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Birra artigianale italiana al 4,2%, ma i birrifici restano piccoli

Circa 720.000 ettolitri di birra artigianale prodotti nel 2025, pari al 4,2% della produzione birraria nazionale. È il dato che emerge dalla nuova elaborazione di Unionbirrai, presentata il 15 ottobre a Milano durante il convegno Filiera Birra 2026. Una percentuale superiore al 3% intorno al quale era stato a lungo collocato il comparto artigianale italiano, anche per la difficoltà di disporre di rilevazioni precise. Più che indicare una crescita della produzione, tuttavia, il nuovo dato offre una fotografia più completa del settore, grazie a un diverso metodo di calcolo. E soprattutto permette di ragionare sulla sua struttura produttiva, caratterizzata da fortissime differenze tra le dimensioni delle imprese.

 

Da dove arrivano i numeri

Il punto di partenza sono i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, secondo cui nel 2025 circa 930 operatori con produzione annua non superiore a 10.000 ettolitri hanno effettuato immissioni in consumo di birra, generando un gettito di accise stimato in circa 9 milioni di euro.

Partendo da questa cifra e ipotizzando un grado Plato medio di 13, Unionbirrai ha stimato una produzione di circa 470.000 ettolitri per i microbirrifici. A questi si aggiungono ulteriori 250.000 ettolitri attribuiti a una dozzina di birrifici indipendenti di maggiori dimensioni, che superano la soglia dei 10.000 ettolitri annui ma rientrano nel limite di 200.000 ettolitri previsto dalla legge italiana sulla birra artigianale.

Si arriva così a una stima complessiva di 720.000 ettolitri distribuiti tra circa 940 imprese. Unionbirrai ha poi incrociato queste informazioni con i dati raccolti direttamente tra i propri associati: 290 produttori che nel 2025 hanno realizzato complessivamente circa 310.000 ettolitri, pari a quasi il 45% della produzione artigianale stimata.

birra italiana

Un settore dalle dimensioni fortemente diseguali

L’aspetto forse più interessante dell’analisi riguarda la distribuzione dei volumi produttivi. Secondo la ricostruzione, 766 birrifici, pari all’81,3% del totale, si collocano sotto i 500 ettolitri annui, con una produzione media di appena 248 ettolitri. Questa vasta maggioranza di imprese contribuirebbe però soltanto al 26,4% della produzione complessiva. All’estremo opposto troviamo dodici birrifici, appena l’1,3% delle imprese, che realizzano da soli quasi il 35% della birra artigianale italiana, con una media superiore ai 20.000 ettolitri annui. Va precisato che la distribuzione delle imprese più piccole è frutto di una stima: mentre per gli associati Unionbirrai sono disponibili dati suddivisi per fasce produttive, per i 640 microbirrifici non associati si conosce soltanto il volume aggregato, circa 160.000 ettolitri.

Il quadro che emerge resta comunque quello di un comparto estremamente frammentato. Se da una parte le dimensioni ridotte di molti birrifici contribuiscono alla varietà dell’offerta e al legame con il territorio, dall’altra possono rappresentare un limite per gli investimenti, l’accesso alla distribuzione e lo sviluppo di economie di scala.

Le sfide: filiera e cooperazione

Commentando i dati, il presidente di Unionbirrai Vittorio Ferraris ha richiamato la necessità di rafforzare i rapporti tra agricoltori, maltatori e birrifici, per costruire una filiera nazionale più integrata, sostenibile e competitiva. L’associazione punta inoltre a favorire la cooperazione tra imprese, semplificare gli adempimenti fiscali e amministrativi e ottenere strumenti normativi maggiormente calibrati sulle differenti dimensioni aziendali.

Una posizione già espressa da Ferraris durante gli Stati Generali della Birra di Bolle di Malto, a Biella, lo scorso settembre, quando aveva sottolineato l’importanza di favorire l’accesso al credito e alla finanza agevolata per le microimprese. L’obiettivo è evitare che gli investimenti in innovazione, efficienza energetica e ammodernamento degli impianti rimangano alla portata esclusiva dei produttori più strutturati.

Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto la crescita dimensionale. Non tutti i birrifici aspirano a diventare aziende più grandi: esistono modelli legati alla vendita diretta, alla ristorazione, al turismo o alla produzione agricola che possono trovare un proprio equilibrio anche su scala ridotta.

La vera sfida sembra quindi essere quella di rendere economicamente sostenibili modelli produttivi differenti, offrendo a chi vuole crescere gli strumenti per farlo e a chi sceglie di restare piccolo condizioni adeguate per continuare a operare. Una questione che, più ancora della quota di mercato raggiunta, potrebbe determinare il futuro della birra artigianale italiana.