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La hit parade delle birre più strane al mondo

Quando abbiamo iniziato a scrivere questo post non sapevamo certo a cosa saremo andati incontro: scavando nel web si trovano dei prodotti al limite della fantascienza che oltrepassano qualsiasi confine dettato dal buon senso, oltre che ovviamente dal buon gusto. Il filo conduttore che unisce le birre elencate è quello di avere ingredienti bizzarri che sono realmente finiti nei tini dei birrifici sparsi per il globo, anche se oneri e onori vanno soprattutto agli Stati Uniti. E se la presentazione vi sembra eccessiva, riparliamone quando avrete terminato la lettura di questa passerella. Attenzione: la lettura è fortemente sconsigliata ad animalisti e ai difensori del Reinheitsgebot.


Hvalur 2 di Brugghús Steðja (Islanda)
con testicoli di balena

Firmata dalla islandese Brugghús Steðja (da leggere Stedji) di Borgarnes prevede tra gli ingredienti, testicoli di balena affumicati su fiamma alimentata di sterco di pecora. All’assaggio, peraltro, l’ingrediente protagonista non risulta invasivo (per fortuna) e i molti che l’hanno provata raccontano di una ben strutturata Smoked Amber Ale di 5,2° alc. Il segreto sta nel superare il blocco psicologico che il testicolo di balena può suscitare al bevitore più sensibile e la foto di seguito, birraio compreso, non aiutano di certo nell’intento.

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Squid Ink di Pacific Brewing Laboratory (USA)
con nero di seppia

Come si sa le IPA in versione americana sono onnipresenti nel moderno mondo della birra artigianale e qualcuno ha pensato bene di andare oltre i profumi di frutta tropicale e le note resinose. La Squid Ink è infatti una Black Ipa di 7° alc. dove il colore non è dato tanto dall’utilizzo di malti tostati, ma… dal nero di seppia! Viene presentata come una West Coast Ipa con leggere salinità marine.

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Mangalitsa Pig Porter di Right Brain Brewery  (USA)
con ossa e testa di Mangalitsa (maiale ungherese)

Sempre dagli Stati Uniti, ma stavolta il luogo del delitto è Traverse City (Michigan), dove viene realizzata una porter con ossa e parti della testa affumicata di suini della razza Mangalica, tipica dell’Europa Balcanica e in specie dell’Ungheria. Al palato? Una Porter al bacon.

mangalitsa

Peanut Butter Raincloud di Foolproof Brewing Company (USA)
con burro di arachidi

Restiamo negli Usa, dove a Pawtucket (Rhode Island) Foolproof mette il proprio sigillo su una Porter, il cui additivo è il burro di noccioline. Una guest star che, alla prova del consumo, risulta ai più prevaricante. Come dire.. una pinta da spalmare!

Beard Beer di Rogue (USA)
con lieviti selvatici ricavati dalla barba del birraio

In una compagine come questa non avrebbe potuto mancare la convocazione per la Beard Beer della premiata scuderia Rogue (Oregon): una Belgian Ale fermentata con cellule di lievito selvatico attecchite tra i filamenti della barba del brewmaster John Maier. Barba che è la stessa dal 1978: nessuna sorpresa quindi, dicono quelli di Newport, che ospiti microorganismi del genere, avendo partecipato, aggrappata al mento del suo proprietario, alle migliaia e migliaia di cotte da lui presiedute. Quando si dice che nelle birre artigianali è possibile trovare qualcosa del proprio creatore..

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Dinos’mores di Color Brewing (USA)
con crema spalmabile al gusto di marshmallow

Spostiamoci a Chicago, dove la Color Brewing ha convocato Amager e  West Lakeview Liquors con l’obiettivo di partorire una Imperial Stout davvero bizzarra. Dall’incontro ne sono usciti vincenti questi ingredienti in più: farina di Graham (una varietà integrale), vaniglia, semi di cacao e crema spalmabile al gusto di marshmallow.

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Saison dell’aragosta di Oxbow Brewing (USA) e Birrificio del Ducato (ITA)
con aragosta

Le aragoste del Maine nel corso del processo produttivo nuotano letteralmente nella birra. Questa produzione decisamente estrema nasce da una oramai consolidata collaborazione tra il birrificio americano Oxbow Brewing e Giovanni Campari, birraio del Birrificio del Ducato. A produrre questa Saison in 3mila bottiglie è il marchio craft del Maine, ma l’idea, come ammette in un’intervista Tim Adams, è del mastro birraio italiano. Le aragoste vengono inserite nel mosto e lasciate a “cuocere”, quindi il carapace viene svuotato della carne, che finisce nella pancia dei produttori, e reinserito in infusione con l’aggiunta di una piccola quantità di sale marino locale. Il risultato, racconta Adams, è una birra ispirata alle Gose con un leggero sentore di aragosta.

aragosta

Rocky Mountain di Wynkoop (Denver)
Ai testicoli di toro

Prendi il toro per le corna? No, parafrasando il proverbio, dovremmo far riferimento a un’altra parte anatomica. Sì, i testicoli, i quali – affettati e arrostiti – vengono aggiunti, alla base di una già robusta Foreign Stout, dando vita alla Rocky Mountain, il cui carattere risulta consistente nella corporatura, teso alle torrefazioni, concluso da note di tostatura energica. Nato da un pesce d’aprile e divenuto realtà dopo le centinaia di richieste arrivate in birrificio. Niente di troppo strano visto che in Colorado i testicoli di toro fritti sono per davvero un apprezzato spuntino.

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Dock Street Walker di Dock Street (USA)
con cervello di capra affumicato

Il filone animal-fetish ci regala un’altra chicca con la Dock Street Walker, american strong ale in edizione limitata realizzata da un birrificio di Philadelphia che ha intuito le potenzialità che poteva esprimere un’aromatizzazione data dal cervello di capra affumicato. Una birra splatter partorita per omaggiare The Walking Dead, serie televisiva a stelle strisce contrassegnata da sangue e parti anatomiche volanti.

 

Voodoo Bacon Maple Ale di Rogue (USA)
con bacon e sciroppo d’acero

Gli americani, è cosa nota, vanno pazzi per il bacon. Non poteva sottrarsi Rogue che con la Voodoo Bacon Maple Ale ripropone la pancetta affumicata, protagonista in dry hopping assieme ad una spruzzatina di sciroppo d’acero, che non guasta mai. Fortunatamente anche gli americani pare non abbiano apprezzato molto l’audace esperimento.

Mamma Mia Pizza Beer di Pizza Beer Company (USA)
con basilico, origano, pomodoro e aglio

Pizza e birra sono un accoppiata vincente, in tutto il mondo, quindi perché non fonderli in un bicchiere? Questo è esattamente quello che Tom e Athena Seefurth hanno pensato nel momento in cui hanno gettato basilico, origano, pomodoro e aglio nel loro tino dando vita ad una birra al gusto pizza. I coraggiosi che l’hanno provata confermano i pregiudizi: birra disgustosa segnata nel retrogusto dal pomodoro e dall’aglio.

 

Big Ass Money Stout di Evil Twin e Lervig Brewery
con pizza surgelata e banconote

Sempre nello stesso filone della pizza, ma con una variante ancora più folle, si inserisce la collaboration beer tra Jeppe Jarnit-Bjergsø di Evil Twin e Mike Murphy di Lervig Brewery (Norvegia), che una volta davanti all’impianto si sono domandati: perché non caratterizzare la birra con un cibo tipico norvegese? Semplice: ci sono circa 5 milioni di persone in Norvegia e circa 40 milioni di pizze surgelate vendute all’anno da una sola nota marca. Ma non si sono fermati, perché hanno pensato bene di rendere ancora più tipica la birra aggiungendo un’altra cosa di cui i norvegesi vanno pazzi: i soldi. Così hanno inserito pizza surgelata durante la bollitura e corone norvegesi al momento del dry-hopping, dando vita ad una imperial stout molto apprezzata, visto che, per fortuna, l’aromatizzazione non emerge all’assaggio.

Beer Geek Brunch Weasel di Mikkeller
Con caffè Kopi Luwak

Anche la beerfirm danese Mikkeller non è da meno a fantasia produttiva, e con la Beer Geek Breakfast ha dato vita ad una serie di etichette che hanno affiancato al caffè altri ingredienti. Rientra di diritto in questa hit parade la Beer Geek Brunch Weasel, prodotta con il caffè Kopi Luwak, che presenta la particolarità di essere ottenuto con i chicchi “lavorati” dalla zibetto delle palme (Luwak), piccolo carnivoro diffuso nell’Asia sud-orientale che provvede a ingerire le bacche del caffè, digerirle parzialmente e poi defecarle. Soltanto allora sono pronte, previa pulizia, per preparare un prodotto molto apprezzato e costoso.

Kono Kuro di Sankt Gallen (Giappone)
con caffè Black Ivory

Modus operandi, quello del Kopi Luwak, orgogliosamente seguito anche dai thailandesi: il procedimento di produzione è pressoché identico, a cambiare è il fornitore e le dimensioni del caldo scrigno da esplorare, trattandosi stavolta di elefanti. Per la cronaca il rapporto di caffè recuperabile è di un chilo ogni trentatré ingeriti e il costo di questa rarità gira oltre i mille dollari il chilo. Un prezioso caffè utilizzato da un birrificio giapponese di Atsugi-shi (Kanagawa) per dar vita ad una Stout sui generis che pare sia andata letteralmente a ruba, alla faccia di chi l’aveva bollata come una birra di m..