Vietato produrre birra artigianale: accade in Venezuela

pisse de gottesLamentiamoci poi – verrebbe da dire: ma in chiave provocatoria, ovviamente – di quanto accade in Italia. Da noi lanciarsi nell’avventura della birra artigianale sarà non facile: economicamente insidioso, al limite: ma in Venezuela, i rischi ricadono addirittura nell’ambito del penale. Eppure il numero delle microbreweries – illegali e dunque clandestine (più o meno, come vedremo) – risulta in continua ascesa. E questo è peraltro solo uno dei paradossi che, sul fronte brassicolo, caratterizzano il grande Paese sudamericano. Il quale (tanto per dirne una) registra i consumi procapite più alti dell’intero continente latino; peccato che la quasi totalità del mercato (il 75%) sia appannaggio di una tipologia, la Pils, e anzi di una compagnia, la Empresas Polar. E allora, come sta la faccenda? Perché il craft è reato? Per il combinato disposto di tre leggi. La prima, risalente al 1970, è quella sui liquori e sulle relative licenze obbligatorie; legge il cui testo, in un passaggio, assimila appunto ai liquori anche la birra di oltre 7 gradi alcolici. La seconda norma è quella per cui chi brassa non può fabbricare e vendere nello stesso spazio, ma è tenuto a utilizzare macchinari a sistema chiuso, automatizzati e troppo costosi per chi è piccolo. Terzo ostacolo, il disciplinare relativo all’artigianato, che prescrive il reperimento delle materie prime sul mercato interno: requisito che, in questo caso, è impossibile rispettare.

NdSEbbene, nonostante ciò sono ormai decine e decine gli impianti attivi (con i relativi brand, ancorché formalmente “carbonari”); affiancati inoltre da homebrewers dediti alla vendita in modeste quantità. E le autorità, sostanzialmente, tollerano il loro commercio con beershop e ristoranti. Qualche nome? Norte del Sur, Pisse de Gottes, Cerveza Nativa. Ecco, quest’ultimo marchio, non molto tempo fa, è stato multato: ma si tratta dell’eccezione, non della regola. Perché tanta accondiscendenza, se si è in presenza di un reato? Secondo gli stessi proprietari, per vari motivi: l’indolenza degli organi di controllo; l’indulgenza verso un prodotto che, alla fine, piace. E forse prima di ogni altra ragione, la scarsa considerazione per un fenomeno che è ancora ai minimi termini. Se crescerà ancora – è l’opinione dei diretti interessati – a quel punto ci sarà da preoccuparsi veramente.