Viaggio alla fonte della Pils

Uno di quei posti che ogni amante di birra conosce e che vale la pena visitare, per arrivare dove ha avuto origine uno degli stili che più ha modificato il modo di concepire e fare la birra. Di birre ne ho bevute e un po’ nella vita ho viaggiato, ma ero comunque curioso di potere bere qualche sorso da uno di quei barili, curioso di sentire la discendente di quella birra primigenia quando ancora non ha ricevuto l’aggressione della pastorizzazione. Arrivato al dunque quindi, con il mio bicchiere nelle mani ghiacciate davanti al vetusto e molto coreografico uomo che spilla da un rubinetto dell’immenso tino, sono pieno di aspettative.

Dotato di autorizzazione mi servo da solo: bella emozione spillare direttamente da un tino del genere e soprattutto in un posto del genere, mi sento quasi un bambino e, proprio come un bambino, mi verso un bel bicchiere di sola schiuma! La pressione con cui scende la birra è davvero notevole, avrei dovuto immaginarlo data la quantità contenuta nella botte. Quel vecchiettino sapeva bene il fatto suo. Prese le misure riesco a procedere con il secondo assaggio, ritrovando in sequenza quanto sentito prima. Quello che non mi persuade è la mancanza delle note di spicco di questa birra, poi comprendo. È l’equilibrio. È il punto di inizio. Mi aspettavo qualcosa di incredibile, di caratterizzato, qualcosa che sconvolgesse le mie papille gustative tanto da scordare dove ero e cosa bevevo. Nella sua città natale la Pils è una birra che presenta tutte le caratteristiche della Pils, ma senza estremismi, con grande equilibrio, direi quasi con pacatezza. Una birra che è stata nel tempo di ispirazione per molti, tanto da diventare uno stile. Io all’inizio ci son arrivato partendo dalla fine. Partendo da prodotti che a questo tipo di birra si sono ispirati, valorizzandone ora l’una ora l’altra caratteristica. Era questo che non capivo, credevo di essere alla fine ed invece ero all’inizio.
Articolo tratto da Fermento Birra Magazine n. 1



