Quando l’abito fa il monaco: pro e contro della lattina di birra

dale's hopsBottiglia o lattina? La questione, più che mai dibattuta, si presenta anche piuttosto spinosa, troppo appetitosa insomma per lasciarla riposare nel cassetto. Di approcci scientifici a riguardo ancora non c’è traccia, per cui meglio chiarire che men che meno esistono verità assolute. Per addentrarsi in argomento meglio dunque un approccio il più oggettivo possibile, provando a mettere sul tavolo pro e contro che l’utilizzo di un contenitore porta rispetto all’altro, soppesarli, e poi che ognuno si faccia la sua idea in proposito.

Partiamo dal fondo, dalla parte indubbiamente più futile: l’estetica. La saggezza popolare, difficile dargli torto, insegna che anche l’occhio vuole la sua parte. Immaginarsi al ristorante, magari impegnati in un tete-a-tete strappato da settimane di lavoro ai fianchi, a scegliere e ordinare una birra per poi vedersi recapitare in tavola un paio lattine potrebbe irrimediabilmente minare le sorti della serata. In questo senso la bottiglia, per il peso che la cosa può avere, dà valore aggiunto all’acquisto.

tabella lattina contro bottiglia

Passiamo ad un altro aspetto molto interessante, quello ecologico. Inquina di più una bottiglia o una lattina? Si tratta in entrambi i casi, e raccolta differenziata permettendo, di materiali riciclabili. Mentre però il vetro, una volta trattato a dovere, può essere riciclato un numero infinito di volte senza cedere un centimetro del suo essere, l’alluminio di processo in processo è soggetto a ossidazione, perde qualcosa, diventando da un certo punto in poi non più riutilizzabile, almeno per la destinazione alimentare che qui interessa. A livello di dispendio energetico, fatta salva una parte più o meno analoga di materie prime vergini che devono comunque essere aggiunte al riciclato, un altro dato interessante è quello relativo all’energia necessaria a ricreare il contenitore: per la bottiglia il risparmio è di circa un quarto rispetto alla produzione ex novo, mentre per l’alluminio si aggira attorno al 5-7%.

lattine usaDiverso il discorso legato al trasporto, più pratico per una lattina che è meno ingombrante e impilabile con facilità: essendo il vetro più pesante il consumo di carburante per il viaggio, riferito alla stessa quantità di birra, sarà sicuramente maggiore. Oltre a costare di più a chi spedisce.

Conti in tasca al birraio la lattina risulta inoltre essere più economica, con risparmio ovviamente proporzionale ai quantitativi acquistati, anche se bisogna tenere conto dell’investimento iniziale, importante, necessario per dotarsi del macchinario.

Ma in termini di qualità del prodotto? E’ ormai assodata l’assoluta non invasività dei materiali, nel senso che nessuno dei due (salvo infezioni da cattiva pulizia, ma questo è un altro paio di maniche) altera a livello organolettico il contenuto. Un rischio che interessava un tempo soprattutto l’alluminio, superato dall’inserimento di una pellicola inerte nella parte a contatto con la birra.

badattitude lattina

Per quanto riguarda la protezione dalla luce invece il vetro, per quanto scuro possa essere (verde o ancor meglio marrone), non potrà mai garantire la stessa impenetrabilità di una lattina.

Dal punto di vista strettamente produttivo va inoltre notato come il vetro, spesso e resistente, permette senza problemi la rifermentazione in bottiglia, mentre la lattina, dalle pareti più elastiche, può presentare problemi. Oltre Oceano però, birrifici come Sierra Nevada e New Belgium Brewing smentiscono questo credo dimostrando che il “can conditioned” si può fare. Esperimenti che hanno cavalcato l’onda lunga di un trend piuttosto diffuso negli States, dove sono una settantina i birrifici artigianali che, seguendo l’esempio del pioniere Oskar Blues (Dale’s Pale Ale lanciata nel 2002), propongono oggi i loro prodotti anche in lattina. Nel panorama nostrano – nonostante la sede svizzera – doveroso invece ricordare il progetto Bad Attitude, che per primo ha avuto il merito di sollevare l’attenzione a riguardo.Maggiore è invece la difesa dagli sbalzi termici, a cui l’alluminio è più sensibile: utile perché in caso di emergenza rinfresca più rapidamente, ma altrettanto rapidamente è portato a scaldarsi, e ciò non è certo un bene per la birra.

Bottiglia o lattina dunque? La querelle, lo avevamo anticipato, è più che mai aperta. La lattina sembra mettere sul piatto della bilancia maggiore praticità logistica e protezione; il vetro si porta in un dote un fascino e un’estetica irraggiungibili da un pezzo di latta, anche se l’abito non dovrebbe fare il monaco. O forse sì?

 

campbell'sNascita della lattina
Nel corso della storia l’uomo ha dimostrato inventiva nel ricercare procedimenti e metodi per la conservazione degli alimenti: dal pesce sotto sale degli antichi Egizi; fino ai contenitori di terracotta interrati che i Romani usavano per preservare legumi e cereali. La primordiale lattina fa la sua comparsa nei primi anni dell’ottocento quando la necessità di trasportare grandi scorte alimentari costrinse Napoleone a premiare chiunque avesse risolto il problema della conservazione. I 12.000 franchi del premio se li aggiudicò il cuoco parigino Nicholas Appert, che nel 1809 inventò un procedimento per uccidere i fermenti riscaldando gli alimenti e poi sigillandoli sotto vuoto. Successivamente la lattina venne prodotta per la British Army, e nel 1901 il brevetto venne acquistato dalla American Can Company, che raggiunse il monopolio della produzione negli Stati Uniti. In breve tempo è divenuta uno strumento comune in tutte le dispense, fino ad essere innalzata ad oggetto di culto della Pop Art da Andy Wharol con l’opera Champbell’s Soup Can.

 

Articolo estratto dal numero 2 di Fermento Birra Magazine