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Amiche per sempre: Saison e farinata di ceci

Un volto, molti nomi diversi. Si scrive – all’anagrafe ufficiale – farinata di ceci, si traduce – nel parlato, di regione in regione, di provincia in provincia – secondo le voci consacrate dal vocabolario locale: fainâ in Liguria,  cecìna a Pisa, torta di ceci a Livorno, fainè nella Sardegna Settentrionale, socca a Nizza, belécauda nell’Alessandrino, ceciata in altre aree della Pianura Padana, fino a Mantova. Quel che conta è che si tratta – al netto delle differenti interpretazioni, relativamente alla consistenza (più cremosa o più compatta) e ai condimenti eventuali – di una torta salata, piuttosto bassa, a base di farina di ceci, impastata con acqua e sale, per poi essere cotta in una teglia di rame precedentemente cosparsa con olio extravergine d’oliva.

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Ricetta povera (ma gustosissima) del repertorio del Centro Italia, può essere consumata in solitaria oppure come complemento di focacce; e garantisce, oltre all’elevata intensità sensoriale (il sale, l’olio, il legume stesso, la possibile spolverata di pepe), un apporto nutrizionale considerevole, sia in proteine, sia in grassi (di nuovo l’extravergine e i ceci). Quanto ai fondamentali organolettici, in vista dell’abbinamento, accanto al contenuto lipidico appena menzionato, occorre tenere d’occhio la sapidità (non di rado spiccata), l’acidità della cottura in teglia oleata, la piccantezza dell’ipotetica (ma frequente) pepatura. Tutti requisiti gustolfattivi che chiamano a sé una birra capace – con acidità, effervescenza e magari alcol – di fronteggiare con efficacia il compito di pulire il cavo orale e di compensare la già citata l’affilatezza acidula del piatto; esprimendo invece toni amaricanti non tanto insistiti da andare in contrasto con le esuberanze poc’anzi elencate del morso. Se poi, a livello aromatico, emergono temi speculari legati all’area delle speziature e del pepe… il matrimonio è servito.

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E allora, capirete come la candidatura all’abbinamento non possa non riguardare una Saison. Preferite il prodotto estero? Ecco a voi, dal Belgio, la Saison De Dottignies De Ranke (5.5 gradi) e la Saison du Meyboom della Brasserie de La Senne (4 gradi). Sostenete il movimento italiano? Dalla Lombardia, abbiamo la Wallonië di Etraomnes o, dall’Emilia, l’Utopia del birrificio Vecchia Orsa.