Stili da riscoprire: Sahti, Gotlandsdricke e Koduolu
Siamo consapevoli che gli appassionati di archeo-tipologie birrarie storceranno il naso a fronte della nostra scelta di presentare con questo taglio l’argomento di cui ci accingiamo a parlare. Ma l’intento è quello di segnalare, al di là delle differenze che caratterizzano tre ricette di altrettanti Paesi del quadrante baltico, il loro reciproci legami di affinità; a sottolineare l’innegabile presenza di una stessa consuetudine che, pur con varianti di caso in caso riscontrabili, accomuna il costume alimentare – almeno in materia di fermentati da cereali – proprio di tre Nazioni tra loro vicine. La vicenda è quella che riguarda Svezia, Estonia, Finlandia e, nel panorama delle produzioni brassicole tipiche di quest’ultima, l’esistenza in vita di una tradizione davvero peculiare quale quella del Sahti. Il quale può, senza ombra di dubbio, essere definito fratello di due tipologie ad esso estremamente somiglianti: lo svedese Gotlandsdricke e l’estone Koduõlu.


In Svezia invece sull’isola di Gotland, capiterà di poter sorseggiare il Gotlandsdricke, che, in sintesi, ricalca le caratteristiche di preparazione (dunque le fattezze sensoriali) del cugino lappone, salvo – stando ad alcune fonti – discostarsene per un più sistematicamente ricorrente tono di più o meno marcata affumicatura. E in Estonia? Qui, come detto, si avrà modo d’incontrare il Koduõlu; la cui procedura di lavorazione sembra davvero non distinguersi da quelle appena descritta. E dunque, vale la pena di valutarla, la tesi che proponiamo; quella di un Sahti uno e trino finlandese, con passaporto anche estone e svedese.




