AAA luppolo italiano cercasi

Il luppolo forse ancora più del malto, potrebbe diventare l’elemento di maggiore caratterizzazione della produzione brassicola italiana. L’ingrediente che, in altri termini, consentirebbe a tutto il mondo di identificare una birra come proveniente dalla nostra nazione o con un carattere spiccatamente italiano anche senza conoscerne in anticipo la provenienza. Nulla di nuovo in realtà. Basta infatti pensare a come proprio il luppolo sia stato in questi ultimi anni – prima degli utilizzi di botti e vino, delle collaborazioni e delle one shot –, e in buona parte continui a essere, il vero propulsore di novità. Gli ultimi periodi di produzione birraria artigianale potrebbero, volendosi spingere ad una classificazione simile a quella che si fa per cicloni e anticicloni, o ancora meglio, con le ere preistoriche, essere nominati con i luppoli che li hanno contraddistinti. Quindi avremo cascade, nelson sauvin, citra, motueka e così via. E anche in questo momento molto probabilmente un luppolo sta comparendo sul mercato.


Un legame più profondo con la terra e con la produzione agricola è inoltre un passaggio auspicabile e che porterebbe il movimento a una maturità piena. Certo la coltivazione in larga scala del luppolo comporta delle difficoltà non trascurabili sia a livello tecnico che a livello di investimento economico. Ma con un’agricoltura sempre più in crisi e che cede i propri terreni per l’installazione di pannelli fotovoltaici rinunciando così alla propria naturale vocazione, nuovi stimoli provenienti da un settore in forte crescita e ricco di idee non possono che essere visti con forte speranza. Per fare ciò sarebbe però bene che si passasse da un modello tipicamente italiano, riassumibile con la formula “ognuno pensi a se stesso”, a uno più moderno che veda l’impegno di tutti, per condurre una sperimentazione prima, e una coltivazione poi, che possano essere utili non solo al singolo produttore ma a tutto il movimento. Servirebbe, e ahinoi, non solo parlando di luppolo, ma qui si sta ragionando di questo, una maggior spinta del mondo brassicolo artigianale italiano, a fare sistema. Come si può pensare di analizzare fino in fondo il problema se ognuno va per la propria strada? Anche i birrifici più strutturati e che comunque in questo settore stanno facendo passi da gigante potrebbero trarre enorme giovamento da una sperimentazione condotta in modo più capillare e su tutto il territorio nazionale, capendo per esempio quali varietà si adattano meglio al nord e quali al sud, su quali si può fare affidamento per l’apporto aromatico e su quali per l’amaro e così via. In tempi di crisi nuove idee e nuovi stimoli possono essere un volano di grandissima portata per ripartire, al quale rinunciare sarebbe un peccato troppo grande per essere contemplato. Chi solo cinquant’anni fa avesse pensato che in Franciacorta potesse fare più gola un campo di vite che un bel capannone sarebbe stato preso per folle. Le cronache ci dicono che il folle non era chi investiva in natura.
Articolo di Eugenio Signoroni
tratto da Fermento Birra Magazine n. 5




QUOTO…”Per fare ciò sarebbe però bene che si passasse da un modello tipicamente italiano, riassumibile con la formula “ognuno pensi a se stesso”, a uno più moderno che veda l’impegno di tutti[…]Servirebbe, e ahinoi, non solo parlando di luppolo, ma qui si sta ragionando di questo, una maggior spinta del mondo brassicolo artigianale italiano, a fare sistema[…]”
come non essere d’accordo…proprio per questo è stata da pochi mesi fondata l’Associazione Italiana Luppolo (www.luppolo.org), un’associazione no-profit che vuole proprio fare sistema ed evitare che ognuno pensi per se stesso…noi siamo qui aperti al confronto con tutti!!!
Michele Bessone
Pres. Associazione Italiana Luppolo
Salve,
Sarei interessato ad avviare un luppoleto, quali specie mi consigliate di piantare, quali sono le più richieste? Grazie mille.
Valentino.