cui segue una bella corrente verdeggiante che rimanda  a resine boschive.

Detto di un aspetto dorato brillante, sormontato da bella schiuma fine, all’assaggio l’ingresso risulta pieno, avvolgente, forse fin troppo compiacente con le moderne versione per essere etichettata come una west coast ipa. Ma fortunatamente la birra prosegue la corsa velocemente lasciando un punto di amaro percettibile e netto, enfatizzato da un finale erbaceo, a cui fa seguito una dolcezza maltata di ritorno, che porta con sé un tocco retrolfattivo persistente di frutta gialla (pesca) e litchi. Anche l’alcool che fa leggermente capolino sia come pungenza nelle retrovie nasali, sia come leggero calore boccale (6,6 il valore alcolico raggiunto), contribuisce all’architettura di una pinta dalle curve ben delineate. Una pinta che si inserisce senza dubbio come esempio degno di nota tra quelle interpretazioni di IPA italiane che dopo le evoluzioni juicy guardano con rinnovato interesse alle care vecchie West Coast, creando comunque qualcosa di nuovo rispetto al passato. E questo, siamo sinceri, a noi piace.