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Stoccolma beer tour: le migliori birrerie

Ci vogliono cinquanta minuti buoni per raggiungere il centro di Stoccolma dall’aeroporto di Skavsta, la maggior parte dei quali li passerete a contare gli alberi. A parte la città di Nykoping in lontananza, non avrete altro che boschi tutt’attorno e davanti a voi qualche cartello autostradale o pubblicitario di tanto in tanto. Dopo tre ore di volo, se partite da Roma, proprio il massimo della vita non è, ma fidatevi: ne varrà la pena! Se da molti (romantici) viene definita la Venezia del Nord, da altri (beer geek) Stoccolma è considerata la Mecca della birra artigianale della Scandinavia se non d’Europa. Affermazione pesante, eppure, il fascino svedese non ha eguali. Visitare certi posti trasmette un che di mistico, storico, unico, profondo e riflessivo. Oltre IKEA, köttbullar, Ingmar Bergman, Stieg Larsson e Ibrahimović, la Svezia intera può fare anche della buona birra un vanto nazionale. Cercherò di dimostrarvelo raccontandovi il mio ultimo viaggio.

Arrivati a Stoccolma come base per i vostri spostamenti, il miglior quartiere che vi possa capitare per dormire è Södermalm, una delle isolette che compongono la città come un mosaico intrecciato dall’acqua. Per rapporto qualità/prezzo, traffico, vicinanza rispetto al centro storico e la zona musei, cibo e, indovinate un po’? Birra. Dopotutto noi si viaggia principalmente per questo. Se volete andare a colpo sicuro, vi suggerisco di recarvi subito all’Akkurat ed entrare in un, anzi nel, tempio della birra artigianale. Aperto nel 1995 e considerato uno dei migliori posti esistenti al mondo, con la sua incredibile cantina di lambic (in menù vi sono bottiglie dal 2000 in poi. Vi interessa un 3F Oude Gueuze 2001? Qui lo trovate), l’attenzione alle basse fermentazioni, ai cask e ai microbirrifici locali, una nutrita selezione americana, per non parlare di una cucina eccellente e una carta di whiskey e distillati pazzesca. All’Akkurat passerete ore meravigliose. Nei mesi scorsi ha fatto rumore l’abbandono del suo storico proprietario e landlord – Stene Isaksson, a quanto pare stanco di una certa dimensione della birra (con tutti i suoi pro e contro) e desideroso di ritagliarsene una più raccolta, intima, personale. Il mio consiglio è di andare a trovarlo nel suo nuovo locale, il Zum Franziskaner, nel quartiere centrale di Gamla Stan a un quarto d’ora scarso a piedi da Södermalm, e fare due chiacchiere con lui tra una Nynäshamn – birrificio dell’omonima città costiera a una cinquantina di km da Stoccolma – e una Spezial: ascoltare il punto di vista di Stene, persona incredibile, è un’esperienza che vi arricchirà. Per adesso, comunque, l’Akkurat sembra il posto di sempre, lo avevo visitato sei anni prima e le emozioni sono state le stesse.

Supponiamo che siate arrivati all’Akkurat di buon’ora e vi resti ancora un po’ di tempo per girare il quartiere. Se non vi ha saziato la terrina di cozze da 1 kg che è un piatto mandatory (obbligatorio) Södermalm ha da offrire ogni tipo di cucina. Per dire: il Felafelbaren accontenterà i vegetariani, all’Indio Kitchen servono un sushi squisito, La Neta è un taco-bar abbastanza low-cost (per i prezzi svedesi), da Fabrique Stenugsbageri farete fika (la merenda svedese… che avevate capito!) con kanelbullar, muffin e un buon caffè, il Nystekt Stromming è l’imperdibile chiosco dell’aringa fritta (istituzione della città), e gli amanti della fame tossica al Folkets Kebab troveranno sollievo con un piatto di dimensioni come forse non le avete mai viste in Europa. Tutti posti raggiungibili nel raggio di una decina di minuti a piedi. Ma da bravi italiani potreste rispettare il luogo comune che ci vede incapaci di rinunciare al nostro cibo per più di un giorno, e aver voglia di una pizza. Magari anche buona. E magari vorreste accompagnarla con una buona birra! Beh, a Stoccolma tutto è possibile, e il locale che soddisferà tale desiderio è l’Omnipollo’s Hatt. Proprio lui, Omnipollo, la beer-firm svedese: il lato oscuro della Birra, vituperato e denigrato peggio di Berlusconi al tempo della bandana e del lettone di Putin, trova qui la sua incarnazione in una pizzeria, dotata di una batteria di dodici spine, per il novanta percento sue e di ospiti d’eccezione. Da campano, posso dirvi che la pizza è ben fatta e gradevolissima, con una stesura della pasta molto simile a come erano da noi negli anni novanta, resa originale da alcuni ingredienti piuttosto curiosi. E da bere? Su Omnipollo si è detto di tutto e di più, ma la realtà dei fatti è che nel suo locale troverete un buon mix: cose sobrie come Pils o Belgian Strong Ale, strizzate d’occhio alle correnti più in voga come Berliner Weisse fruttate (con tanto di soft serve, se vi va) e New England IPA, ma soprattutto Imperial Stout che risveglieranno i vostri migliori sogni da bambini golosi, se mai lo siete stati, con quei gusti pastry, da torta e/o merendina goduriosa proibita. Eppure, alcune di quei nomi da marketing pieni di parole zuccherose e opulente, come maple, truffle, cake, cheesecake, eccetera, nascondono perle non indifferenti. Bevete una Lorelei Bourbon Barrel Aged o una Noa Pecan Bourbon e mi saprete dire. La reale pecca dell’Omnipollo’s Hatt è in verità un’altra: quella di essere senza ombra di dubbio il beer-bar più caro di Stoccolma. A seconda dell’ordinazione, spenderete dalle 69 (prezzo di una Pils) alle 120 (prezzo di una IRS Barrel Aged) corone svedesi (SEK) per un bicchiere da 33 cl, che, al netto del cambio, sono tra i 7,5 e i 13 euro. Va comunque precisato che in posti più ragionevoli, una pinta di Lager o Golden Ale vi costerà circa 8 euro.

Si apre qui una parentesi che spero possa essere d’aiuto alla vostra pianificazione di un viaggio in terra svedese, ma soprattutto al vostro portafogli: la birra in Svezia è cara, tremendamente cara. Certo in linea con il costo della vita lì, ma la birra lo è in particolare, a causa di una forte tassazione governativa per tutte le attività private che trattano alcolici. Ora, il rapporto tra svedesi e alcool è qualcosa di parecchio complicato e contraddittorio. Leggi sulla sua regolamentazione esistono da quasi due secoli. Diversamente dal proibizionismo americano, in Svezia il procedimento ha sempre battuto la strada della limitazione, a volte finendo per essere una tagliola sociale (nel periodo della prima guerra mondiale le donne nubili e i disoccupati non potevano comprarne), a volte fornendo tabelle di razioni mensili, finché nel 1955 furono istituiti i primi Systembolaget (letteralmente: La Compagnia del Sistema, che fa molto universo distopico). Negozi dove potete comprare in piena libertà qualsiasi bevanda alcolica che supera i 3.5 gradi, che sia vino, birra, distillati o quant’altro. Si tratta degli unici luoghi in cui è considerato legale l’asporto; in qualsiasi pub della nazione vi geleranno con lo sguardo, se chiedete di poter comprare una bottiglia da portare a casa. Tralasciando i discorsi sull’ipocrisia di un certo meccanismo e la sua gestione, i lati positivi sono principalmente due: prima di tutto, la birra nei Systembolaget è – un paradosso interessante e foriero di molte riflessioni – più economica che nei beershop italiani; inoltre, nelle più grandi città troverete validi negozi ovunque. La sezione craft beer può considerarsi sempre di tutto rispetto: oltre a birrifici svedesi di raggio nazionale come Poppels, Nils Oscar, Oppigårds, Beerbliotek, Brekeriet, il già citato Nynäshamn, il poliedrico Dugges, l’ottimo Stigbergets, il neonato O/O, e l’immancabile Omnipollo, troverete roba da Belgio, Inghilterra e America. A Stoccolma, per avere un’idea, visitate il Systembolaget all’interno del centro commerciale PK Huset, a metà tra i quartieri di Norrmalm e Östermalm: grande grossomodo quanto un nostro piccolo Conad è dotato persino di un piccolo angolo di birre distribuite limitatamente in tutta la catena (quando l’ho visitato erano in vendita Founders KBS, Firestone Walker Bravo e addirittura la 3 Fonteinen Oude Gueuze). Quando i pub cominceranno ad impattare troppo sul vostro budget e siete comunque intenzionati a prendere cognizione della scena svedese, il consiglio è di far scorta nei negozi del monopolio dello Stato e sperare di avere un frigorifero in dotazione nella camera d’albergo o, meglio ancora, nel vostro appartamento in affitto. Poi, fatto trenta, potete fare pure trentuno e passare al Folksölbutiken, anch’esso a Södermalm, un bottle shop dal fascino molto punk, che vi stupirà con una selezione esclusivamente craft di birre svedesi ed europee tutte entro i 3.5 gradi, nel rispetto della legge.

Per completare il quadro del quartiere più cool e giovanile della città, non vi resta allora che toccare l’Oliver Twist – altra colonna portante della Svezia e della storia della scena europea in generale. Aperto dal 1993, vi basti sapere che l’Akkurat nasce come spin-off di questo storico locale. Beerhunters Paradise, è la scritta che campeggia davanti all’entrata sulla strada. Anche se noi geek più aggiornati, alla ricerca dell’ultimo misconosciuto birrificio del Vermont o della Virginia, potremmo non entusiasmarci per le venticinque spine diverse in cui spiccano nomi americani molto old-school del Colorado (Great Divide, Ska, Avery, Oskar Blues, ecc.), il caldo ambiente del locale, uno staff alla mano di gentilezza unica e una nutrita carta di bottiglie, ci trasporteranno in una piacevolissima atmosfera difficile da abbandonare.
Stoccolma non è solo Södermalm e magari può venirvi la voglia di cambiare quartiere, casomai non per limitarvi a bere ma piuttosto per visitare altre aree della città. Perché merita eccome. Gli scenari che vi si potranno parare davanti, al tramonto tra un’isola di quartiere e l’altra, o ammirando la città a distanza, dall’alto della collinetta dello Skansen (il parco/museo a cielo aperto tematico sulla cultura svedese), sono incantevoli. Solo che, ammettiamolo: mentre vi spostate, una birra ci sta sempre bene. E praticamente ovunque potreste trovare una sosta per rinfrescare e deliziare il palato! Per dire: avete appena visitato il celeberrimo Vasamuseet, che si trova sull’isolotto di Djurgården – dove non c’è praticamente nulla oltre musei, giardini, case e vegetazione – e siete colti dalla sete? Ebbene, accanto allo Spritmuseum (il Museo dell’Alcool) da qualche anno hanno istituito l’Ölbryggan – letteralmente: il “molo della birra” -, piccolo allestimento con una nutrita selezione di birrifici svedesi composta da ben 17 spine. Magari una sosta lisergica necessaria, nel caso vi passasse mai in mente di andare al vicino museo degli ABBA.

Uno dei lati più piacevoli di Stoccolma si concretizza nell’attraversare le sue zone a piedi e godere lentamente della bellezza della città, tra ponti, giardini, e sontuosi palazzi di stampo scandinavo. Anche quando le distanze superano i quarantacinque minuti di camminata, c’è sempre una tappa ad hoc che merita sul versante birrario. Una volta che vi siete spinti a nord-ovest fino ad Östermalm, il Man in the Moon sarà pronto ad accogliervi. Aperto dal 1994, il suo affascinante logo e bancone a mezzaluna saranno un richiamo sufficiente, ma se non vi basta, affidatevi alle sue 30 spine variegate e ad un menù pieno di sorprese (io ci ho pescato un Girardin Kriek del 1998). A una decina di minuti a piedi potreste raggiungere il Mikkeller Bar, che ha riaperto con una nuova sede dopo ben due anni di chiusura (prima si trovava a Södermalm). La sua proposta è prettamente nordica, tra 24 spine in cui spiccano Mikkeller, Warpigs e birrifici svedesi assortiti. Se poi doveste mai avere fame potreste concedervi uno stop ad un chioschetto sul viale di Nybrogatan, per azzannare il korv (trad.: “salsiccia”), nient’altro che un hot-dog, preparato dal rinomato Korvspecialist, forse il migliore di Stoccolma. La costante fila che troverete è indicativa, e intanto che aspettate, scegliete il vostro hot-dog tra circa venticinque varianti differenti.

Ritornando verso il centro storico di Gamla Stan, date un’occhiata en passant al Monk’s American Bar, distaccamento del Monk’s Cafè, brewpub aperto nel 2008. La qualità media delle spine è altalenante, divisa tra loro produzioni, belghe d’ordinanza (trappiste per lo più) e qualche americana random come Lagunitas o North Coast. In bottiglia si va meglio: i frigoriferi sono carichi di etichette d’oltreoceano, ma a prezzi da gioielleria per birre vecchie pure di anni. Lasciate perdere, tanto le trovate quasi tutte a molto meno sui web-shop europei. Se avete la pazienza di aspettare – il posto è molto affollato e casinaro in stile “sport-bar” americano – che uno dei ragazzi al banco vi presti attenzione, sempre che troviate uno sgabello libero, il consiglio è di chiedere De Molen: l’ottimo rapporto tra il birrificio olandese e il Monk’s Cafè (esistono birre realizzate apposta per loro) vi permetterà di spaziare in un interessantissimo parco di vecchie creazioni ed edizioni speciali del buon Menno Olivier, a buon mercato. Sempre per gli standard svedesi, s’intende.

In tutta la città sono poi sparpagliati i The Bishop Arms, una consolidata catena di beer-bar che copre l’intera Svezia con l’aspetto di un vecchio pub inglese fatto di legno e luci affievolite dove si serve cibo sostanzioso. Consultate il sito ufficiale perché le tap-list sono aggiornate in tempo reale, così non andrete a vuoto. La formula è mista, il che significa una discreta percentuale di paccottiglia industriale, ma la parte craft riserva spesso chicche, specie in bottiglia. Il migliore per me era quello situato lungo il viale Folkungagatan, peccato però che abbia chiuso il 16 settembre scorso. Sad news. Dicono che riapriranno non appena sarà trovata una nuova sede. Si può comunque spaziare negli altri presenti nello stesso quartiere, altrettanto validi. Dove? Stiamo parlando di Södermalm, ovvio!

Completate infine l’opera con un posto meno caratteristico: il Brewdog’s Bar. In verità i “briudogghi” hanno ben due locali a Stoccolma. Quello di Södermalm mi ha fatto una buona impressione come ambiente, colorato senza essere troppo stylish, né noiosamente simile ad altri. Anche se ho visto vendere alcune lattine fresche di Other Half per la bellezza di 295 SEK ciascuna (tradotto: quasi 33 euro!!!). Per fortuna che a nemmeno due isolati si trova un posticino delizioso – l’ho scoperto nientepopodimeno che grazie ad Untappd cercando tra i luoghi “Verified” (dotati di account professionale con tap-list e bottle-list consultabile e aggiornata online) circostanti: il Babajan, un ristorante indiano con 15 spine e un armamentario di bottiglie degne del geek più incallito (lambic, IRS americane, ecc.). Lì mi sono imbattuto casualmente nel tap takeover di un birrificio svedese nato da qualche anno e da poco dotati di proprio impianto: Good Guys. La linea è improntata sul luppolo, il che lascerebbe presagire una monotonia, ma ho bevuto birre tutte tra loro diverse, pulite, fresche, decise, ricche di aromi e sapori, non banali o acquose e dalla spiccata bevibilità. Il birraio sembrava avere idee chiare e testa sulle spalle. Se dovessero mantenere costanza sono certo che, in futuro, ne sentiremo parlare presto anche fuori dalla Svezia.
A questo punto vi interesserà ampliare i vostri orizzonti e, a malincuore, lasciare Stoccolma per dirigervi su altri lidi. A portata di macchina c’è la possibilità di visitare una serie di birrifici craft. Nynäshamn è tra i più anziani della nazione (apertura risalente al 1988) e si trova a nemmeno tre quarti d’ora, ma è fortemente consigliato contattarli perché accettano visite solo su prenotazione. Nel caso non riusciate a far visita all’impianto, nella piccola cittadina costiera le loro birre vengono servite in più di un bar. Altro birrificio non troppo lontano, dista un centinaio di km, è Eskilstuna, dotato di un pub-ristorante aperto limitatamente durante la settimana. Il mio miglior consiglio, però, è di spendere un paio d’ore di viaggio e arrivare fino a Örebro nell’entroterra. Macchina o treno non fa differenza, poiché i collegamenti con Stoccolma sono ottimi. Si tratta della città dove risiede Närke. A molti geek neofiti non dirà granché, ma agli appassionati di vecchia data si saranno drizzate le orecchie e le papille nel sentire questo nome. La loro Kaggen! Stormaktsporter, un’imperial stout fatta con miele d’erica e passata in botte è stata, ai tempi, la birra che dominava incontrastata – alternandosi con la Westlveteren 12 – le classifiche di RateBeer. In seguito a gravi problemi familiari fu deciso di non produrla più regolarmente, ma, di tanto in tanto, alcune versioni speciali fanno capolino (per l’Akkurat ne sono state realizzate due in occasione di particolari anniversari, così come per il Borefts Beer Festival) e la leggenda vive ancora. Se riuscirete a berla, non la dimenticherete mai. Tuttavia, la Kaggen! è solo una minima manifestazione di quanto Närke valga un viaggio. Sicuramente sarete stati previdenti, e avrete consultato il sito per conoscere il giorno di apertura settimanale. Arriverete quindi al birrificio, ricavato in un ex insediamento militare, e l’atmosfera di un luogo totalmente handcrafted vi farà sentire quasi in soggezione, obbligandovi ad entrare con garbo, in punta di piedi. Rispetto a sei anni fa, durante la mia prima visita, il luogo ha subito cambiamenti in positivo ed è finalmente dotato di una taproom deliziosa, arredata con gusto classico, sembra di trovarsi in una casa di qualcuno. E in effetti, questa è la seconda casa di Hans-Göran, il birraio, e Berith, marito e moglie, menti ed anime di Närke, persone a dir poco straordinarie nella loro semplicità e intelligenza. Incontrarli di nuovo è stato per me un momento di assoluta bellezza, e vi auguro di avere la fortuna di fare due chiacchiere con loro se quel giorno li doveste trovare presenti e non indaffarati.

Casomai poi ci fosse la disponibilità di effettuare un piccolo tour dell’intero edificio, avete fatto bingo. In caso contrario, potrete comunque consolarvi bevendo le loro birre, tutte buone e ben fatte, dalla loro flagship Örebro Bitter, da bere a litri, ai loro Braggot (ibrido tra birra e idromele), pescando tra nomi ed etichette che rievocano storie personali, geografia, cultura e vita vissuta. Il tempo volerà e non vorrete andare via. Una volta riempiti i vostri sensi di memorie positive e felici, vi potete immergere in una passeggiata per il centro di Örebro con il giusto senso di leggerezza. Fermatevi per mangiare un boccone all’Ölcafé, che propone menù diversi ogni giorno con porzioni abbondanti, da accompagnare ad una delle 11 birre alla spina; di sicuro vi imbatterete in quelle di Örebro Brygghus, altro birrificio della città di apertura più recente e dove un ex-dipendente di Närke vi lavora come birraio. Avendo conosciuto Christoffer in passato, ho avuto l’opportunità di andare a dare un’occhiata anche al birrificio – di norma non visitabile – e assaggiare l’intera gamma in bottiglia. Alcune loro produzioni risultano ancora un po’ acerbe e appena abbozzate, specie sul fronte del luppolo, mentre ho trovato ben congegnate le Berliner Weisse (ne esistono diverse versioni con frutta) e all’Ölcafé potrete farvene un’idea. Prima di lasciare Örebro non perdete l’occasione di ammirare il castello che troneggia nel cuore della cittadina, una fortificazione medievale molto curata che si presta bene alla fotografia. Ne avrete una vista piacevole se dovesse andarvi di prendere un’ultima birra a uno dei tavolini esterni del Bishop Arms lì accanto. Magari brindando con un’ultima Närke.