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Birra in Corsica, tra mare, montagne e.. (birra) Pietra

Ricordi di un’estate, della serie come trasformare in birrario anche il viaggio in una terra, splendida, che di tradizione a tema ha in effetti poco o niente. Orgoglio e legame con le proprie origini però ne ha da vendere, trasudano da ogni maledetta curva che affianca la costa o si perde fra boschi e paesaggi lunari. Ed ecco che, quasi in automatico, anche un mondo privo di appeal brassicolo acquista un fascino tutto particolare.

Dieci giorni e 1400 chilometri di Corsica sanno davvero lasciare il segno. Consapevole che l’interesse dei nostri lettori per le mie ferie rasenti lo zero, se non addirittura regali un bel saldo negativo, il colpo di fulmine (e di sole) patito lo scorso agosto mi strappa alcune righe su questa terra selvaggia e tumultuosa, solo un breve – ma credo indispensabile –  preambolo alle impressioni emerse davanti al bicchiere. Non a quelle successive ovviamente, altrimenti ripiomberemmo nella sfera del “chissenefrega”.

Prima di imbarcarmi da Livorno (nel caso meditaste una trasferta occhio alle tariffe “jackpot” che offre la Corsica Ferries, che dimezzano i costi del viaggio) ne avevo sentite tante sui corsi. Tante e piuttosto discordanti. Gente cruda e scortese per alcuni, disponibile e sempre sorridente per altri. La verità sta forse come spesso accade nel mezzo: l’esperienza personale mi avvicina più al secondo gruppo di pensiero, anche se il sovraffollamento estivo (quanti italiani..) che strupra le zone più in voga del sud, Bonifacio e Porto Vecchio su tutte, non agevola certo i rapporti umani. Comunque, macchina sotto al sedere, Lonely Planet e preziosissimo vademecum su cosa non perdere perennemente sul cruscotto (grazie Andre!), sono sbarcato in quel di Bastia.

La faccio breve, brevissima. Non ho girato il mondo, ma un alternarsi così prorompente di sfondi, paesini arroccati, montagne, deserti di roccia, macchia, spiagge caraibiche e scogli a picco sul mare, per di più confinati in 183 chilometri di lunghezza e 83 di larghezza, non è cosa da tutti i giorni. Itinerario: il nord, la costa ovest, le montagne del centro nella “Corsica più corsa” che ha il suo epicentro nell’affascinante Corte, poi rotta verso sud e successiva fuga anticaos ad esplorare il dito per un infuso di tranquillità pre-rientro. Tossico del volante? Giuro, alternare svacco da spiaggia a spostamenti in mezzo a questi scorci è stato un viaggio nel viaggio.

Ma entriamo in argomento. In Corsica birra significa praticamente Pietra. Non in senso letterale ovviamente, ma infilarsi in un bar sperando di uscire con bottiglie di altre marche è cosa piuttosto ardua. Le cose cambiano al supermercato (fantastici alcuni nomi.. “Super U” è in assoluto il mio preferito, mi ricorda i fumetti, quasi come far la spesa a Gotham City), ma questa è un’altra storia. Orgoglio e senso di appartenenza si diceva, primo segno tangibile. Pietra dunque, birrificio inaugurato nel 1996 da Dominique e Armelle Sialelli nella piccola Furiani, a sud di Bastia. Un desiderio che raccontano nato quattro anni prima al bancone di un bar di Corte dopo un concerto de I Muvrini, un gruppo di musica tradizionale corsa che spopola a quelle latitudini, una volta constata l’impossibilità (non esisteva…) di bersi una birra prodotta nella loro terra. I primi esprimenti, l’idea di utilizzare in produzione la farina di castagna (padri stranieri dell’Italian Style??), frutto fortemente legato alla tradizione montana e pastorizia che anche in cucina caratterizza la Corsica: strano sapendo di essere su di un’isola, ma chi ha definito questa terra “una montagna piazzata in mezzo al mare” ne ha davvero colto l’essenza. In tutti i sensi.

Ecco dunque la primogenita Pietra, la “Biera corsa accumudata cu a castagna” come recita l’etichetta (la lingua corsa meriterebbe un capitolo a parte, un misto fra sardo e genovese davvero forte). Birra a bassa fermentazione di 6°, di un bell’ambrato carico, naso e palato gradevomente marchiati dall’impiego in produzione di farina di castagne provenienti dalla zona di Castagniccia, nella parte nord-orientale dell’isola. L’assaggio regala anche sensazioni che ricordano la frutta secca, facendo tutto sommato della Pietra una birra più che piacevole e dotata di una discreta struttura, ben bilanciata e dal finale leggermente amarognolo. La produzione, incrementata in questi ultimi anni, si assesta sui 30.000 ettolitri l’anno. Una compagna azzecata per molti piatti della cucina corsa, partendo dal godurioso ventaglio di salumi prodotti sull’isola (dal lonzu al figatellu di maiale passando per i salami di cinghiale), spingendosi su qualche caprino fino ad arrivare a piatti più strutturati a base di carne. Personalmente non la vedo molto con dolci, nonostante la presenza della castagna possa suggerire il tentativo.

Secondo esperimento in casa Pietra è la Serena, che ha visto la prima cotta nel 1998. E’ forse la meno interessante nel trittico della brasseria, una bionda a bassa fermentazione abbastanza classica sui 5° che si lascia bere senza particolari picchi emotivi. Il naso tende a sensazioni dolciastre, la boccata è snella, rinfrescante, ma poco altro. Il nome deriva da Pietraserena, paesino natale di Dominique che si trova nella regione del Bozziu, nel nord dell’isola.

E veniamo alla terza ed ultima creatura, la Colomba, che ha esordito nel 1999. Fra le tre è quella che mi ha più colpito. Birrabianca a bassa fermentazione sui 5° ottenuta da malto d’orzo e di frumento, colore torbido per via di una filtrazione molto leggera, la caratteristica principale sta nell’aromatizzazione con erbe del maquis, la macchia corsa: ginepro, corbezzolo e mirto fra gli altri, un mix di essenze messe in infusione durante la cotta che regala un piacevolissimo impatto speziato, fresco, dissetante già dal naso (splendida sotto il sole!), con sensazioni ampie e variegate che richiamano marzapane, menta, rosmarino e liquirizia. Insomma, la Corsica infilata nel bicchiere! Anche il palato non tradisce: leggero come impostazione di stile impone, beverino, con la speziatura ancora presente e rinfrescante. Una birra davvero piacevole.

La Brasserie Pietra non esaurisce in realtà il novero dei birrifici oggi presenti sull’isola (penso ad esempio alla Brasserie du Corse, vicino ad Ajaccio), ma senza dubbio resta il nome storico, quello a cui tutti i corsi guardano con orgoglio pensando alla “loro” birra.

C’è pure una recente novità artigianale, “A Tribberia”, aperta nel 2007 a Casamozza, un brewpub con cucina in cui cui però, causa chiusura, non sono purtroppo riuscito a sostare: la produzione vede la “Prima”, blanche con aromi di maquis sulla falsariga della Colomba, la “APA”, con miele di castagna, la chiara “Dea”, la “Mora”, birra nera aromatizzata con scorza di clementina corsa, e ancora la “Embria”, che utilizza un mix di cereali locali.

Che dire, occorrerà tornare per provare…