Birra e bicchieri: il Tulip Lager Glass

Il primo a salire sul nostro ideale palcoscenico è quello che gli inglesi (tra i più seriamente impegnati catalogatori del manufatto birrario per eccellenza) indicano come Tulip Lager Glass. In pratica un bicchiere a colonna (sia esso provvisto di uno stelo molto corto; oppure totalmente privo di elementi di raccordo tra piede e fusto) caratterizzato da un diametro progressivamente crescente, nel salire dalla base alla sommità, in modo da determinare una silhouette flessuosamente svasata.

Quali i motivi di una simile resistenza alle leggi del tempo e del ricambio? Probabilmente un insieme di fattori: di tipo, contemporaneamente, identitario in senso sia territoriale sia, soprattutto, stilistico (se un produttore inglese adotta questa morfologia per veicolare la sua Lager, qualcosa vorrà dire); e di tipo effettivamente meccanico-sensoriale. Oltre che favorire (in virtù della sua longilineità a vita stretta) la formazione di un buon cappello di schiuma, l’architettura del bicchiere a colonna sembra pensata appositamente per veicolare in modo veloce verso le narici le non sempre esplosive cartucce aromatiche di una bassa fermentazione. Peraltro, l’apertura via via crescente, fino alla svasatura sommitale, risulta in grado di più efficacemente diffondere i profumi di una Pils, statisticamente maggiori – pur restando in ambito Lager – di quelli (ad esempio) di una Dortmunder o di una Bavaria Hell.



