La birra rifermentata in bottiglia? Un’invenzione di un prete pescatore
Esiste una secolare competizione tra le regioni di più radicata tradizione brassicola (Germania, Belgio, Regno Unito e, assai più recentemente, gli Stati Uniti): un confronto che vuol misurare chi abbia partorito il maggior numero di innovazioni destinate a incidere in profondità sulla storia della bevanda. Ebbene, in tal senso, sembra che il round relativo all’invenzione della birra in bottiglia – o meglio, dell’imbottigliamento – debba essere assegnato alla Gran Bretagna e ai suoi rappresentanti.
La leggenda attribuisce il primo confezionamento in vetro della storia alla fortunata svista – accaduta circa 450 anni fa – di un parroco anglicano dello Hertfordshire, di nome Alexander Nowell, vissuto nel corso del XVI secolo. Appassionato di pesca, in occasione di una giornata sul fiume, avendo portato con sé una mezzo litro ben colmata di una sua Ale autoprodotta, l’avrebbe poi dimenticata in mezzo all’erba, a pochi passi dalla riva. E tornato in quei pressi alcuni giorni dopo, l’avrebbe trovata non solo ancora piena, ma addirittura animata da un vigore pirotecnico, sentendola, alla rimozione del tappo, esplodere come una pistola. Sarebbe questa, insomma, la cronaca dell’incontro tra l’uomo e la rifermentazione post confezionamento; e sebbene, chiaramente, si tratti di un racconto i cui contorni appaiono sfumati e confusi nel tessuto della ricostruzione immaginaria, nonostante ciò, come tutti i miti, contiene un fondo di verità.

Oltre alla soppressione dell’imposta-zavorra di cui si è detto, dopo la metà del XIX secolo, a spingere il vetro fu inizialmente anche un trend di diminuzione dei consumi: a fronte di uno smercio molto meno fluente, i publican presero a preferire le bottiglie ai cask. Inoltre, un secondo decisivo fattore d’impulso fu il passaggio dalle chiusure manuali in sughero (ancora nel 1870 una brewery, specialmente se di grosse dimensioni, doveva avere a libro paga un piccolo esercito di sigillatori) a formati più evoluti e moderne: il tappo a vite (ideato dall’inglese Henry Barrett) compare del 1879; mentre quello a corona (padre del quale fu lo statunitense William Painter) lo segue nel 1892. Infine, a consolidare stabilmente la pratica dell’imbottigliamento fu una sequenza di progressi tecnologici: la pastorizzazione (inapplicabile su legno) che dava longevità alla birra; e gli avanzati sistemi di filtraggio ed eliminazione del depositi che, introdotti in America, risolsero il problema della mancanza di limpidezza (tanto evidente attraverso il vetro e tanto, allora, fortemente sentito presso la clientela).




