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Crostini radicchio e ricotta con English IPA

Le India Pale Ale, un caso di scuola per evidenziare come la percezione generale di un concetto possa essere influenzata da luoghi comuni dominanti, tanto stravolgere e in certi casi sovvertire la realtà stessa delle cose. Qui il riferimento è chiaro: una tipologia nata in Inghilterra nel Settecento; la cui applicazione negli Stati Uniti vede poi discenderne una versione il cui successo eclissa l’edizione primigenia. Un successo deflagrante, da parte delle versioni a stelle e strisce, di proporzioni tali per cui oggi una fetta consistente della platea dei consumatori risulta convinta che quella tipologia sia a tutti gli effetti americana, ignorando le sue origini britanniche.

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E noi, stavolta, rendiamo invece omaggio proprio a quelle origini, consacrando alla English Ipa un matrimonio in cucina: i crostini radicchio rosso e ricotta (l’uno e l’altra lavorati in una crema ben amalgamata), arricchiti con noci. Antipasto agile e sfizioso o spuntino altrettanto efficace nel regalare gusto e leggerezza, si preparano con null’altro se non gli ingredienti dichiarati nel titolo stesso: le purpuree foglie dell’ortaggio che è vanto dell’agricoltura veneta; il sottoprodotto principe della coagulazione casearia del latte; i preziosi gherigli della frutta secca che è classica accompagnatrice dei pasti apparecchiati durante la stagione fredda; le basi di pane tostato, meglio se integrale, nella fattispecie. Un boccone allegro e appagante. Dotato di un struttura morbida, imperniata attorno al discreto contenuto sia in proteine (apportato in tandem dalle noci e della ricotta), sia in carboidrati (ai quali, oltre che, di nuovo, le noci, provvedono le fette di pane); caratterizzato da una non irrilevante frazione grassa (le noci, ancora loro, ma anche la ricotta); definito da un respiro aromatico lieve e da un’architettura gustativa poggiante sui pilasti del dolce (il latticino), dell’amaro (il radicchio), del tostato (i crostini in sé e le immancabili noci).

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Perché le India Pale Ale all’inglese? Perché la sua luppolatura in amaro si attenua reciprocamente con quella della nostra cicoria rosseggiante; perché la tostatura dei malti ambrati richiama la frutta secca; perché, infine, il suo aroma hopping (terroso e dalle venature, ancora, di frutta da guscio) dialoga in modo perfettamente armonico coi profumi del piatto. E veniamo ai suggerimenti specifici circa i prodotti; tra quali ne scegliamo quattro, direttamente dalla madrepatria: la India Ale di Samuel Smith, da 5 gradi; la Ridgeway Ipa, da 5,5 gradi; la Burton Bridge Empire Pale Ale e  la Fuller’s Ipa, entrambe da 7,5 gradi. Tra le italiane segnaliamo la English IPA di Cane di Guerra o la Suburbia di Birra Perugia.