buskers beer
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Buskers Beer: il birrificio itinerante italiano

I buskers sono artisti di strada, sono attori, giocolieri, comici o mimi che amano esibirsi nelle piazze dove il pubblico non deve pagare un biglietto per godere dello spettacolo, ma, se apprezza, può lasciare un’offerta. Un’attività antica e nobile, in Italia purtroppo non ancora compresa e ingiustamente associata al mendicante invece che all’artista.

Ma nella birra posso esistere gli artisti di strada? Per fare una birra è necessario un impianto, quindi se si vuole essere dei veri buskers/birrai si deve produrre in maniera itinerante, senza mettere radici. Si coinvolge ogni volta un birraio differente che si presta allo spettacolo, ovvero alla realizzazione della ricetta e, una volta che la birra gorgoglia nei fermentatori, si prende lo zaino e si va alla ricerca di un altro birrificio. Ovviamente la birra, unica differenza (difficile purtroppo fare altrimenti..), non è ad offerta libera, ma la si può comprare sia online che in alcuni locali (si veda qui).

Ideatore del progetto Buskers Beer è Mirko Carretta, proprietario del beershop romano Bir&Fud Bottega, sostenuto da Marco Chiossi, che nel 2009 ha aperto a Marino nei Castelli Romani il beershop Ebrius. Una passione vera per la birra, che ha spinto i due a portare avanti un nuovo originale progetto incentrato totalmente sulla collaborazione e sul concetto di birra “zingara”, senza fissa dimora. Non è una novità quella di una birra realizzata in stile jam session. Ricordiamo ad esempio le italiane My Antonia, figlia della collaborazione tra DogFish e Birra del Borgo, o la Sparrow Pit, realizzata a quattro mani dal Birrificio Italiano e dall’inglese Thornbridge.

Bisogna però riconoscere che il progetto “Buskers Beer” si distingue per essere un percorso a lungo termine, per avere un marchio riconoscibile, per una gamma dove ogni bottiglia è realizzata in un birrificio diverso con l’aiuto del birraio di turno. Parlando con Mirko del progetto, si scopre anche una voglia reale di riscoprire quel lato ludico, di piacere, di amicizia che deve accompagnare la produzione e il mondo della birra artigianale. Ecco perché il viaggio verso il birrificio prescelto diventa occasione per incontrare amici, produrre e bere birra insieme. Che non siano parole di circostanza lo si scopre ascoltando i birrai coinvolti e i loro ricordi intrisi di quel piacere di fare la birra assieme ad amici. Uno spirito alla collaborazione che non è venuto meno neanche per la realizzazione della veste grafica delle etichette. Dall’amicizia infatti con l’artista spagnolo Felideus nascono le prime stupende etichette, delle vere tavole in stile buskers.

Ma veniamo alle birre che, altra novità, non saranno prodotte una tantum, ma riprodotte dal birrificio dove è stata realizzata la prima cotta. Per la prima Buskers, Marco e Mirko si sono spostati a Montepulciano, al birrificio toscano L’Olmaia. Con Moreno Ercolani e Massimiliano Roncolini hanno buttato giù la ricetta, o meglio, più correttamente, tanto tanto luppolo nel tino. Un nome importante “Ecstasy of Gold“, tributo alla canzone di Ennio Morricone colonna sonora del cult western “Il buono, il brutto, il cattivo“, per una ale color oro dal naso fresco, accattivante e complesso (soprattutto nella versione in bottiglia) e dall’amaro esplosivo. “Dave” invece è il nome della seconda birra realizzata a Borgo Rose (Rieti), con l’aiuto del birraio Leonardo di Vincenzo, che ancora non abbiamo avuto modo di assaggiare ma che, visto le quantità e le qualità di luppolo versate in ogni fase della produzione, sicuramente si preannuncia un’ambrata di carattere.

Le cotte nei birrifici verranno effettuate con cadenza mensile e già si guarda curiosi, visto il successo del progetto, ai successivi birrai coinvolti. Dopo le tappe nel centro Italia i buskers si spingeranno al nord, nei dintorni di Milano. Faranno visita a novembre a Luigi d’Amelio aka Schigi di ExtraOmnes e poi da Beppe Vento del Bi-du, raddoppiando così la gamma, che si vocifera sarà arricchita da birre meno improntate sui luppoli.