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Birra e Sigaro: Milan, l’è un gran Milan

Ci sono domeniche che apparentemente sembra non passino mai, specialmente se di undici uomini in mutande che inseguono una palla non ti interessa per niente.

Non so perché sono andato verso il frigorifero cantina, ma una domenica in casa da solo, mentre tua moglie è a lavorare (qualcuno deve pur portare i soldi a casa!), mentre fuori piove come Dio la manda ti porta a cercare qualcosa di buono che tiri un poco su l’atmosfera. Devo dire che la scelta è abbastanza entusiasmante, ma so che nell’humidor al piano di sopra c’è un sigaro che mi aspetta, e soprattutto devo pensare che il secondo bicchiere dovrà accompagnare la mia cena (gli stravizi frequenti mi obbligano a stare attento a quello che mangio e quindi mi aspetta rucola e pesce spada affumicato).

Prendo la bella bottiglia da 75 cl, prendo il sigaro, lo poso sul grande posacenere di ceramica nero. La birra scelta è la Ghisa del Birrificio Lambrate (capite adesso il titolo!), ho conosciuto questi birrai durante l’ultimo Salone del Gusto di Torino, davanti ad una bella bottiglia di Ron Milionario; mi è piaciuti subito lo stile dei loro prodotti (sono state giornate molto dure fatte di almeno cinque o sei birre al giorno e almeno altre quattro o cinque degustazioni alcoliche)  e la birra che ho scelto per stasera mi ha rimandato le stesse ottime impressioni.

Ghisa deve il suo nome al “vigile urbano, caratteristica figura milanese, era agli inizi del secolo veniva affettuosamente chiamato ‘el ghisa’ per la forma e l’aspetto del cappello della sua prima uniforme, che richiamava i tubi di ghisa di certe stufe tedesche commerciate a Milano in quell’epoca”.

Lo stile dovrebbe essere quello delle rauch Bier tedesche, ma certamente è molto più deciso e meno accomodante; la birra versata nel bicchiere si presenta di un bel colore ebano scuro con una schiuma molto densa di colore avana con bordi più scuri. Al naso ci sono sentori di  caffè d’orzo e carruba, in bocca invece è sicuramente  prepotente, oltre all’affumicato, l’aroma di liquirizia e caffè. Il retrogusto che lascia in bocca richiama la fava di cacao, ma ci sono anche leggeri sentori di frutta secca. L’altro mezzo bicchiere l’ho postato sul tavolo e ho prelevato il sigaro dal posacenere.

Con l’accendino ho dato fuoco al Trinidad Reyes che conservo nell’humidor da diversi  mesi, è un sigaro estremamente interessante, è un caraibico con una giusta taglia per i miei gusti, (non amo le vitolas eccessive) e un prezzo abbastanza contenuto che gli permette di essere un ottimo compromesso qualità-prezzo e un non impegnativo compagno di un noioso pomeriggio che sta volgendo al meglio. Il colore è di cioccolato al latte, la sensazione tattile è molto vellutata. Dopo l’accensione si evolve in corpo medio, con sentori molto dolci, vaniglia, legno dolce, chicchi di caffè e caramello e per certi versi Madera.  Andando avanti appaiono anche alcune note leggermente amare con aromi erbacei e leggermente erbosi. Quando andiamo a portare in bocca la birra il nostro palato si evolve decisamente verso un gradevolissimo amaro, direi che le note erbacee, che prima riuscivo a percepire appena, si sono fatte più intense, quel sentore terroso che rimaneva appena alla fine della lingua si e espanso fino al centro, trasformandosi radicalmente in torba, affiorano anche contrassegni di pane tostato; nella birra sono rimasti i sentori di liquirizia, ma si sono ampliate le note di fava di cacao e i sentori di luppolo. Ne frattempo sono arrivato al secondo terzo del sigaro ed è emersa anche una leggera vena di cedro, che la birra ha reso anche un poco agrumato, poco presenti note salate perché il sigaro è veramente dolce e il sigaro ha la giusta dote di invecchiamento donatagli dai diversi mesi passati nell’humidor in compagnia di altri suoi fratelli. Il terzo finale è sembrato essere la  miscela degli altri sapori, ma totalmente attenuati, la freschezza della birra ha concesso respiro ad una fumata forse troppo veloce con un sigaro che per le caratteristiche che cerco ha forse un tiraggio troppo accelerato.

L’abbinamento ha continuato ad essere piacevole fino alla fine, alternando caldo e freddo in una voluttà  simile a quella che viviamo quando avviciniamo i nostri piedi gelati, sotto le coperte, alle gambe calde della nostra compagna (che generalmente non gradisce molto).

L’unica nota negativa è che però la birra non è avanzata per il pesce affumicato e questo è stato un vero peccato e probabilmente la prossima bottiglia sarà devoluta a questo scopo.

di Terry Nesti