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L’identikit del birraio italiano

Non è affatto facile tracciare l’identikit del birraio nel nostro paese dopo venti anni di evoluzione: troppo diverse le figure che animano il nostro mondo per inclinazioni, condizioni e mansioni operative, atteggiamento verso il mercato e l’opinione pubblica di settore. Vediamo dunque, con il sorriso sulle labbra, i principali profili che si sono codificati nel tempo, in una sintetica galleria.

 

IL BIRRAIO TUTTOFARE
Avete presenti le funzioni e le incombenze che si possono avere essendo titolari e birrai di un birrificio artigianale? Ecco, il tuttofare si fa carico di ogni mansione, sviluppando tante ideali braccia quante sono quelle di una piovra per provvedere, nell’arco della giornata, a tutti i compiti che un’azienda brassicola impone: acquista, produci, vendi, pulisci, contabilizza, assolvi gli obblighi di legge, promuovi la tua attività (facendoti vedere in giro e cercando clienti), poi nutriti (se ci entra di farlo) e prenditi cura della famiglia (se ne hai una). Non essendo una divinità, anche se ci si avvicina, tende con la crescita aziendale a ridurre le proprie mansioni delegando ad altri parte del lavoro.

IL BIRRAIO A TEMPO PIENO
È il caso di chi, comunque titolare o contitolare del marchio, ha la fortuna di essere assorbito primariamente dal brassaggio e – talvolta – delle funzioni direttamente collegate (scelte strategiche, partecipazioni ad eventi), avvalendosi di collaboratori o soci per lo svolgimento delle altre attività (amministrazione, rapporti commerciali e così via).

 

IL BIRRAIO DIPENDENTE
Questa figura, sempre più diffusa, può comparire nell’organigramma come gregario o come plenipotenziario della sala cottura, ma anche in questo ultimo caso la sua sovranità si limita a quei confini. Stiamo parlando di un professionista fortemente specializzato al quale l’impresa chiede di mettere a frutto, in modo focalizzato, le sue strette competenze e capacità.

 

IL BIRRAIO COMUNICATORE
Nella sua massima espressione è titolare o contitolare del marchio, ed ha sviluppato a tal punto la struttura organizzativa, da poter affidare in tutto o in gran parte i meccanismi e le procedure a uno staff di collaboratori e dipendenti. Continua ad avere l’ultima parola in sala cottura e nelle scelte strategiche, ma il vero ruolo che rivendica a sé è quello di leader e testimonial, risultando chiari i benefici di tale scelta, in virtù di doti sociali e comunicative conclamate. Onnipresente sui social è quasi sempre fuori birrificio, in viaggio verso l’ennesima collaboration in Scandinavia o verso gli States come invitato in un evento esclusivo.

IL BIRRAIO SENZA IMPIANTO
Titolare di un marchio non proprietario d’impianto (ma quasi sempre con l’intenzione di arrivare un giorno a possederne uno tutto suo), esprime un progetto che è comunque frutto della sua elaborazione in ordine a una serie di aspetti cruciali: grafica, scelta dei “nomi d’arte” del marchio stesso e delle etichette, strategie di promozione e distribuzione, ma soprattutto le ricette (il suo patrimonio immateriale). Per avere il completo controllo della “macchina” aspira, appunto, a dotarsi del sito di produzione, ma fino a quando non avrà raggiunto quel traguardo, dovrà affidare il brassaggio a una struttura contoterzista.

 

IL NON BIRRAIO
Definirlo birraio è scorretto, anche se qualcuno crede di esserlo. Stiamo parlando del beerfirmer ignaro, a volte persino delle ricette: a svilupparle è stato lo stesso contoterzista o un consulente-spot o un collaboratore destinato a rimanere nell’ombra. Lui, il birraio per finta, è spesso qualcuno che ha deciso di investire capitali nella birra artigianale annusando un affare, ma senza avere del prodotto una conoscenza realmente specifica e spesso nemmeno un movente passionale.

 

IL BIRRAIO BEVITORE
Tutto ebbe inizio per depennare la voce costi birra dalla lista della spesa, così da realizzare un sogno: bere birra, la sua birra, fatta a sua immagine e somiglianza. Stiamo parlando di un birraio alla guida solitamente di un realtà produttiva piccola che se ne frega delle dinamiche aziendali, che si accontenta di vendere alle feste circostanti, agli amici e ai locali di zona. Preferisce una vita rilassata, lontano dai riflettori. In fin dei conti… la birra va solo bevuta!

IL BIRRAIO IMPROVVISATO
Un giorno si è trovato senza lavoro, o a deciso di cambiare vita e abbandonare il posto da grigio impiegato e invece di aprire un chioschetto alle Canarie si è ritrovato con un impianto tra le mani, senza più un soldo in tasca e con un mutuo da pagare. Pensava che fare birra fosse cosa semplice, così come venderla, e invece…

 

IL BIRRAIO IMPRENDITORE
Partito come responsabile produzione con il tempo e la crescita del birrificio si è distaccato sempre più dalla sala cottura prendendo in mano le redini aziendali. Dorme con meno serenità rispetto a prima, sogna direttori di banca e funzionari delle dogane, e rimpiange un poco quei giorni in cui spostava malti e la sera si ubriacava spensierato con gli amici. Ma non si può essere nostalgici, si dice fra sé e sé, bisogna correre e ingrandirsi!

 

L’EX BIRRAIO ARTIGIANALE
Nonostante le offese di tutto il mondo della birra artigianale, produttori inclusi, ha realizzato il sogno segreto di molti colleghi: vendere ad una multinazionale. La sua vita di colpo è cambiata a partire dal conto in banca, allo stress ridotto, alla possibilità di veder realizzati i progetti. Chi se ne frega se il birrificio non è più suo, se è un dipendente di un colosso birrario, se non lo invitano più agli eventi che contano, se le sue birre non sono più in quel pub rinomato, se gli appassionati lo etichettano come “venduto”; è convinto di avercela fatta a differenza dei tanti sfigati che ancora combattono con le banche, con i distributori, con i publican, con la burocrazia. A volte si sveglia di soprassalto per colpa di qualche talebano della birra che entrato nei suoi incubi gli ricorda gli ideali traditi in nome del Dio denaro; ma è solo un attimo, un fugace ricordo dei tempi andati.