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Le migliori birrerie di Firenze: dal Duomo a S. Ambrogio

Il rischio di girare nel cuore di Firenze con lo stomaco vuoto, a due passi dalle meraviglie rinascimentali di piazza della Signoria, è quello di finire in un bar o ristorante anonimo con personale frettoloso e una ridottissima scelta nel piatto o nel bicchiere. La massificazione del gusto, non è una novità, contribuisce a creare il deserto attorno alle piccole produzioni di qualità, ne ostacola il flusso, oppone alle differenze e alle varietà un’opzione unica, facile, riconoscibile e anonima. Nella giungla di locali di schiacciatine e birre nazionalpopolari, all’ombra dei tendoni dei carretti di souvenir e oggettistica varia in vera finta pelle, anche le antiche vie più sbatacchiate dai flussi del turismo regalano piccole oasi dove ristorare il palato con pinte di ottima origine e fattura. Girato l’angolo di uno dei circuiti più frequentati, al centro del triangolo formato da piazza della Repubblica, Signoria e museo del Bargello sorge il King Grizzly. All’interno lo spazio è limitato e tutto dedicato alla celebrazione di malto e luppolo, con il bancone dove trovano posto etichette artigianali, suddivise tra firme nazionali e internazionali, e una serie di cimeli, poster e bottiglie vuote per ricordare a chi entra cosa si beve da queste parti. Quando il tempo è clemente e il locale si riempie, la cornice pittoresca di piazza dei Cimatori offre una visione davvero gradevole per i bevitori. 

Per completare la metà medicea e rinascimentale di Firenze, quella delimitata un tempo dalla mano dell’uomo, che aveva disegnato mura e torri, e dalla natura, che la riparava al di qua dell’Arno, si percorre il Corso in direzione di piazza Beccaria e ci si imbatte lungo Borgo la Croce nella birreria Articolo 17, nuova e dinamica esperienza nata dalla passione di due fratelli, Zeno e Erio Agua, per il mondo craft. Sulla lavagna che sovrasta il bancone si alternano nomi grandi e piccoli della scena brassicola italiana ed europea, scelti con cura dai due publican con interessanti incursioni tra i paesi emergenti del mondo birrario. Ospiti fissi delle vie dell’impianto anche le due ricette finora sviluppate dal pub stesso: la pale ale Aurora e la porter My name is Andrew. I ripiani illuminati del frigorifero offrono lattine e bottiglie adatte a dissetare e a accompagnare la playlist allegra del locale con altre più ricercate, da meditazione.