E se il termine IPA fosse nato in Australia?

Un’attestazione in netto anticipo su quella che finora è stata considerata la più antica apparizione dell’acronimo, riferita al Regno Unito e alle colonne di un altro quotidiano, il Liverpool Gazette, nell’edizione giornata del 30 gennaio 1835. Insomma, con un vantaggio di ben 6 anni rispetto ad allora, e in un’ambientazione all’altro capo del mondo guardando l’Inghilterra, ecco spuntare quella definizione che, due secoli o poco meno dopo (cioè oggi) avrebbe impazzato nei pub e nelle classifiche di gradimento di tutto il pianeta.

Scendendo nei dettagli, accompagnati dal nostro Virgilio, in fatto di Gran Bretagna e dintorni, ovvero Martyn Cornell, la reclame promuove gli articoli in vendita all’Emporio Sparks, citando la disponibilità di due birre, la Taylor’s e la East India pale ale.
Dunque, sebbene la paternità della Ipa non sia esplicita, si tratta, con ogni probabilità, di quella prodotta dalla Taylor Walker (fondata a Londra nel 1730 e dal 2015 sotto la proprietà della Greene King): un marchio che esportava con successo verso il Nuovo Galles del Sud non solo le sue Stout e Porter (dal 1822), ma anche, appunto, le propria Pale Ale (documentate in Australia dal 1823). Nel caso specifico di quest’inserzione, doveva trattarsi di due versioni proprio di quella Pale Ale: l’originale (meno luppolata) e la secondogenita, qui battezzata proprio EIPA.



