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News dal Belgio: l’occasione persa di (fare) una birra originale

Qualche mese fa, un assaggiatore di birra alle prime armi disse di aver bevuto una birra che si chiamava “Dikkenek Gran Cru”. A dire il vero ero scettico a riguardo. Dunque, “Dikkenek” è un nome che conosco, se ne è sentito parlare tanto – all’incirca per tutto il tempo in cui sono stato in giro ad assaggiare birre –, ma negli ultimi 4-5 anni sembrava sparito dalla circolazione. Per tale motivo non riuscivo a ricordare di aver visto questa birra recentemente. Sarei dovuto essere meno diffidente. Anche se l’aggiunta “Grand Cru” mi faceva venire in mente qualche vecchia bottiglia con l’etichetta mezza rovinata scovata chissà dove, la birra in questione si rivelò in realtà essere un tentativo di sostituzione, di riposizionamento in un mercato di nicchia e in un contesto gastronomico più elevato e “à la mode”, di una precedente creatura della stessa brasseria.

Non molto tempo dopo io stesso trovai quella birra in un famoso pub di Brussels. La prima cosa che mi colpì fu il nome del birrificio, completamente diverso da quelli che ricordavo. Sull’etichetta posta sul collo della bottiglia si leggeva, come prima, il nome della compagnia responsabile della commissione: Steps & Co. di Hasselt. Non ricordavo in realtà quella precisa azienda, ma Hasselt sì. Quindi la Dikkenek era tornata, ma con un nome diverso. Appena la assaggiai, fui colpito da un naso e da un gusto piuttosto speziato. Mi sentii tuttavia deluso, ma non a causa della speziatura: era il tipo ad essere sbagliato, secondo me. Lasciate che vi spieghi.

Come già scrissi sulle pagine di un sito web piuttosto famoso, il primo birrificio in assoluto a produrre questa birra fu, come correttamente ricordavo, il Brewery Martens di Bocholt. Il termine “Dikkenek”, traducibile come “collo spesso”, è un soprannome fiammingo spesso utilizzato per quelle persone che pensano di essere le uniche al mondo, il più delle volte senza la benché minima ragione. E, come tale, è diventato anche un nomignolo affibbiato agli abitanti di questa città piuttosto provinciale, la “capitale” della provincia belga di Limburg (Hasselt, ndt).

La bevanda che si beve a Hasselt, come forse già sapete, è il jenever, l’equivalente fiammingo del gin e della vodka. Il nome dato a questo distillato è lo stesso della pianta le cui bacche sono spesso usate per insaporirlo: il ginepro, Juniperus communis. Non fu insomma una vera e propria sorpresa il fatto che anche un’antica ricetta di birra prevedesse l’utilizzo delle medesime bacche. E, come capita, era proprio questo il suo punto di forza: un sapore molto deciso di ginepro. Adesso direte: “Ma non è forse vero che una speziatura corretta si ha quando il gusto delle spezie non è prevalente, ma amalgamato armoniosamente?”. Ve lo concedo, come regola generale è corretto.

Ma ricordo che in questa birra le cose erano diverse. Il sapore del ginepro è forte, ed è esattamente ciò che rende la birra unica, una novità rinfrescante nel piuttosto insipido panorama delle birre dei nostri giorni. Evidentemente non tutti la pensano così. Come lessi sul sito web, infatti, gli ideatori, un certo Eril Horrix e Steve Stevaert –  adesso governatore della provincia! – trovarono la birra “imbevibile”… Forse stavano scherzando, no?

Comunque andarono altrove e trovarono un birrificio, allora ancora conosciuto come De Smedt in Opwijk, per fare la birra per loro, questa volta ad alta fermentazione. Non scorderò mai la prima volta che ebbi quella versione. Veramente una triste perdita; ancora un’altra birra insulsa, abbastanza in linea con gli altri prodotti di questo birrificio. Comunque sembrava soddisfare i clienti dei famosi pubs di Steve Stevaert. Tuttavia, quando lessi il loro sito, secondo alcuni la birra non andava un gran che. Quando l’orco multinazionale Heineken prese il controllo di De Smedt, ribattezzò il vecchio birrificio BDS Affligem, che si presume non sia del tutto indipendente.

Come vi dicevo prima per alcuni anni questa birra non si è più vista. E ora, Eric Horrix, ha avuto la grande idea di rivolgersi a un piccolo produttore locale con una grande reputazione, Marc Limet, dal birrificio The Kerkom. Ogni assaggiatore che ama il proprio lavoro, avrebbe fatto i salti di gioia per come stavano andando gli eventi. Come si leggeva dal loro sito usavano bacche di ginepro per la ricetta. Marc andava considerato un vincitore, allora.
Beh, non posso dirlo. Non fraintendetemi, questa non è neanche lontanamente un cattiva birra. Il naso fruttato mi ricorda la melagrana acerba, con pepe, coriandolo e aggiunta di corteccia. Il sapore è quello schietto delle spezie forti, che ricordano il legno e piuttosto amare. Nonostante tutto questo continua a mancarmi il mio ginepro…

Dite pure che sono difficile se volete, ma sto pensando in questo caso ad un’occasione persa. Il sito web è chiaro: la nuova Dikkenek è pensata come una birra stile vino, che accompagna capolavori culinari in ampi bicchieri da vino. Non l’ ho provata in questo modo, forse dovrei. Ma alla fine per me la birra è qualcosa che sorseggio al pub, in compagnia dei miei amici. E la giudico in base ai suoi meriti.

Articolo di J.P.