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Le migliori birrerie di Firenze: Oltrarno

Se siete a Firenze e avete la birra come bussola sicuramente vi troverete a superare l’Arno in direzione Oltrarno, dove troverete movida e bevute degne di nota. Una volta superato Ponte Vecchio costeggiando il fiume fino ad arrivare a Ponte alla Carraia, troverete le insegne del One Eyed Jack, birreria che festeggia dieci anni, ben riconoscibile per le tonalità nere e rosse e un aria vissuta e autentica. Oggi da pub indipendente ha trovato nuova linfa grazie ad un offerta affidata a marchi come Stone, De La Senne e al livornese Piccolo Birrificio Clandestino.

Proseguendo puntiamo al cuore di Santo Spirito: l’ampia piazza prospiciente la facciata della chiesa è frequentata tutto l’anno da stranieri e residenti e si anima al calar del sole di musica, chiacchiere e tintinnio di bicchieri. Poco distante, in via de’ Serragli, entriamo nella circoscrizione Archea, fin dal 2012 punto di riferimento imprescindibile per chi vuole bere bene a Firenze. Sotto la guida attenta dei due publican Giulio Gori e Carmine Peluso, il locale ha consolidato negli anni la propria reputazione basata su cura del servizio (c’è anche una cella refrigerata per lo stoccaggio), attenzione alla qualità e scelta oculata nella galassia delle etichette. L’impianto si è nel tempo evoluto in termini numerici, da 6 alle attuali 16 vie e ospita i grandi nomi della scena brassicola nazionale e internazionale, affiancati da tre ricette realizzate con il nome Archea (oggi troviamo Ipa, Black Ipa e Golden Honey Ale) e dall’immancabile e ottima Serial Keller di Lariano. La scelta delle birre in bottiglia, comprese qualche vintage, la realizzazione di appuntamenti dedicati, sono bonus che rafforzano l’immagine di un pub di razza, dove ogni desiderio può essere soddisfatto, in un contesto informale, accogliente e spensierato.

Con una spiccata attenzione all’offerta culinaria ma con la medesima filosofia nella scelta del bancone, troviamo poco distante Pint of View, un progetto audace sviluppato dagli stessi soci dell’Archea e seguito in prima persona da Antony Petti che ha lasciato il pub dopo l’apertura nel 2017. Spazi raffinati e moderni, cura nei dettagli, tap list da 12 referenze sempre aggiornata e al passo coi tempi, e un menu gustoso e ricercato con influenze asiatiche, ma del resto ai fornelli troviamo la sudcoreana Yeijin Ha. Se alla formula birraria, che può essere considerata una costola di Archea, si aggiunge anche l’incursione nel mondo dei miscelati e dei cocktails, interconnessi con i due mondi della birra e del cibo, ecco che emerge un quadro non convenzionale. Sicuramente si tratta di un approccio che rompe gli schemi della classica proposta fiorentina, e proprio per questo capace di entrare in un territorio non ancora esplorato che proietta la scena gigliata verso panorami più internazionali. 

Spostiamoci adesso in un quartiere storico, San Frediano, un tempo abitato da operai e dalle povere e belle ragazze descritte da Vasco Pratolini, questo angolo del centro offre al visitatore una piacevole passeggiata al riparo dei consueti circuiti del turismo, tra botteghe di artigiani e nuovi locali di tendenza. Una prima pinta può essere scolata al bancone del Black Lodge, in piazza del Tiratoio. La gestione è molto attiva nell’organizzazione di eventi musicali, dj set, serate a tema: non solo birra, quindi, anche se le spine offrono valide opzioni agli appassionati, con una prevalente produzione artigianale italiana oltre alle immancabili alternative dall’estero.

A poche centinaia di metri di distanza, oltrepassando la Porta di guardia al Borgo, troviamo in via Pisana una tappa obbligata per chi ama la buona birra artigianale. Il Diorama apre i battenti nel 2014 in un piccolo locale arredato con gusto moderno, dove i pochi tavoli e un piccolo bancone, se da una parte possono essere un limite nelle serate clou, dall’altra creano un contesto intimo di condivisione, merce rara in Firenze. Dietro alle spine troviamo Alessandro Marucelli, capace anfitrione, a manovrare un impianto a sei vie dove oltre alla Rothaus Pils e alla Saison Dupont sempre fisse in linea si alternano creazioni artigianali di birrifici italiani e stranieri. Daniele Bertelli, in cucina, e Irene Bigagli divisa tra bancone e retrovie, assicurano un’esperienza gastronomica eclettica e ben eseguita, che spazia dal patrimonio della tradizione toscana, quinto quarto incluso – immancabile il lampredotto alla cacciatora – fino a suggestioni giapponesi, ramen su tutti, senza dimenticare le offerte classiche da pub. A Daniele spetta anche il compito di tenere viva l’attenzione realizzando appuntamenti con birrai rinomati e giovani promesse, e selezionando etichette dal panorama nazionale e internazionale che finiscono nei due frigoriferi: pieni di sour uno e di novità e cavalli di battaglia, sia in lattina che in bottiglia, l’altro. Per chi desidera pernottare il Diorama dispone anche di un grazioso b&b a pochi metri dal locale.