Yellow Fever del birrificio White Dog

IL BIRRIFICIOLA BIRRANOTE

Birrificio White Dog

 

Yellow Fever

Fermentazione: Alta
Stile: Golden Ale
Dorata

Gradi alcolici: 4,7% vol.
Bicchiere: Pinta

Servizio: 7-9°C

 

 

La birra più “commerciale” del White dog, almeno nella considerazione generale (io l’ho acquistata nella grande distribuzione; non so se questo può confermare l’ipotesi). Il che non vuol necessariamente  dire che questa Yellow Fever sia una birra banale, o che strizza l’occhio furbescamente ai palati meno intraprendenti. Tutt’altro. E’ una bella bionda, beverina al punto giusto, dotata di buona personalità e carattere ben definito. Il colore è un giallo molto carico, al confine con l’oro antico, la schiuma è ben costruita, cremosa e relativamente persistente. Forse la parte meno ricca (e quindi più debole) della birra è il naso, che ho trovato abbastanza scarno e appiattito un po’ su un floreale non particolarmente ricco e vario. Il corpo della birra è più vivace: un sottofondo di malto che la rende inizialmente e tendenzialmente morbida, una interessante evoluzione del gusto, nel quale, dopo un iniziale sentore di miele, si affaccia un agrumato tenue ma corretto che sfocia poi una sensazione amarognola diffusa e ben decisa,secca e allo stesso tempo amabile, che lascia la propria impronta decisa e durevole su tutto il fondo del palato e il retro della lingua. Permane nel finale, lungo e decisamente ben strutturato, la percezione dell’amaro, e la pulizia asciutta ed erabcea che rende questa birra adattissima per dissetarsi in una calda stagione estiva. Non molto carbonata, e questo forse potrebbe essere un altro piccolo difetto.

Assaggiata in bottiglia da 0,50 il 15/05/2009
lotto 005/09 del 28/02/2009

 

IL BIRRIFICIO

White Dog Brewery
Via Monzone, 416
41052 Guiglia (MO) – Italy
Tel./Fax  +39 059 792074
steve@whitedogbeer.com

 Da direttore editoriale per  l’Italia della Cambridge University Press a mastro birraio: Stephen (Steve)  Dowson (di chiare origini inglesi)  fa questo triplo salto mortale nel 2006, quando decide, insieme alla moglie Kelly, di fermarsi nella sua casa a Rocchetta di Guiglia in provincia di Modena, e di darsi alla produzione a tempo pieno di birra, che prima faceva nelle vesti di semplice appassionato. Il tutto nel rispetto delle regole legate alla tradizione anglosassone della real ale, cioè della birra “vera, originale”, prodotta con ingredienti del tutto naturali, maturata e infustata senza nessuna aggiunta di anidride carbonica (è la tecnica del “cask conditioned”) e spillata poi a pompa meccanica manuale.  Attualmente il piccolo birrificio (210 hl. prodotti, per 5.000 bottiglie circa) sulle colline modenesi ha in produzione sei birre “stabili”, disponibili in bottiglia da 0,50 (naturalmente sono tutte bottiglie “bottle conditioned”) e alla spina,  che spaziano dalle bitter ale alle IPA, e una stagionale, la Brass Monkey, che viene prodotta solo in occasione delle festività natalizie. Malto e luppoli sono importati direttamente dalla Gran Bretagna.