Come raffreddare il mosto: ghiaccio, serpentina e controflusso
Tra i momenti cruciali del processo di birrificazione in casa non possiamo dimenticare il raffreddamento del mosto. Terminata la bollitura lo stesso necessita infatti di essere portato a una temperatura consona per l’inoculo del lievito, ovvero a qualche grado sopra la temperatura di fermentazione per una Ale. È un processo semplice, ma non per questo deve essere sottovalutato: è la parte finale della cotta, il momento in cui il birraio è più stanco e vede il traguardo. Occorre tuttavia rimanere lucidi e ben attenti perché si tratta della fase più insidiosa, dove il nostro prezioso mosto rimane nudo di fronte agli attacchi esterni. Durante l’abbattimento della temperatura intervengono altri fenomeni, fra i quali la coagulazione proteica, che crea grossi fiocchi di proteine facilmente rimovibili con il travaso. Questo processo è più massiccio con l’aumentare della velocità di raffreddamento: meno si impiega per raffreddare il mosto, maggiore è la coagulazione.
La diminuzione repentina della temperatura porta inoltre a una riduzione considerevole del DMS, il temibile dimetilsolfuro, un composto aromatico i cui precursori sono presenti nei grani che viene trasferito nel liquido durante l’ammostamento. È il principale responsabile dell’aroma di cavolo e vegetali cotti, ha una soglia olfattiva relativamente bassa ed è classificabile come difetto, per cui è importante limitarne la formazione. Infine, il mosto è il terreno ideale per il proliferare di una innumerevole quantità di batteri e lieviti: va da sé che maggiore è il tempo di raffreddamento, più lungo è quello di esposizione ad agenti nocivi. Per di più, tra i 30° ed i 70°C svariati microrganismi possono proliferare con successo al suo interno. È quindi importante l’utilizzo di un’efficiente tecnica di raffreddamento, che ci permetta di effettuare l’inoculo di lievito velocemente e con la massima sicurezza.

Naturalmente ques
Vediamo come fare per chi volesse realizzarlo per conto proprio. In primis, bisogna procurarsi un tubo di rame ricotto della lunghezza di 7-10 m e del diametro di 3-4 cm. La lunghezza fa sì che l’acqua passi per un percorso più esteso all’interno del mosto, migliorando l’efficienza dello scambio di calore. Il diametro, invece, regola il flusso d’acqua: un diametro minore avrà un’efficienza maggiore (la superficie sarà maggiore rispetto al volume), ma un diametro maggiore, facendo passare più acqua, aumenta la velocità di raffreddamento. Il rame è molto duttile e malleabile, per cui sarà sufficiente avvolgerlo intorno ad un keg o ad un fusto per arrotolarlo a spirale: bisogna, però, far attenzione che non si fiacchi, producendo gomiti che rallentano il flusso e rischiano di bucare il tubo. Un consiglio per l’utilizzo della serpentina: prima di usarla se la si immerge gli ultimi dieci minuti di bollitura nella pentola col mosto si otterrà una buona sanitizzazione, evitando il rischio di spiacevoli infezioni.
Un altro strumento per il raffreddamento che utilizza un principio del tutto simile è la serpentina in controflusso. Consiste in una serpentina di rame, del tutto simile alla precedente, avvolta assieme ad un tubo, spesso di plastica, per formare un sistema di tubo-in-tubo. Sfruttando la capacita del rame di trasferire calore, la birra transita nel tubo interno di metallo, mentre l’acqua fredda scorre nell’intercapedine esistente tra il tubo di rame e quello più esterno di plastica, nel verso opposto rispetto alla direzione del mosto (da qui ‘controflusso’).

Simili a quest’ultima, in commercio si trovano anche dei piccoli scambiatori di calore che lavorano col medesimo principio, facendo scorrere acqua e mosto tra piastre alternate per far disperdere più calore possibile. È la tecnica più rapida e meno ingombrante, che richiede tuttavia un po’ più di attenzione per quel che riguarda la sanitizzazione, specialmente del tubo interno dove transita il mosto. Nella serpentina è necessario far circolare acqua bollente e riempirla per almeno una decina di minuti prima dell’utilizzo. Lo scambiatore, più piccolino, può invece essere messo a bollire in una pentola piena d’acqua, per sterilizzarne appunto l’interno. È però giusto avvisare che questi strumenti necessitano di una particolare attrezzatura o posizionamento dell’impianto, dato che i due flussi devono progredire in sensi differenti: potrebbe essere necessaria una piccola pompa per trasferire il mosto, oppure posizionare il tino di bollitura, il chiller e, infine, il fusto a caduta per poter assicurare un costante passaggio di mosto nel refrigeratore. Al termine di una faticosa giornata di produzione il birraio potrà così tranquillamente procedere con l’inoculo di lievito, in un ambiente adatto e pronto a far proliferare e lavorare il nostro caro saccaromiceto.




Buongiorno,
15lt a 80° + 8lt a 0° secondo la formula
TE=((MA*TA)+(MB*TB))/(MA + MB)
Restituiscono 23 litri a poco più di 52°, molto lontano dai 30° descritti nell’articolo.
E’ sbagliato questo modo di calcolare?