La prima volta non si scorda mai

Fine anni Settanta, sabato mattina. La svolta è in agguato in uno spaccio aziendale dove, ignaro, entravo di tanto in tanto a comprare panettoni milanesi storti, buoni come quelli dritti ma che costavano la metà (eravamo pur sempre una famiglia ligure in esilio). Vedo un angolo da poco creato dedicato a delle “delikatessen” provenienti principalmente dalla Francia e dal Regno Unito, con fois gras, champagne, biscotti, dolciumi e alcune birre inglesi. Attratto da una bottiglia di birra, tale Windsor Ale, me la porto a casa e me la tengo per il giorno dopo (una volta pranzavo a casa alla domenica, bei tempi..).

Entrai e, al posto dei soliti titolari, un taciturno e scontroso barista e la sua bella ma insipida moglie bionda, vidi una vecchia ossuta (sembrava la Teresa dei Legnanesi) che brontola. La avvisai che avrei dato un’occhiata alle birre per poi comprarne, ma lei mi disse: “fai pure, poi dimmi tu il prezzo perché mio genero, il professore (detto con ironia) mi ha spiegato tutto per ore e ore ma io non ho capito niente, guarda un po’ se alla mia età devo tornare a scuola”. Non l’avesse mai fatto! La mia riconosciuta onestà mi abbandonò per una ventina di fatidici minuti e mi portai via, a prezzo delle Dreher, due borse di plastica con una trentina di birre raccolte, tra le altre, nella separata area “da collezione”, come diceva il cartello apposto dal “professore”.
La mia prima volta con le birre belghe fu amore a prima vista. Avvenne a Parigi nel beer shop “La Cave de Gambrinus” in rue des Blanc-Manteaux, dietro l’angolo di Rue des Archives, vicino all’Hotel de Ville. In Italia era più dura ma me la sapevo cavare. Effettuavo sistematicamente sempre più frequenti puntate a Torino all’enoteca Danilo, angolo via Berthollet e via Goito, dove pescavo birre mai viste prima, la maggior parte delle quali si presentavano in irresistibili bottiglie da 75 cl col tappo di sughero, mentre da Woodstock in via Ludovico il Moro a Milano facevo incetta di Faro Lindemans, per il quale presi una cotta tremenda e che oggi non berrei nemmeno sotto tortura. Il resto è storia più recente con interviste, articoli, libri, eventi e viaggi. Una storia cominciata col libro del Maestro comprato con lo sconto, a fine anni Settanta, nella libreria dove lavoravo sotto le feste natalizie e la scoperta, prima iconografica e poi “carnale” delle “wild beers”, che segnò per sempre la mia esistenza.
Articolo estratto dal nr 7 di Fermento Birra Magazine




I ricordi sono molto lontani, e le situazioni sicuramente non ci hanno aiutato.
Mi fa piacere avere “un parente” importante nel mondo della birra.
Vedendo le foto faccio fatica a ricordarti, ti ricordo molto meglio barbuto (anni 70/80??)
ma la somiglianza con tuo papà penso sia evidente.
Se può farti piacere, e se ti capita di essere in zona, ho aperto da ca. 8 mesi un locale in corso di porta romana 54, una drogheria con cucina aperta dalle 10 alle 22 senza interruzioni, dove acquistiamo, utilizziamo e vendiamo solo e solamente prodotti italiani di qualità.
Potremo pensare di organizzare qualcosa insieme inerente alla tua immensa esperienza nel mondo della birra.
Ci terrei molto.
Ah dimenticavo, sono Alberto Menato figlio di zio Marino