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E se il termine IPA fosse nato in Australia?

ashbys-export-ipaIndia Pale Ale, senza dubbio lo stile più amato e consumato dai bevitori di birra artigianale. E se a inventare il nome non fossero stati gli Inglesi ma gli Australiani? I cultori della materia stiano tranquilli: non è nostro intento alimentare la confusione sul tema, del resto già sono in tanti, tra gli Ipa-lovers, quelli che pensano sia uno stile americano… No, la tipologia – stando alle ultime ricerche storiografiche – è e rimane genuinamente inglese. In questo caso si parla non della ricetta, ma della denominazione, la cui menzione primigenia sembra infatti risalire al 1829, riferita a un’inserzione pubblicitaria pubblicata però, appunto, nel Paese dei canguri; e in particolare sull’edizione del 29 agosto della Sydney Gazette and New South Wales Advertiser, il primo giornale a essere stampato nell’allora colonia di Sua Maestà in Oceania.

Un’attestazione in netto anticipo su quella che finora è stata considerata la più antica apparizione dell’acronimo, riferita al Regno Unito e alle colonne di un altro quotidiano, il Liverpool Gazette, nell’edizione giornata del 30 gennaio 1835. Insomma, con un vantaggio di ben 6 anni rispetto ad allora, e in un’ambientazione all’altro capo del mondo guardando l’Inghilterra, ecco spuntare quella definizione che, due secoli o poco meno dopo (cioè oggi) avrebbe impazzato nei pub e nelle classifiche di gradimento di tutto il pianeta.

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Scendendo nei dettagli, accompagnati dal nostro Virgilio, in fatto di Gran Bretagna e dintorni, ovvero Martyn Cornell, la reclame promuove gli articoli in vendita all’Emporio Sparks, citando la disponibilità di due birre, la Taylor’s e la East India pale ale.

taylor walker pale aleDunque, sebbene la paternità della Ipa non sia esplicita, si tratta, con ogni probabilità, di quella prodotta dalla Taylor Walker (fondata a Londra nel 1730 e dal 2015 sotto la proprietà della Greene King): un marchio che esportava con successo verso il Nuovo Galles del Sud non solo le sue Stout e Porter (dal 1822), ma anche, appunto, le propria Pale Ale (documentate in Australia dal 1823). Nel caso specifico di quest’inserzione, doveva trattarsi di due versioni proprio di quella Pale Ale: l’originale (meno luppolata) e la secondogenita, qui battezzata proprio EIPA.