Da homebrewer a birraio: in USA si moltiplicano i corsi di formazione
Birra, un settore in cui vale la pena investire. Anche in Italia lo si è capito, ma da noi, si sa, tra una presa d’atto e l’assunzione concreta delle sue conseguenze rischia di trascorrere un tempo assai lungo. E allora ci si ritrova a volgere lo sguardo verso gli Stati Uniti, dove, in materia di pinte si è avanti, molto avanti, soprattutto parlando di formazione intesa anche a valorizzare, con estrema serietà, il capitale di talento contenuto nel giacimento del mondo homebrewers.
A fronte di uno scenario in cui le unità produttive negli Usa hanno raggiunto quota 4300 e dove il consumo è sempre più dettato da esigenze di gusto più specifiche e tipologie molto caratterizzate, i promotori di queste nuova iniziative di apprendimento hanno maturato la convinzione che si debba far incontrare due tendenze in parte convergenti. Da un lato, infatti, per avere successo nel mondo birrario (a differenza di pochi anni fa) non basta più l’inclinazione naturale verso il mestiere; e dall’altro le imprese hanno la necessità di reclutare specialisti promettenti: la competizione è arrivata a livelli tali per cui chi intende assumere non può più permettersi di affidarsi a candidati privi di competenze specifiche.





