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Birra e bicchieri: la pinta inglese

Nella nostra galleria di bicchieri da birra, una parete speciale, con faretti a illuminare bene, è dedicata al più classico dei modelli britannici: la pinta. Intendendo con essa, visto che il termine in inglese ha un’accezione assai più ampia e generica, trattandosi originariamente di un’unità di misura) in particolare quella a sezione troncoconica e a parete liscia, con eventualmente piccole e non stravolgenti variazioni sul tema.

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Contrassegnata, appunto, da una dimensione precisa (i 568 millilitri: mentre la statunitense si ferma a 473) e accompagnata, nello scenario dei pub, da una parallela edizione di metà statura (la half pint: guardata con una certa sufficienza dai frequentatori passionisti del bancone), si può considerare una figlia del mug, dal quale – nella sua versione a fianchi scanalati – deriverebbe, già entro i primi due decenni del XX secolo, per processo di semplificazione, rinunciando al manico e adottando una superficie esterna perfettamente regolare.

La sagoma originaria sarà poi affiancata, nel 1948 – a firma del grafico Alexander Hardie Williamson (un mostro sacro del settore), in forza allora alla United Glass – da quella provvista di una bombatura proprio lungo la parete esterna, nei pressi della sommità (a formare una sorta di anello), e battezzata come nonik: appellativo derivante dall’unione delle due voci costituenti la locuzione no nick (nessuna sbeccatura); e giustificato dal fatto che tale sporgenza aveva la funzione di impedire il contatto appunto tra i bordi dei bicchieri allineati, diminuendo così l’eventualità di produrre incrinature nel vetro, in seguito alle assai frequenti occasioni di urto. Un’aggiunta, quella piccola dilatazione del fusto, che si sarebbe rivelata utile anche per rendere più salda la presa, contribuendo a fare della new pint – come detto – la più popolare e la più diffusamente utilizzata. Uno sviluppo assolutamente non previsto, in principio, e destinato a configurarsi, a partire dal 1970, come una vera e propria egemonia.

Pinta AmericanaUn’egemonia oggi vacillante, per più ragioni. Da un lato l’attenzione alla scelta del recipiente più adatto alle singole tipologie ha messo in crisi l’idea stessa di un qualsiasi monopolio. Dall’altro, nello stesso ambito specifico delle pinte, si è assistito – parallelamente a quella degli stili a stelle e strisce – all’ascesa irresistibile delle già citate pinte americane. Le quali anzi, in ambito italiano, hanno generato la cosiddetta pinta romana, le cui dimensioni corrispondono ai 33 centilitri.